Pub Keisse

È il secondo anno che al Giro d’Italia c’è il numero 100. Non c’è mai stato perché le squadre sono di nove corridori e si va dall’1 al 9. Ma dall’anno scorso c’è il 100, perché il 108 è stato tolto dalla lista. Da quando è volato via in una discesa il 108 non c’è più. Ma c’è ancora di più. Proprio quel 9 maggio di due anni fa si decise che il 108 sarebbe stato “always with us”, sempre con noi. È diventato quasi un marchio. Un simbolo di cosa può dare la bicicletta e di un prezzo che può diventare troppo alto. Un ragazzo di 27 anni che sarebbe stato padre. Da allora, al Giro, si corre sempre un po’ per lui. E c’è quel numero che non c’è a ricordarlo.
Quest’anno al Giro corre anche Iljo Keisse, amico fraterno di Weylandt. Quando si andava insieme alle corse erano compagni di stanza. Stessa squadra, stessa nazione, stessi sogni. Iljo gira in pista, più forte che può, e qui è una pedina importante per capitano Mark Cavendish.
Nel pub di Gand, della famiglia Keisse, il papà di Iljo mostra le foto del figlio e tiene appese quelle di un altro ragazzo. Lo avrà sentito un po’ anche figlio suo: perché i fiamminghi vivono il ciclismo come un orgoglio famigliare. Sono tutti fratelli, figli di padri con una passione grande così. Ronnie Keisse, con una laurea in ingegneria in tasca, si è inventato paninaro ambulante per seguire il ciclismo: e, al velodormo di Gand, ha cominciato a trasmettere la sua passione a molti ragazzini che sognavano di diventare grandi ciclisti. Tra questi anche Wouter Weylandt, sì un figlio delle Fiandre, un figlio anche di Ronnie Keisse. Era un ragazzo che partiva con la valigia e la bici, girava il mondo con le corse, e lo si aspettava a casa, in quel pub, per una birra e una serata in compagnia.

Pub Keisse

Giro d'Italia 2011 21T

Giro d'Italia 2011 21T

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