Foto di Matteo Cappè

Foto di Matteo Cappè

La declinazione più wild del ciclismo sta diventando un vero e proprio “cult”. Ecco l’Enduro, brividi nella natura più autentica: una gara sì, ma soprattutto tante emozioni che vanno oltre l’agonismo. A Punta Ala, in Toscana, in un contesto ambientale e paesaggistico meraviglioso, si è corsa la prima prova dell’Enduro World series. La novità? Che una disciplina apparentemente di nicchia ha riscosso un successo di pubblico e media decisamente inusuale. Segno che la bici cresce su tutte le frontiere: e questo confine è quello decisamente più adrenalinico, ma al tempo stesso informale e goliardico. È come vivere una festa nella natura tra amici, solo che tra gli invitati ci sono anche i migliori specialisti al mondo, molti dei quali provenienti dal “circo” della downhill, la discesa. Come spiegare una gara enduro a un neofita? È un po’ come una gara di rally in bicicletta: con prove cronometrate e tratti di trasferimento. Come il rally, anche l’enduro si svolge in un contesto naturale davvero selvaggio e di grande impatto paesaggistico, con la differenza che le bici non deturpano e non inquinano.

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A vincere la gara è stato il francese Fabien Barel, una stella del fuoristrada a pedali, un fuoriclasse della discesa che ora ha “sposato” questa nuova disciplina che ha tutti gli ingredienti per conquistare il pubblico: non solo i più giovani, ma anche appassionati di tutte le età. Come del resto già avviene in Francia, da dove proviene Barel, appunto. La gara femminile è stata vinta, invece, dalla britannica Tracey Moseley, che per preparazione e livello tecnico non è assolutamente da meno rispetto ai colleghi maschi.

E a fine gara, birra e festa per tutti, su una delle spiagge più belle d’Italia.

Foto di Matteo Cappé

Foto di Matteo Cappé

Foto di Matteo Cappé

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Foto di Matteo Cappé

Foto di Matteo Cappé

Il prologo nel centro storico di Punta Ala (Foto di Matteo Cappé)

Il prologo nel centro storico di Punta Ala (Foto di Matteo Cappé)

Foto di Stefano Bertuccioli

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