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di Lorenzo Franzetti (foto Guido P. Rubino)

«Ho imparato che è meglio fidarsi e credere nei propri mezzi: la lezione del passato è servita a questo». Il sole tramonta dietro la “skyline” rinascimentale del centro storico di Vicenza e Giovanni Visconti lascia la città che, finalmente, odora di primavera, lascia questa città con l’emozione e i sentimenti di un uomo felice, di un uomo che non vuol sbagliare più.

Caravaggio-Vicenza, la tappa dei campioni: quelli che erano all’arrivo, a dare lustro a un Giro che di “giganti” ne ha pochi. Eddy Merckx, Miguel Indurain, Greg Lemond, Francesco Moser facevano venire i brividi, al cospetto di un presente scarno di carisma: ma non meno bello e umano. Talento e campione: la fesseria più assurda che fa la fortuna delle grandi firme è “campioni si nasce”. Campioni non si nasce, si diventa: il talento è innato, il talento è un dono di madre natura. Il resto ce lo deve mettere l’uomo che, a un certo punto, non si sposta il limite, va oltre senza perdere la sua umanità. La classifica ideale dei campioni andrebbe stilata in base all’esempio che possono rappresentare per gli altri, per le giovani generazioni.

Eddy Merckx e Miguel Indurain oggi a Vicenza per festeggiare gli 80 i Campagnolo (Foto Guido Rubino, Cyclinside.com)

Eddy Merckx e Miguel Indurain oggi a Vicenza per festeggiare gli 80 i Campagnolo (Foto Guido Rubino, Cyclinside.com)

A Vicenza, nella quindicesima tappa, si è visto tanto, tantissimo talento: campioni, nel senso più profondo, forse no. Un esempio: Filippo Pozzato, talento al pari dei giganti citati sopra. Ma non è un campione, gli manca qualcosa per andare oltre, per gettare il cuore oltre l’ostacolo. Come non lo era quel Giovanni Visconti, in balia dei sui problemi personali e dei suoi errori: oggi, però, Visconti è stato un campione. Perché questo Giro è di quelli che hanno cuore, di quelli che ci credono.

Il talento non basta, ci vogliono i sentimenti, serve il temperamento: Giovanni Visconti, a Vincenza, è stato il campione, ovvero quello esemplare. Ma non tanto per quello scatto sulla salita di Crosara, ma per quello che ha detto, con le lacrime agli occhi, davanti ai giornalisti: «Ho sbagliato, ho imparato da quello, sono rinato migliore di prima». Semplicemente uomo: il campione non è l’invincibile. È l’uomo che con orgoglioo, ha una sua storia da raccontare, un giorno, ai propri figli e ai propri nipoti.

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