di Antonio Gurrado

[Nel 2009, anno del centenario del Giro d’Italia, Antonio Gurrado, sopraffino storico della filosofia, organizzatore di cultura (Festival di Filosofia di Modena, Collegio Ghislieri di Pavia), fenomenale archivio di memoria sportiva, ma soprattutto curioso indagatore delle menti e dei corpi umani – come vanno d’accordo tutte queste cose, ve lo racconta lui stesso: andate a leggerlo sul suo blog Candido (anzi sul suo “questo non è un blog”) e su quasirete-em bycicleta (di cui è coordinatore) si è inventato una singolare macchina di narrazione ciclistica. Prendendo spunto dalle cronache della Gazzetta (Armando Cougnet e Magno, alias Eugenio Camillo Costamagna), ha riletto la vicenda sportiva e romanzesca di quell’evento, dando voce anche a famosi scrittori dell’epoca che attendono il passaggio o l’arrivo della corsa. Questi illustri spettatori sono una Liala bambina alla partenza notturna da Milano; un alticcio Giovanni Pascoli a Bologna; un allucinato Dino Campana al passaggio sugli Appennini, tra Toscana, Romagna e Marche; un riflessivo Benedetto Croce a Napoli; un eccitato Gabriele d’Annunzio a Roma; un destrutturato, quasi beckettiano, Aldo Palazzeschi a Firenze; Luigi Pirandello, nei panni del fu Mattia Pascal, a Genova; un arrembante Emilio Salgari a Torino; finendo a Milano, con ciclopoema dell’Arena in fiamme di pugno di F.T. MarinettiGurrado scrive en travesti e il carnevale è assai ben riuscito. Troppo letterario per un editore sportivo, troppo sportivo per un editore letterario, il libro è rimasto nel cassetto. Ma meriterebbe di venire alla luce per i tipi di qualche editore che si desse il tempo di togliere le etichette dai cassetti del suo cervello. Oggi il Giro arriva a Firenze. Ecco come Aldo Palazzeschi-Antonio Gurrado l’avrebbe raccontato centoquattro anni fa. gc]

 

“Partiamo?”

“Partiamo pure.”

“Quanto manca?”

“Pedala e zitto.”

“Una buona giornata.”

“Meno polvere.”

“Meno gente.”

“Meno corridori.”

“Meno chilometri.”

“Meno salite.”

“Meno tappe.”

“Meno male.”

“Quella è Firenze?”

“No, è Rignano.”

“Quella è Firenze?”

“No, è Morlungo.”

“Quella è Firenze?”

“No, è Civita Castellana.”

“Secondo me, vince Ganna.”

“Gerbi.”

“Trousselier.”

“Petit-Breton.”

“S’è ritirato da mo.”

“Ganna non ne ha più.”

“Vinco io.”

“Sì, e io mi faccio prete.”

“Papa.”

“Vescovo.”

“Cardinale.”

“Ohibò non sono andato a Messa.”

“Te’, una fontana.”

“Io mi fermo.”

“Io bevo.”

“Io mi lavo.”

“Io piscio.”

“Io bevo.”

“Basta che non ci confondiamo.”

“C’è una signorina.”

“Offrile da bere.”

“Però, mica male.”

“Spruzzala con l’acqua.”

“Ci sorride.”

“Dobbiamo ripartire.”

“Faglielo vedere.”

“Dice che le piacciono gli atleti.”

“Ho detto con l’acqua, maiale!”

“I corridori ciclisti.”

“Chiedile se sa l’ora.”

“Dobbiamo ripartire.”

“Ma ci sorride.”

“Monta.”

“Le piacciono gli atleti.”

“Riparti.”

“I corridori ciclisti.”

“Pedala e zitto.”

“E la Messa?”

“Dove siamo ?”

“Più o meno a metà.”

“Quanto manca?”

“Più o meno la metà.”

“Merde de bougre, bougre de merde.”

“Chi è quello?”

“Quello chi?”

“Quello fermo.”

“Con la ruota spaccata.”

“Il tubolare in mano.”

“La forcella fra i denti.”

“La bicicletta a terra.”

“Io non sono di sicuro.”

“Non ho visto bene”.

“C’era troppa polvere.”

“Non so se lo conosco.”

“Secondo me è straniero.”

“Magari è terone.”

“No, secondo me è straniero.”

“Terone.”

“Francese.”

“Scusi, giuria?”

“Che numero aveva?”

“Sarà Petit-Breton.”

“S’è ritirato da mo.”

“Sarà quello di Trieste.”

“Francese, non Tedesco.”

“Sessantatre.”

“Prego?”

“63.”

“Ah, il numero.”

“Ah, lo schienale.”

“Allora è…”

“Allora è Trousselier…”

“Trou-Trou”!

“Povero Trou-Trou!”

“Va foutre les champs, tu!”

“Povero.”

“C’est de la guigne.”

“C’est che ?”

“ La sfortuna.”

“ La iella.”

“ La sventura.”

“ La guigne.”

“Trou-Trou!”

“Je suis trop, trop guignard.”

