blancDi Lorenzo Franzetti, da Bardonecchia

Bruno Blanc mostra una lastra di zinco con una sua incisione: autoritratto in bicicletta

Bruno Blanc mostra una lastra di zinco con una sua incisione: autoritratto in bicicletta

«L’inverno sembra non finire. Anche stavolta il Giro non porta primavera». Bruno Blanc intaglia un’insegna per il paese, la sua Bardonecchia. L’artista del legno si presta anche a lavori semplici: «Perché trovo giusto così. Il legno è anche un materiale umile». E ricorda il ciclismo a Bardonecchia, quello che ha visto con i propri occhi: «La tappa negli anni Ottanta, con mio figlio piccolo, in una giornata da lupi, come quella di oggi».

Oggi Bruno Blanc si riappacifica col ciclismo…«Era la grandissima passione di mio padre, lui avrebbe voluto che io facessi il ciclismo. Era quasi un’ossessione: ed io, per reazione, decisi di fare tiro con l’arco e scherma. Ma il ciclismo è qualcosa che, di fatto, mi ha sempre suscitato un certo affetto: soprattutto ora, proprio per affetto nei confronti di mio padre.

I Blanc, la famiglia più antica di Bardonecchia… «I miei antenati erano di origine ebrea, si rifugiarono qui già nel Seicento. Una località provenzale: fino a qualche secolo fa, qui eravamo il Sud del Delfinato, poi Savoia, poi Italia. E anche il nome Bardonecchia è una storpiatura all’italiana… La leggenda lo fa risalire ai bardotti, a un bardotto caduto in un burrone, il bardotto che era il mezzo dell’antico commercio di questa zona.  In realtà il nome Bardonecchia è forse un adattamento italiano di un termine provenzale che indica una fortificazione, che in effetti qui c’era».

Bruno Blanc porta avanti un’antica tradizione…«L’arte del legno qui è parte della storia del luogo, la tradizione dell’intaglio, soprattutto di simboli come il melograno, l’uva, il mandorlo, frutti che qui non vengono coltivati, ma che hanno un antico significato».

E la bici? «La bici a Bardonecchia oggi è la sorella dello sci di fondo. Nel senso che è l’attività estiva che si abbina al fondo in inverno. Quando, un po’ di anni fa, arrivarono le prime mountainbike a Bardonecchia sembravano così strane…. Qui, però, la bici è stata soprattutto uno strumento di lavoro, anche se da queste parti c’era poca pianura. Il ciclismo su strada non ci è passato molto volte da qui».

Legno di larice per un'insegna: il legno preferito da Bruno Blanc

Legno di larice per un’insegna: il legno preferito da Bruno Blanc

Bruno Blanc è un ciclista “sfuggito” al destino voluto dal padre, oggi è un cultore della valle e della sua storia… «E anche la bici ha le sue pagine scritte qui… Pagine scritte da persone umili: io mi ricordo, in modo indelebile, il signor Vallory. Personaggio molto noto nel dopoguerra: e lo vedevi sempre e solo con una bicicletta accanto. Era un commerciante di vini e con la sua bici, pesantissima e robustissima, girava i paesi della zona trasportando damigiane o casse di vino. E poi, è storia personale, come ho detto: storia di una passione trasmessa dai padri e da mio padre. Mi padre era coppiano, anzi era quasi Coppi: nel senso che aveva un naso lungo, praticamente uguale a quello di Fausto».

Nibali, un lampo rosa davanti alla bottega di Bruno Blanc

Nibali, un lampo rosa davanti alla bottega di Bruno Blanc

E Nibali? «Mi piace, lo seguo con curiosità. Soprattutto perché arriva dalla Sicilia, regione non di grande tradizione ciclistica. Insomma, anche l’Italia cambia: non ci sono più solo campioni friulani, veneti, lombardi, romagnoli, toscani e piemontesi».

Intaglia soprattutto il pino cembro, Bruno Blanc, ma l’albero che gli ricorda i ciclisti è il larice: «Credo che i ciclisti somiglino ai larici. Perché il larice è un albero sociale, ma sfida gli dei e le montagne, s’inerpica nei luoghi più incredibili, sotto il cielo. Sì, i ciclisti sono larici, come i larici sono gregari e attaccanti audaci. Il larice è tenace, si carica di fulmini, ma non si arrende mai».

Passa la corsa, fiori dalla bottega piove: Bruno lavora e intaglia, Alza appena lo sguarda e vede una macchia rosa, in un gruppo cupo e fradicio… «Eccolo, Nibali».

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