di Federico Del Prete, foto di Lorenzo De Simone

Diecimila persone da tutta Italia hanno mostrato come sarà il futuro della mobilità nelle aree urbane, un futuro fatto delle tre P di questa manifestazione: Pedali, Pedoni e Pendolari per cambiare strada rispetto alle politiche che favoriscono le grandi opere piuttosto che la mobilità urbana. È stata una bellissima giornata di sole e di idee. Provo a raccontarla.

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Mobilità a misura… Duomo

Piazza Duca D’Aosta, ore 15

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A Pirellò, fatte ‘na sgambata!

La piazza si è riempita in nemmeno mezz’ora, ma con il ritardo sufficiente a far venire un coccolone agli organizzatori. La tensione si è sciolta quando si è capito che il numero dei partecipanti sarebbe stato all’altezza delle aspettative. I ciclisti sono i primi ad arrivare, le biciclette popolano la piazza. Un altoparlante scandisce poi gli arrivi delle oltre cento associazioni che arrivano da tutta Italia. Chiedono maggiori investimenti a favore della mobilità nelle aree metropolitane, dove si muove l’ottanta per cento della domanda di trasporto, piuttosto che per le grandi infrastrutture che muovono solo il venti per cento dei cittadini. Si chiede un’altra velocità, sia nei budget che nelle strategie.
Fabio Lopez Nuñes, direttore Progetto Ciclabilità, Comune di Milano: «È importante che ci siano queste iniziative, perché la gente capisca che si può godere delle città senza usare le automobili ed usando invece la testa.»
Il parterre è quello delle grandi occasioni. Attivisti, politici locali e nazionali (pochi, in verità), bambini, i dirigenti delle associazioni coinvolte, le identità virtuali dei profili social più famosi che finalmente vedi in carne e ossa. Fa caldo, il sole arriva dappertutto, una brezza leggera ma insistente ricorda il resto del paese, piuttosto che questa città inquinata e congestionata. La voce di Milano oggi è diversa, più colorata. Moltissime biciclette, ovunque. Una bambina mi regala una spilletta con il logo delle zone 30. Telefonini levati in aria filmano, fotografano, si fotografano tra loro oppure twittano al riparo dalla luce solare. Alla fine, visto che non ci si sta più, la testa del corteo inizia a muoversi dalla piazza.
Eugenio Galli, Presidente, Fiab Milano Ciclobby: «Speriamo che da questa piazza anche il governo nazionale capisca che è arrivato il momento di cambiare strada dando spazio a ciò che non si è fatto in questi anni per la mobilità sostenibile.»
Una voce mi saluta. Non lo riconosco. Mi dice: «Sono arrivato da Torino in bicicletta». Un gruppo di dieci persone posa per una fotografia. Il fotografo: «Dite… Futuro!» (click). Coro di manifestanti: «Rete mobilità, il futuro sarà».

 

Via Vittor Pisani

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Maran, ciclista rosso (almeno per la maglia, va…)

In testa al corteo i poliziotti e i carabinieri appiedati chiacchierano tra loro. Seguono i pattinatori, poi i ciclisti con le bici condotte a mano. Un sound system a pedali manda musica jazz. C’è un disabile in carrozzella spinto da un’amico. Le biciclette sono di tutti i tipi, ma proprio tutti. La musica cambia, adesso è tecno. La grande strada che parte dalla stazione ferroviaria è piena di manifestanti dal principio alla fine. Una scritta su un carretto a pedali: «Benvenuti a Inferocity».
Pierfrancesco Maran
, assessore ai trasporti, comune di Milano: «È una manifestazione importante per Milano, e per tutte le città che stanno cambiando in chiave sostenibile la propria mobilità. Il disastro del trasporto pubblico locale italiano è il riflesso di una politica nazionale assente su questi temi».


