di Gino Cervi

Serra San Bruno,
7 maggio 2013,
quarta tappa
Policastro Bussentino-Serra San Bruno

 A dispetto della pioggia battente, il finale è stato infuocato. E non poteva essere altrimenti. I maccaruni si erano, com’era prevedibile, accompagnati ai sapori forti dei ragù di capra o di maiale, rosseggianti di generoso peperoncino. Ma la squadra dei rascatill, rigorosamente fatti a mano e tutti diversi uno dall’altro – a duj dit’ fino a gott’dit’– , non mollavano le ruote dei fratelli maggiori di pasta. Quelli della pasta a lu furn’ puntavano a un arrivo in gruppo, compatti e incasciati, tra purpett’ e uova sode, caciocavallo e mulignan’ fritt’.

Ma anche i secondi non volevano esserlo al traguardo: e cominciarono a darsi da fare. Le frittole, le tenere cotenne di maiale, scontarono in salita la sorte di essere cotte nel grasso di se medesime; le mazzacorde, le budelline di agnello accompagnate da cuore, milza, polmone, che molti a torto schivano, si gettarono a capofitto nei tunnel che rendevano avventurosi gli ultimi chilometri: tunnel nei tunnel. Il pesce stocco chiese alleanza ora ai funghi, ora ai fagioli.

Anche i contorni vollero per una volta essere protagonisti: patate impacchiuse tentarono il contropiede sotto lo striscione dell’ultimo chilometro, inseguite dai pipi fritti. Ma al momento decisivo, lo scatto vincente lo piazzò la ‘nduja, che s’insaccò in un budello cieco, si affumicò nei fumi della volata e infine trovò la fetta di pane giusta su cui spalmarsi e vincere a mani alzate.

'Nduja (da www.nduja.biz)

‘Nduja (da www.nduja.biz)

 

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