“Dite che arriva?”

“Anche se arriva non riparte.”

“Pedala e zitto.”

“E se non arriva?”

“Non riparte uguale.”

“Pedala e zitto”

“Quella è Firenze?”

“No, è Narni.”

“Quella?”

“Perugia.”

“Que…?”

“Arezzo.”

“Viva il Giro d’Italia!”

“Pedala e zitto.”

“C’è una chiesa?”

“Per farti benedire?”

“La Messa.”

“Ti ci seppellirei, io.”

“Ma che ha, Gerbi?”

“Il declino di forma.”

“L’età.”

“S’è allenato troppo.”

“S’è allenato poco.”

“Il rosso porta guigne.”

“L’età.”

“La guigne.”

“Un ginocchio fasciato.”

“La gamba dolorante.”

“Viva Gerbi!”

“Cos’è che sta dicendo?”

“I Santi a cui è devoto.”

“Ma corri, Gerbi, ma corri!”

“Ormai è fuori dai giochi.”

“Pover’uomo.”

“Oggi a lui, domani a noi.”

“Pedala e zitto.”

“Ma vai, Gerbi, ma vai!”

“So io dove lo manderei.”

“Pedala e zitto.”

“Quella è Firenze?”

“No, è Montevarchi.”

“Quella?”

“Figline Valdarno.”

“Che c’è scritto?”

“Dove?”

“Lì sopra, cecato.”

“Lo striscione.”

“Teso.”

“Sulla via maggiore.”

“Che c’è scritto?”

“Figline Valdarno eccetera eccetera Giro d’Italia eccetera eccetera ne porta il saluto.”

“Eccetera eccetera.”

“Ma sai leggere, tu?”

“Un pochino.”

“Non sai leggere, tu?”

“Corro senza occhiale.”

“Ah.”

“Pedala e zitto.”

“Quella è Firenze?”

“No, è Incisa Valdarno.”

“Quanto manca?”

“Venti.”

“Ho un grampo.”

“Dove?”

“Al pisello.”

“Te lo amputerei, io.”

“Macchè, alla gamba.”

“Te la amputerei uguale.”

“…omnia saecula saeculorum amen.”

“Ma che fai?”

“Mi dico la Messa.”

“Sei tutto scemo, tu.”

“Miscredente.”

“Apostata.”

“Fedifrago.”

“Coglione.”

“Quella?”

“La barriera aretina.”

“Quanto?”

“Dieci.”

“Laggiù ride la Vittoria…”

“Laggiù scoreggia la sfortuna.”

“Pedala e zitto.”

“Che è questo rumore?”

“Clangore.”

“Sferragliamento.”

“Rumore.”

“Ganna è a terra!”

“È staccato!”

“Non ha più tempo!”

“Non ha più ritmo!”

“Pedala e zitto.”

“Ha smontato.”

“Toglie la gomma.”

“Ne infila un’altra.”

“Passa un minuto.”

“Ne passano due.”

“Tre.”

“Cinque.”

“Sta’ a vedere che vinco io per davvero.”

“Pedala e zitto.”

“Ti farai Papa?”

“Sì, Padreterno.”

“Io accelero.”

“Non vai da nessuna parte.”

“Lo stacco.”

“So bene cosa ti staccherei, io.”

“E Ganna?”

“Non voltarti.”

“Ancora fermo?”

“Pedala e zitto.”

“Che dicono questi altri?”

“Ganna è in sella!”

“È ripartito!”

“Riprende il ritmo!”

“Rimangia il tempo!”

“Sembra un uomo che corra.”

“No, sembra un leone che balzi.”

“Una valanga che precipiti.”

“Un bolide umano.”

“Valanga.”

“Leone.”

“Bolide.”

“Non gliela fo.”

“Non gliel’hai fatta.”

“Non gliela fo più.”

“Non gliela fai mai.”

“Ganna sta arrivando!”

“Sta rimontando!”

“Sta sorpassando!”

“Giunge in fretta.”

“Schiuma polvere.”

“Manda raggi infuocati.”

“Esagerazione.”

“Metafora.”

“Valanga.”

“Ci è sotto.”

“Ci è addosso.”

“Ci è davanti.”

“Un’ombra che s’attacca.”

“Che si schiaccia.”

“Che percuote.”

“Che fugge.”

“Ha il cuore d’acciaio.”

“Ha i garretti di bronzo.”

“No, il cuore di bronzo.”

“E i garretti d’acciaio.”

“Ganna è il primo!”

“Ganna ha vinto.”

“Trionfato.”

“È il migliore.

“Il più forte.”

“Il più veloce.”

“Il più forte.”

“E noi?”

“Così così.”

“Quanto ancora?”

“Pochi chilometri.”

“Ettometri.”

“Decametri.”

“Pochi metri.”

“Decimetri.”

“Centimetri.”

“Secondi.”

“Istanti.”

“Così vado a Messa.”

“Quella è Firenze?”

“Pedala e zitto.”

“Arriviamo?”

“Arriviamo pure.”

 

Aldo Palazzeschi

 

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.