Bastioni di Porta Venezia

Sto facendo caso a come sarebbe la città senza la congestione del traffico. Questa è una strada normalmente percorsa da traffico molto, troppo veloce. Ma adesso si vedono solo ciclisti e pedoni che vanno fianco a fianco, parlando tra loro.
Pietro Pileri, progetto ciclovia nazionale VenTo, Politecnico di Milano: «La giornata di oggi è una giornata per il futuro; siamo in manifestazione per vedere il futuro».
Due skateboarder guardano sfilare il corteo. Mi avvicino. Uno è milanese, l’altro toscano ma vive a Londra dove sta concludendo un dottorato di ricerca. Mi dicono che Milano sarebbe perfetta per muoversi in skateboard, è piccola e piatta. Mi dicono che a Barcellona è un veicolo molto diffuso. Vanno via serpeggiando eleganti.
Paolo Pinzuti, attivista, Salvaiciclisti: «Sarebbe anche il caso che il ministero dei trasporti iniziasse ad occuparsi della ciclabilità nelle aree metropolitane, perché la bicicletta non è solo un attrezzo sportivo ma un veicolo per la mobilità individuale.»

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Il contaciclisti in corso Venezia.


Corso Venezia

Corso Venezia è ancora più bello dei Bastioni da cui arriviamo, provate a passare di qui durante un giorno qualsiasi. Per parlare bisogna urlare, le motociclette con lo scarico aperto che passano velocissime stridono con la via elegante e le cancellate del parco. Adesso, le registrazioni che sto raccogliendo con il telefonino sono pulitissime. Le ciclabili fatte costruire da Letizia Moratti prima di eclissarsi sono deserte, le colonnine contaciclisti in stile Copenhagen installate invece dalla nuova amministrazione non stanno contando nessuno. Mi viene in mente uno slogan dell’attivismo più recente: «Ogni strada è una pista ciclabile».
Damiano Di Simine, responsabile Legambiente per la Lombardia: «È un grande successo per una manifestazione sviluppata così, a freddo, in una stagione non particolarmente favorevole. È l’occasione buona per dire che è nata la rete per la mobilità nuova, è nato un diverso modo di pensare la mobilità liberandosi dalla schiavitù dell’automobile».
Coro dei manifestanti: «Zona pedonale – su Corso Buenos Aires!». Il corso è stato vietato dalla questura alla manifestazione per problemi di ordine pubblico. Arriva di buon passo un camminatore con bastoncini da trekking. C’è una Fiat 500 Abarth 595 Turismo, nera, parcheggiata in doppia fila con le quattro frecce accese, annegata nel flusso del corteo. Tutte le carreggiate del corso sono stracolme di cittadini, non ho ancora dei dati ma sembra che dalla partenza il serpentone si sia allungato. Tutti parlano tra loro dei rispettivi vissuti di mobilità quotidiana, di percorsi o di discussioni con automobilisti distratti. Si sente una sirena, c’è qualcosa che arriva veloce alle nostre spalle. È un’ambulanza. Non ho mai visto un’ambulanza passare così velocemente in mezzo al traffico di una via.
Maria Berrini, Agenzia Mobilità Ambiente Territorio, Comune di Milano: «Bisogna cambiare modo di muoversi nelle città andando a piedi, in bicicletta e con i mezzi pubblici che è la cosa più bella e intelligente che si possa fare. Quindi bisogna investire lì: politica, decisioni, entusiasmo, attenzione».
Stefano Gerosa di Fiab mi racconta di quando organizzava le prime bicifestazioni a Verona negli anni Ottanta, ed un suo amico lo metteva in guarda, ironico: «Attenzione che ti arrivano i picchiatori dell’ACI». Che poi l’ACI, in quella città, ha dato prova di correttezza nel rapporto con i ciclisti in iniziative comuni. È vero: ma oggi è stato invitato, l’ACI?
Coro dei manifestanti: «Pedoni – pedoni – non state lì a guardare – questa aria – non si può respirare». Ma i pedoni stanno a guardare.


