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Di Gianni Bertoli

C’era una volta un corridore che aveva l’argento vivo addosso, era irrequieto, mal sopportava le consegne e, soprattutto, andava sempre in fuga. Si chiamava Guido De Santi ed era nato a Trieste nel 1923. Dopo avere prestato il servizio militare durante la guerra a La Spezia, iniziò a correre tra i professionisti alla fine del 1947. Era un eccellente passista e, per due stagioni, trovò squadra vicino a casa, alla Wilier Triestina. Si mise subito in evidenza per il suo carattere battagliero e venne soprannominato “il fuggitivo pazzo” oppure “D’Artagnan”. Binda lo prese subito in considerazione e lo portò al Tour sia nel 1948 sia nel 1949. Nell’anno magico di Bartali fu costretto al ritiro per una brutta caduta e nel 1949 contribuì al trionfo di Coppi. Partecipò anche al Tour del 1950 ma si ritirò assieme a tutti gli altri italiani dopo i fattacci dell’Aspin.

De Santi vittorioso al Giro di Germania

De Santi vittorioso al Giro di Germania

Nel 1949 passò all’Atala dove incontrò Antonio Bevilacqua del quale divenne molto amico. Nel 1950 De Santi restò all’Atala mentre Bevilacqua fece ritorno alla Wilier Triestina. Si ritrovarono però l’anno dopo e restarono per due anni alla corte di Benotto.

Anche con il passare del tempo il carattere battagliero del triestino non cambiò e queste sue fughe pazze, questo suo modo di tenere viva la corsa specialmente nei giri a tappe, non era molto gradito a chi voleva una corsa sotto ritmo, specialmente nella parte iniziale di ogni tappa, per riservare ai finali la maggior parte possibile delle energie. Fausto Coppi, in particolare, non gradiva il modo di interpretare la corsa di De Santi e tra i due venne a crearsi una certa antipatia tanto che il triestino non riusciva quasi mai a correre nei circuiti o nelle riunioni su pista ad ingaggio quando partecipava Coppi. Si diceva che il grande Fausto ponesse una condizione agli organizzatori “o io o De Santi”. Guido, comunque fosse, non ne faceva una malattia e continuava ad interpretare il ciclismo come preferiva. Correva per passione e non per necessità perché la sua famiglia aveva una propria attività sufficiente per campare dignitosamente.

Nel 1951, con la maglia bianco blu della Benotto, vinse la Genova-Firenze del Giro e la classica Tre Valli Varesine. Partecipò al Giro della Germania dove vinse la tappa a cronometro e trionfò nella classifica finale. Sulla base di questi risultati, assente Coppi, Binda lo portò in maglia azzurra ai mondiali di Varese assieme a Magni, Bevilacqua, Minardi, Bartali e Pasotti. Nel frattempo si classificò terzo ai campionati italiani dell’inseguimento, piazzamento che replicò nel 1952.

Il triofno di De Santi nella Tre Valli Varesine

Il triofno di De Santi nella Tre Valli Varesine

Goddet, patron del Tour, avrebbe visto molto volentieri il triestino alla corsa francese nella quale il “fuggitivo pazzo” avrebbe potuto dare grande battaglia con l’altro “fuggitivo pazzo”, il francese Jean Forestier. Però pare che anche in questo caso ci sia stata l’opposizione di Coppi.

Nel 1953 Benotto decise di ridimensionare le spese e di apprestare una squadra da combattimento, la chiamò “Levrieri” e chi meglio di De Santi per interpretare lo spirito della squadra? Tra gli altri estrosi “combattenti” la squadra di Benotto comprendeva Luigi Casola, Adolfo Grosso, Giovanni Pettinati, la promessa offuscata Renzo Soldani e la maglia bianca del Giro 1952 Donato Zampini.

