di Gino Cervi

Napoli, 4 maggio 2013
Prima tappa
Napoli-Napoli, 130 km

napoli pre giroPizza, tutti dicevano pizza. Irresistibile pizza. I bookmaker avevano addirittura sospeso le quote. Tutti già la vedevano sfrecciare di gran lunga prima sel traguardo del Lungomare Caracciolo, da vera regina dei cibi di strada. A Napoli poi quella strada non poteva che essere sua. C’era d’altronde un’intera squadra al servizio di quel suo formidabile spunto veloce, da ultimo chilometro, quando appena fuori dal forno a legna del gruppo avrebbe sprigionato quella semplice quando inconfondibile fragranza. Si sarebbe piegata in quattro, a fazzoletto, o a portafoglio, e avrebbe trovato la sua sublimazione in vista dello striscione del traguardo, in un trionfo collettivo d’acquolina in bocca.

Negli ultimi chilometri del circuito cittadino di Napoli, da via Mergellina, viale Gramsci, via Dhorn, e prima di fare dietro front per sul Lungomare Nazario Sauro, quando quasi si era ormai in vista di Castel dell’Ovo, ci avevano pensato i fedeli gregari, zeppole e crocché, panzarotti e scagliozzuoli, a fare alta l’andatura, impastellando per bene il gruppo tenendolo compatto. Al triangolo rosso dell’ultimo chilometro, sarebbe toccato infine alla mozzarella portare in carrozza la pizza capitana alla stoccata vincente dello sprint.

A prendere il largo dal gruppo, all’ombra di Castel dell’Ovo, ci aveva provato la frittata di maccheroni, ma il buco erano andate a chiuderlo le pizze fritte: una chicchinese, guizzante come un’acciuga e con la maglia verde scarola, e una montanara, dallo scatto asciutto e senza ripieno, le si erano lanciate prontamente alle calcagna, fino ad annullare lo scatto della frittata.

napoli pre giroAgli 800 metri, un tarallo ‘nzogna e pepe cercò di farsi largo sul lato sinistro, ma il malandrino brandello di tentacolo d’o’ bror’e purpo lo strinse verso transenne. Sul lato opposto della strada, la carnecotta provò a scivolare via furtiva su una fresella, ma ai 600 metri aveva finito le sue già sfatte energie. Ai 500 metri l’ultimo vagone del treno delle paste cresciute, l’acrobatica parigina, si scostò per fare strada a lei, alla regina.

Ai 300 metri Margherita comparve sola in testa al gruppo, bianca e rossa che pareva il tricolore, con le foglioline verdi di basilico che volavano via nel vento della volata. Fu in quel preciso istante che Sua Maestà la pizza si vide affiancata e di soppiatto rimontata da ‘o per da una parte e da ‘o muss dall’altra. Il primo a destra, e il secondo a sinistra, oppure l’incontrario, anche perché ‘o per’ e ‘o muss, nella teologia partenopea dei cibi di strada sono consustanziati, come il Padre e il Figlio ma senza lo Spirito Santo.

napoli pre giroA vedersi sorpassata così, come uno schizzo di limone in un occhio, la Margherità sbiancò nella più scipita focaccia. La giuria e il photofinish ebbero un bel daffare a venire a capo di chi avesse, tra ‘o per e ‘o muss, tagliato per primo la linea del traguardo. Ma poi convennero, per il teologico assioma sopraccitato, che fosse inutile e assegnarono a entrambi la vittoria ex aequo.

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