Zampieri vince in volata su Olmi il Gran Premio Massaia-Fossati a Grosseto

Zampieri vince in volata su Olmi il Gran Premio Massaia-Fossati a Grosseto

Di Gianni Bertoli

Zampieri, dopo l’arrivo, viene intervistato da Mario Ferretti. Da notare che Cottur gli ha già infilato                                    la maglia della Bottecchia

Zampieri, dopo l’arrivo, viene intervistato da Mario Ferretti. Da notare che Cottur gli ha già infilato la maglia della Bottecchia

C’era una volta la categoria “indipendenti”. Era una categoria intermedia tra i professionisti ed i dilettanti. A quei tempi venivano organizzate gare riservate esclusivamente a corridori appartenenti a questa categoria con tanto di campionato italiano e maglia tricolore anche se potevano partecipare a tutte le gare professionistiche e a determinate gare promiscue con i dilettanti. Insomma, considerati i tempi, era una categoria molto utile specialmente per i giovani, anche se diversi corridori restavano indipendenti a vita. Il corridore indipendente aveva il vantaggio di potersi accasare … a progetto, nel senso che gli poteva capitare di correre il Giro per una casa, il Lombardia per un’altra e, magari, diverse corse per un’altra ancora oppure per una società dilettantistica.

Al Giro d’Italia la maglia bianca veniva indossata dal primo in classifica degli indipendenti e la lotta era davvero aspra.

Negli anni ’50, uno degli indipendenti più combattivi è stato senza dubbio Giacomo Zampieri.

Nato ad Agna, in provincia di Padova, nel 1924, Zampieri è piccolo, molto piccolo, e tondo come una botticella. Ha il viso paffuto di un bambino, sembra impossibile che uno come lui possa correre in bicicletta, invece ha garretti di ferro e cuore indomito.

A vent’anni, in piena guerra, inizia a correre in bicicletta; nessuno crede in lui, qualcuno lo prende in giro per la sua figura tozza. Qualcuno lo chiama “Bombolo”, altri “Bomba”, altri ancora “Panettone”. Alla prima corsa si presenta con un look assai poco corsaiolo ed una bicicletta con copertoni rossicci riempiti con ritagli di vecchie camere d’aria. “Bombolo” però, nel giro di qualche anno, vince diverse corse importanti. E’ molto bravo in salita e, nel 1949, dopo una brillante vittoria nel Giro delle Dolomiti a tappe, esordisce con i grandi del ciclismo italiano al Giro di Sicilia, dove si classifica decimo. La Bottecchia gli fornisce la maglia, un aiuto economico e lo conferma per il 1950. Al Giro dell’anno santo si piazza diciannovesimo; ormai è in gruppo con i grandi del ciclismo. Malgrado le sue doti di combattente, fatica ad accasarsi in modo duraturo. Nel 1951 stacca la licenza per il Gruppo Sportivo Toffoli di Rovigo poi veste la maglia della Ganna e quella dell’Arbos. L’anno successivo indossa quattro maglie: Toffoli, Fiorelli, Vicini e Bottecchia. Nel 1953 le maglie sono due: Toffoli e Torpado, nel 1954 Toffoli e Bartali. Con Bartali si troverebbe bene ma, nel 1955, Gino appende la bici al fatidico chiodo e “Bombolo” veste ancora la maglia della Toffoli oltre a quella della francese Vampire. Dal 1956 in poi non trova ingaggi ma, come isolato, continua a correre più o meno saltuariamente fino al 1962. A trentotto anni smette.

Certamente non è stata una carriera facile quella di Zampieri e sicuramente non si è arricchito. Sette vittorie in tutto, tra cui una Coppa Placci, sono un bottino discreto se pensiamo alle difficoltà di questo “indipendente” che ha cullato per anni il sogno della maglia bianca del Giro. Non c’è riuscito ma una volta ci è andato vicino, nel 1952. Pareva nato male per “Bombolo” quel 1952. L’Arbos, squadra per la quale aveva corso buona parte della stagione precedente, aveva deciso di non rinnovare l’accordo. Fu un colpo durissimo per Zampieri, tanto duro che, per un po’ di tempo, non osò uscire di casa per paura di esporsi ai pettegolezzi dei conoscenti. Però non disperò e, con i suoi magri risparmi e con l’aiuto di Mario Vicini, l’ex professionista che produceva biciclette a Cesena, continuò a correre. Fu così che, con una maglia stinta e senza scritte, partecipò, poco prima del Giro, al Gran Premio Massaua-Fossati a Grosseto. C’erano tutti i grandi del ciclismo nostrano. Andò in fuga con Olmi e Lambertini. Lambertini cedette e “Bombolo” stracciò Olmi in volata. Coppi e Bartali giunsero dopo sei minuti. Ancora prima di salire sul podio, Giordano Cottur, direttore sportivo della Bottecchia, gli infilò una maglia della casa veneta e se lo portò a Giro.

Zampieri, in maglia bianca, assieme al suo “rivale” Zampini

Zampieri, in maglia bianca, assieme al suo “rivale” Zampini

Alla corsa rosa, Zampieri partì col chiodo fisso della maglia bianca, il suo sogno di sempre, e con il desiderio di ringraziare Cottur che aveva creduto in lui. Per l’insegna del primato degli indipendenti fu subito lotta tra “Bombolo” e Donato Zampini della Benotto. Zampini, nato a Saronno nel 1926 era un corridore dalle caratteristiche simili a quelle di Zampieri: piuttosto basso di statura, scalatore, battagliero, più elegante stilisticamente. La lotta tra i due “Zamp” interessava molto i quotidiani sportivi che pubblicarono foto ed interviste ritenendo di grande prestigio la classifica degli indipendenti.

Zampini conquistò presto la maglia bianca: nella tappa di Napoli, Zampieri si infilò nella fuga decisiva e, all’ombra del Vesuvio, coronò il suo sogno ed era anche quarto in classifica. In un’intervista a Giovanni Bollini della Gazzetta disse: “ Ne ho fatti, sa, di scatti oggi per cercare di andarmene. Avevo sempre Zampini alle costole. Ma dopo il rifornimento di Cassino mi sono attaccato alla ruota di Van Steenbergen e non l’ho mollata. Questa è la volta buona, mi sono detto. Non mi ero ingannato; ma ho tirato tanto, sa, e sono contento di esserci riuscito. E lo dica pure, chi vorrà togliermi questa maglia dovrà fare i conti con me”.

Zampini in maglia bianca con Zampieri in maglia Bottecchia

Zampini in maglia bianca con Zampieri in maglia Bottecchia

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