di Gino Cervi

Le corse sono battaglie. Nelle volate i corridori sono corsari, i gomiti si fanno speroni, le bicicletta frecce scoccate dall’arco teso dei muscoli, le pedivelle baluginano scintille. Chi ha paura resti a casa, o in fondo al gruppo. Ieri, dopo lo sprint di Margherita di Savoia, pare che la battaglia sia continuata a che scesi di sella. Cose che succedono.

Foto di Luca Bettini

Foto di Luca Bettini

Alfonso Gatto la notte che la corsa arrivò a Bari, il 3 giugno 1947, lasciò per qualche ora la battaglia del Giro in cerca di un’altra battaglia. Canne, 216 a.C., seconda guerra punica. I cartaginesi di Annibale (anNibali?), pur numericamente inferiori, sbaragliano l’esercito di Roma. E’ una delle più famose manovre tattiche della storia militare e una delle più terribili sconfitte subite dai romani.

«Stanotte andrò a Canne: nella luce torrida quel nome mi è balzato agli occhi come una freccia azzurra puntata sui campi. Qui la luna ebbe freddo toccando per la prima volta nella storia una grande pianura di morti. Da allora la guerra si è sempre accompagnata alla pace, e la nostra strada, anche quella che il Giro va scavando ogni giorno, fiancheggia vecchi e nuovi cimiteri, è popolata di ombre che si dileguano lasciando nell’aria il lontano fruscio della sera ed il desiderio innocente e disperato di vivere tutta la vita in corsa.»

[da Luigi Giordano, Sognando di volare. Alfonso Gatto al Giro e al Tour, Il Catalogo, Salerno 1983, p. 58]

La morte del console Emilio Paolo nella battaglia di Canne, dipinto del pittore americano John Trumbull (1756-1843)

La morte del console Emilio Paolo nella battaglia di Canne (216 a.C.), dipinto del pittore americano John Trumbull (1756-1843)

 

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.