Giro d'Italia 2013 Tappa 1

Mauro Santambrogio, vincitore in cima allo Jafferau

di Guido P. Rubino (foto GR)

Ecco qui. Un arrivo da radiocronaca come una volta. Anzi meno, perché le notizia dalla corsa arrivavano rade, mica come una volta dalla radio. Il maltempo non ha perdonato questa tappa, non sta perdonando questo Giro d’Italia e fa riflettere sul cambio di calendario, a partire dal 1995, che ha visto il Giro anticipato di un mese rispetto alla tradizione di una volta, quando a maggio si correva la Vuelta e in Italia, sulle Alpi, si arrivava a giugno ed era un’altra cosa. Poi le immagini epiche di neve fanno parte della storia del ciclismo e che anche a giugno ogni tanto faceva freddo lassù. Ma a maggio il rischio è maggiore. Non si scappa.

Primo Santambrogio, secondo Nibali. Avete notato? Santambrogio ha vinto con Nibali alle spalle e che c’è di strano? Che non c’è stata volata. Nibali in Maglia Rosa ha lasciato la vittoria a Santambrogio come è giusto che sia. Non si chiama accordo e non si chiama truffa. Si chiama tattica perché oggi Nibali, se non ha conquistato la tappa (che probabilmente aveva nelle gambe), ha conquistato un alleato, anzi una squadra alleata. Scandalo? Affatto, nessuno si stupisce: è così che si fa in una corsa a tappe. Non si vince solo di forza ma anche di tattica. E oggi Nibali ha messo in cantiere una sicurezza in più per le prossime frazioni. Se dovesse avere bisogno, in un momento di difficoltà, saprà a chi chiedere. Chi pensa che non sia regolare ha sbagliato sport, vada a scommettere sui cento metri piani dell’atletica.

Applauso a Nibali oggi, “sovrano illuminato” lo hanno definito e non tiranno. Il ciclismo funziona così, da sempre.

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