Piazza S. Babila

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Sanbabilini a pedali: il segno dei tempi

La piazza fila via liscia. Arriva la notizia che la testa del corteo è già in Duomo. Siamo 10.000. faccio un pezzo di strada con Simone Dini, il portavoce della rete per la mobilità nuova, mentre porta a mano la sua inseparabile scatto fisso. Ci guardiamo intorno e alle spalle per vedere quanta gente segue. Ed è tanta. Evidentemente la sensibilità delle persone inizia ad accogliere in modo pratico, politico i temi della mobilità, come tutti i giorni fronteggia le difficoltà dei propri spostamenti, mi dice Simone.


Piazza Fontana

La piazza è una strettoia. Da tempo la raccomandazione di portare a mano le biciclette è stata ignorata, ma qui si fa fatica sia pedalare che a camminare. Il Duomo è in vista. Siamo vicino ad una zona pedonale, e si sente. Qualcuno venuto da fuori città ricorda la strage nella banca che ci sfila accanto. Sulla facciata del triste edificio il nome non è cambiato, da allora.
Alberto Fiorillo, responsabile aree metropolitane, Legambiente: «La mobilità nuova investe sulle persone, la mobilità vecchia investe le persone».

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Alla prossima, mettiamo in bici anche Vittorio Emanuele!

Piazza Duomo

Entrati nella piazza ci accoglie, come in modo diverso, il sole che ha accompagnato tutta la manifestazione dall’inizio. Si cerca un approdo abbastanza ampio per tutti nella piazza. I turisti sbigottiscono alla vista di tutte quelle biciclette. Le troupe televisive continuano a cercare immagini di colore: «Quello con le corna!», indica il giornalista all’operatore. C’è un tizio con un’acconciatura da vichingo, con le corna appunto, con una specie di orchestra a pedali. Gi chiedo perché le corna, aspettandomi che sia per richiamare la scandinavia terra di biciclette, ma con accento gallico mi dice: «Non so, era prima cosa che avevo per mano quando sono uscito». Mi rendo conto che è un’acconciatura da Obelix.
Giulietta Pagliaccio, presidente nazionale Fiab: «Vedere così tanta gente in bicicletta e a piedi ha un suo significato: la politica dovrebbe cominciare a capire che c’è gente pronta al cambiamento. Noi questo cambiamento verso una mobilità nuova lo pretendiamo».
Inizialmente si pensava di non far parlare nessuno al pubblico, ma i principali esponenti delle associazioni sono incoraggiati dal risultato a buttare giù qualche idea alla piazza. Il portavoce coordinamento no TEM, contro la Tangenziale Est Esterna di Milano raccoglie molti applausi. Uno strano flash mob proprio davanti alle porte del Duomo coglie di sorpresa tutti. Una ventina di persone alza dei cartelli con su scritto “Onestà”, “Gentilezza”, Amore”, Rispetto”. Ma non sappiamo di che si tratta. Gli interventi riprendono, finché un grande applauso chiude la manifestazione. Sono le 17.
Ma i ciclisti fremono, bisogna roprendersi Corso Buenos Aires, la via commerciale appena ristrutturata senza prevedere nessuna infrastruttura ciclabile, ed oggi negata al percorso della manifestazione. Per motivi di ordine pubblico. Una strada intasata di traffico e satura di gas nocivi evidentemente non crea problemi di ordine pubblico. È il sabato del villaggio che va tutelato? Vedendoci lì che ci ammassiamo un commissario di polizia in borghese mi si avvicina con la radio pigolante: «Non è che avete in programma di fare un’altro corteo, vero? No, è tanto per sapere, sa com’è». Lo rassicuro dicendo che andiamo solo a fare un giretto, così. Siamo solo un migliaio di ciclisti. Lui tira una profonda boccata da una sigaretta elettronica. Passa un signore altissimo in abito formale, su una bicicletta pieghevole piccolissima. La cravatta svolazza mentre ci guarda con sufficienza, noi in attesa di partire per la nostra critical mass. Per lui la mobilità nuova è cominciata da tempo.

 

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