Giro d'Italia 2013 Tappa 1

Di Giovanni Bettini (foto Guido P. Rubino)

Si chiama Alessandro, Alessandro Proni, 30 anni, da Lariano in provincia di Roma. Dorsale di gara numero 226, squadra Vini Fantini-Selle Italia.

La tappa è appena conclusa e il pullman del team è in viaggio verso l’hotel di turno. Il menù del ciclista al Giro d’Italia è sempre lo stesso: doccia, massaggi, cena, quattro passi o quattro chiacchiere e poi a letto che il giorno dopo si ricomincia. Sono passate due settimane dal via di Napoli e Alessandro pedala in silenzio, come sempre, da buon gregario. I suoi verbi sono: aiutare, tirare, coprire, servire. Tra i dilettanti “menava” bene, le mani le alzava spesso dal manubrio, portavano gioia e vittorie, a Luca Scinto. Quelli erano i tempi della temuta Finauto, una squadra farcita di giovani e rampanti ciclisti. Lo sbarco tra i professionisti arriva nel 2007: Alessandro firma per la Quick Step-Innergetic di Paolo Bettini e Tom Boonen e subito arriva la vittoria: seconda tappa del Giro della Svizzera che poi rimane (per ora) l’unica tra i “grandi”.

Alessandro Proni in fuga nella tappa arrivata a Firenze

Alessandro Proni in fuga nella tappa arrivata a Firenze

Al Giro oggi pedala in silenzio Proni, con l’anima che fa rumore e il cuore da faticatore lì orizzontale sulla canna della bicicletta, sospeso sui tubolari, a metà strada tra la terra e cielo. «La malattia per questo sport me l’ha attaccata papà Umberto anche lui grande ciclista con più di 200 vittorie all’attivo che alla fine alla bicicletta ha preferito un posto fisso all’economato dell’Ospedale San Camillo di Roma». La prima bicicletta da corsa arriva a tre anni ed è una mezza impresa mettere insieme i pezzi per fare la misura a metà degli anni ’80: «Era verde e senza rotelle perché le odiavo. Mio fratello Fabrizio già correva e io volevo una bicicletta uguale alla sua». A sei anni, categoria G1, prima gara prima vittoria con addosso la maglia del G.S.Cataldi di Frascati, battendo Andrea Masciarelli, figlio di Palmiro. A quei tempi il ciclismo era solo un gioco, un divertimento: «Come voleva mio papà, ma io se perdevo, piangevo» – spiega Alessandro. Poi il sogno coltivato per anni che diventa realtà: approdare tra i professionisti.

La malattia però, quella vera stavolta, colpisce la sorella Debora. Il verdetto è duro come un muro: leucemia mieolide acuta. E’ il febbraio del 2010 e Alessandro non ha ancora un contratto per la stagione oramai alle porte, ma che importanza hanno le gare in bicicletta di fronte alla corsa per la vita? Cominciano le cure. I fratelli Proni, Fabrizio, Alessandro e Sabrina, effettuano tutti gli accertamenti per la donazione del midollo presso l’Ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia. Alessandro risulta avere il profilo più vicino a quello della sorella malata: «I medici non volevano che effettuassi la donazione, sapevano che ero un ciclista professionista e avevano paura che il mio midollo fosse “sporco”. Noi ciclisti si sa, non godiamo di grande stima per via del doping, ma sarebbe stato assurdo voler aiutare Debora sapendo che l’avrei uccisa. Mi sono dovuto sottoporre a numerosi accertamenti, ma tutto è risultato in ordine così è partita la donazione». Quattro ore al giorno per quattro giorni attaccato ai macchinari. Dal sangue di Alessandro vengono prelevate le cellule staminali per il trapianto che fa ripartire il midollo osseo della sorella, ma un’infezione degenera attaccando le difese immunitarie. Debora muore il 19 dicembre 2011.

Giro d'Italia 2013 Tappa 2Cosa rimane allora oltre la morte? «Debora nel suo dolore continuava sempre a fare il tifo per me- spiega Alessandro con un velo di commozione- mi diceva: “Tu sei la mia aquila devi aprire le ali e tornare a volare”. Io ho un debito con lei: finché non riesco a vincere una gara e a dedicargliela non mi do pace. La donazione è una cosa fantastica perché ti senti partecipe di qualcosa. Anche in questo caso ho fatto  da gregario, era Debora però il mio capitano. Ho capito l’importanza di donare, di donare il sangue. Non dobbiamo trovarci in una situazione d’emergenza per capirlo. Ogni giorno tante persone, soprattutto bambini soffrono. Non so se il ciclismo conosce bene la mia storia, si cerca la strada della credibilità in questo sport: eccola. Sono stato lasciato solo dall’ambiente delle due ruote ho ricominciato con il ciclismo grazie a Fausto Scotti, c.t. della nazionale di ciclocross che da sempre crede nelle mie potenzialità. Chi è oggi Alessandro Proni? Una persona con molta più grinta, un uomo vero, padre di due bellissime bambine».

La prossima tappa? Continuare ad aiutare gli altri: Di Luca, Garzelli, Santambrogio, Rabottini, ma anche il residence Chianelli, struttura che accoglie adulti e bambini in cura presso i reparti di oncoematologia pediatrica ed ematologia dell’ospedale di Perugia assieme ai familiari senza alcun costo d’affitto.

«Con i fondi raccolti al Chianelli è stato realizzato il “parco del sorriso” completo di giostre ed animali. Il mio prossimo sogno è realizzare una grande pedalata di solidarietà con i grandi campioni del ciclismo».

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