contardo2Di Lorenzo Franzetti, da Venaus

Il Contador della fisarmonica fa ballare la protesta, ti porta con le sue note fin nel profondo dei sentimenti di una terra e della loro gente. No tav, non è una sigla ultrà, è il bollino appiccicato dai media a un movimento che difende una terra, che chiede uno sviluppo a misura dell’uomo e della natura di una valle e non solo. Non ci sono confini marcati, non ci sono definizioni precise nemmeno per lui, un musicista, Daniele Contardo, colonna dei Modena city ramblers, che spesso sconfina in mille altri progetti, dal jazz a tutto il resto, ciclismo compreso. Grazie anche all’amicizia con Guido Foddis, altro grande (anche fisicamente) personaggio che canta e suona la bici… Contador suona e pedala: «Sono un musicista che pedala. Perché la bicicletta vive e usa il territorio nel modo più sano, più a misura d’uomo. Io sono Contador, che in dialetto locale significa “cantastorie”: artista di strada, innamorato del ciclismo, che ha scoperto la bici come strumento di protesta civile».

contardoLa fisarmonica e non solo, Daniele Contardo è polistrumentista, che significa che tutto ciò che può far musica lui lo suona… E anche la bici: «Scoperta a tutti gli effetti quando con il movimento No tav organizzammo una pedalata dalla Val di Susa al Mugello: era una sorta di gemellaggio a pedali, con un’altra terra devastata dal progetto della Tav. Il Mugello ha pagato un prezzo altissimo al falso progresso sbandierato da queste ferrovia…». E da quella pedalata, Contador Contardo non si fermò: «Continuai in bici fino a Cinisi, in Sicilia, dove fui ospitato dalla famiglia Impastato…Laggiù, con i Modena City ramblers lavorammo al progetto dei Cento passi e all’album Viva la Vida».

Oggi, Daniele pedala ancora, perché è un modo di riscoprire le radici culturali di un paese, così come fa la sua musica, così come ci riescono i suoi strumenti popolari: «Dall’organetto, che era lo strumento degli emigranti italiani in America, all’asse da bucato, strumento dall’anima blues…».

Una ricerca musicale, un percorso che va a riscoprire l’anima popolare di un territorio, non può che legarsi a doppio filo con l’umile e grande mezzo a pedali, silenzioso e rispettoso, che ti consente di entrare dentro al paesaggio e di viverlo lentamente, ma non troppo. E così, Daniele Contaldo ha intrapreso altri progetti, sempre in bici: dalla “bici nuragica”, in Sardegna, ad altre tourné in bicicletta. Come i vecchi cantastorie. «Fino all’ultima pedalata, da Torino a Milano, in occasione dell’evento organizzato per una mobilità nuova, con il movimento #salvaiciclisti».

Tutto cominciò da una bicicletta assemblata con le sue mani: «Grazie all’Officina Creativa di Torino, una ciclofficina attivissima, sono riuscito a costruirmi una bici personalizzata. Oggi, in realtà, ne ho una costruita da un artigiano piemontese, ma tutto cominciò da lì, da vecchi pezzi rimontati e tornati a vivere e a pedalare».

Teatro di strada, commedia dell’arte, musica… e bici: Contador pedala e suona, senza fermarsi mai.

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