Già alla Sanremo il nostro “fuggitivo pazzo” andò in fuga prima del Turchino assieme a Giuseppe Buratti. In vetta passò primo davanti al compagno di fuga. La sfortuna era però in agguato: si ruppe una pedivella, cadde rovinosamente e fu costretto al ritiro. Al Giro, vinto da Fausto contro Koblet nella indimenticabile tappa dello Stelvio, De Santi fu ottavo nella classifica finale, dopo avere vestito per tre giorni la maglia rosa nelle tappe iniziali.

Nel 1954 Benotto lasciò il ciclismo e De Santi rimase inizialmente senza contratto, poi venne contattato dalla Bottecchia. Prima di rispondere alla chiamata si informò. Chi c’era alla Bottecchia? C’era Oreste Conte, il velocista, che era stato giubilato un paio di anni prima dalla Bianchi perché un velocista serviva poco alla causa di Coppi. E poi? E poi c’era il talentuoso Pasqualino Fornara da Borgomanero, classe 1925, che, nel 1952, aveva resistito in maglia Bianchi solo un paio di mesi e poi, prima del Giro si era accasato alla Bottecchia. Considerate le caratteristiche dei futuri compagni di squadra, Guido firmò immediatamente.

Sanremo 1953: De Santi cadde per la rottura di una pedivella

Sanremo 1953: De Santi cadde per la rottura di una pedivella

L’anno successivo seguì Fornara alla Leo-Chlorodont, una specie di Bottecchia rinnovata con l’avvento degli sponsor extra-ciclistici. Non si mise particolarmente in luce e la sua carriera sembrava al tramonto.

Nel 1956 trovò l’ultimo ingaggio alla corte di patron Borghi, appena entrato nel ciclismo. Borghi riprese le maglie blu fasciate di bianco della Ganna e costituì l’Ignis-Varese. Il capitano era Riccardo Filippi, ex delfino di Coppi alla Bianchi e l’uomo d’esperienza era Guido De Santi. In quell’anno De Santi vinse una sola corsa, il circuito di Muggia, praticamente a casa sua. Al Giro, quello famoso del Bondone, non si arrese alla neve e al freddo e fu uno dei quarantatre superstiti, giungendo a Milano diciannovesimo nella generale. Infine, a dimostrazione della sua adattabilità ad ogni tipo di gara, si piazzò terzo ai campionati italiani di mezzofondo dietro motori. Questo era Guido De Santi.

Marco Pastonesi lo intervistò per il suo libro “Gli angeli di Coppi” e Guido fu molto pacato minimizzando le voci ricorrenti sulla sua incompatibilità con Coppi. Di tante cose Guido diede la colpa agli organizzatori dei vari circuiti asserendo che erano proprio loro a non volerlo pensando di fare cosa gradita al Campionissimo. Ammise anche di avere litigato con la Dama Bianca, che lo aveva insultato. In quell’occasione era  presente anche Fausto che non intervenne. Poi parlò di qualche dispetto ma anche di qualche favore. Insomma, l’astio tra i due, era stato, più che altro una montatura. Qualche tempo dopo l’intervista di Pastonesi, Guido De Santi, a settantacinque anni, lasciò questa terra. I ciclisti – si sa – anche se raccontano qualche bugia, vanno tutti in Paradiso.

La nazionale italiana al Tour 1948. Da sinistra: Bartali, Bevilacqua, Biagioni, Corrieri, il CT Binda, Cottur, De Santi, Feruglio, Pasquini, Vincenzo Rossello e Volpi.

La nazionale italiana al Tour 1948. Da sinistra: Bartali, Bevilacqua, Biagioni, Corrieri, il CT Binda, Cottur, De Santi, Feruglio, Pasquini, Vincenzo Rossello e Volpi.

1953. De Santi supera Buratti sul Turchino (Milano-Sanremo)

1953. De Santi supera Buratti sul Turchino (Milano-Sanremo)

1953. Giro, De Santi in maglia rosa

1953. Giro, De Santi in maglia rosa

1954. Ultimo anno di attività in maglia Ignis

1954. Ultimo anno di attività in maglia Ignis

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