di Lorenzo Franzetti, fotogallery di Lorenzo De Simone

Torre Faro non aveva mai visto nascere campioni. Pescatori tanti, pronti ogni notte a sfidare Cariddi. E un carrozziere, Salvatore, buona forchetta e un po’ grassottello: per tornare in forma, salì in bicicletta e ne fece una passione. Di famiglia.

Vincenzo Nibali da bambino (foto Famiglia Nibali)

Vincenzo Nibali da bambino (foto Famiglia Nibali)

Vincenzo, bimbo dagli occhi vispi, era alto un metro e mezza mela, quando vide che il padre, la domenica mattina, se ne andava via pedalando. E lo rivedeva tornare più felice di prima: stanco, ma felice. «Ci voglio venire anch’io, la prossima volta». In sella a una bmx, «fai girar le gambe Vincé». Mamma Giovanna era tutta un sospiro, per quel bambino: «Un tantino monello, con l’argento vivo addosso. La bici era un mezzo per stancarlo, per farlo calmare un po’», ricorda lei amorevolmente.

Vincenzino e il gelato (foto Famiglia Nibali)

Vincenzino e il gelato (foto Famiglia Nibali)

Papà Salvatore in bici, per dimagrire. Vincé con lui, per sfogare una vivacità da cucciolo. A far girar le gambe, a impennare. Messina è fin troppo piccola per due che hanno voglia di pedalare. Chi non teme a fatica si ritrova a costeggiare il mare, fuori città, a farsi avvolgere dall’odore del salmastro, a farsi portare dal vento: sempre in bici. «La mia passione è nata più o meno nata così, seguendo papà», ricorda Vincenzo. Che ora, su Twitter scrive «orgoglioso di essere siciliano, sempre». Da bambino l’avrebbe scritto sui muri della scuola, tanto per fare arrabbiare la bidella.

 

Potete leggere l’intera intervista di Lorenzo Franzetti, Nibali e la campagna d’Italia. Da Messina alle Alpi: l’Italia in salita di Vincenzo Nibali, sulle pagine di cycle! 3, che potete acquistare in queste librerie, oppure sugli internet bookshop (amazon, ibs).

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