La community della mountainbike è un mondo a sé: o, forse, è una considerazione che non ha senso. Perché tutti, anche i neofiti, ci mettono un nanosecondo a sentirsi del gruppo, a sentirsi uno della tribù. Al Bike festival di Riva del Garda, è la community dei biker che è protagonista: ci sono i vip, ci sono i campioni. Ma tutti sullo stesso piano: sì qualche autografo qui, qualche foto ricordo là, ma il ragazzino e il papà, la signora di mezza età e il freerider tatuato… bé, tutti della stessa tribù.

Dalla pagina facebook di Garda Trentino

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Di Lorenzo Franzetti, Da Riva del Garda

Ecco il segreto del successo di un evento decisemante cycle style: dove non conta il pedigree, ma la passione. E tutti sullo stesso piano: birra tra le dita, patatine, musica dei Green day o vento del Garda nelle orecchie, orecchino al naso o pancione da futura mamma. Che bello il mondo dei biker! Quello nel quale nessuno se la tira. Hai la bici “stilosa”… bello! Hai la bici normale? Bello uguale!. E caso mai, le bici te le provi, ti metti un casco da funambolo, provi bici che sembrano moto: e ti senti del gruppo. Tutti sullo stesso piano.

bike13C’è Roel Paulissen, per esempio, belga, che parla inglese e tedesco, che ha trovato casa in Alto Adige e che, da corridore, si è vinto un campionato del mondo in mtb… e al Bike festival, non trova affatto strano che si parli tedesco: «Che problema c’è, siamo in Europa. Siamo tutti in Europa: e poi anche l’inglese lo parlano tutti. La mountainbike non ha problemi di lingua: e l’Italia, il lago di Garda, sono perfetti per la bici. Meraviglia». E il campione non è inseguito per gli autografi, ma è salutato con una pacca sulle spalle.

C’è Anke che ha il pancione di sette mesi e un cucciolo ai suoi piedi, il primogenito: già in bici. «E che male c’è? Pedalare con un bimbo in grembo è rilassante, fa bene a tutti e due».

Poi c’è Salvatore, che viene da Napoli, ma davanti agli occhi un piatto di bigoi co le aole, lo guarda e sospira: «Tanto mi è venuta voglia di pedalare e poi smaltisco».

bike6All’ombra di un cipresso c’è Hans Rey, detto “no way”, un guru del freeride, ma qui è il fratello maggiore di tutti i ragazzini col cappellino girato e il tatuaggio, forse anche farlocco, in bella vista. Tatuaggi, sì: danno l’idea della tribù e nella community dei biker sono quasi simboli irrinunciabili.

In sella, ammortizzatore a tutta, gomme tassellate e, dal lago, si sale e si entra nella natura, nell’entroterra: una scoperta, una meraviglia, il Garda. Questo Garda che parlerà più tedesco che italiano, ma pedalata in un’unica grande lingua. Sì, la mountainbike, vista così, è decisamente cycle style.

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