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Testo e foto di Claudio Marinangeli

L’Eroica Japan: prima edizione. E non sarà di certo l’ultima. Ottime impressioni da tutto, dai partecipanti, da quelli del servizio, dai ristori, dal percorso, dal controllo dei bivi e dalle segnalazioni. Tanti miglioramenti da fare anzi, rifiniture direi. Insomma, gli amici della Japan hanno fatto essenzialmente un gran bel lavoro.

IMG_0544La solita proverbiale precisione, dall’ora di partenza, esatta, alle sedie posizionate con vista Fuji nei ristori, alle premiazioni che nemmeno Aldo Pacini (Vice Presidente e addetto al cerimoniale del Girobio) avrebbe potuto fare di meglio. Il percorso, alla faccia dell’altimetria (1.050 metri nei 100 km) non ha dato tregua, in perfetto stile Eroica. Poca pianura, tanti saliscendi, qualche salita carogna, vento da tutte le direzioni a seconda di intorno a quale lago si stava girando.

Ho fatto un sacco di amicizie di strada, quelle che non si dimenticano. Fra tutti un Americano sposato in Giappone, Tim Smith meccanico ciclista, specializzato in bici vintage nonché padre di una piccolina con gli occhi a mandorla. Ho dovuto litigare ripetutamente con lo scarsissimo 42×23 della mia Benotto fine anni ’70, ma Tim mi ha aspettato più volte in salita e dato tanti cambi controvento. A lui un grandissimo grazie.

Un grazie certo non più piccolo va agli amici Aki ed Emi ed a tutti i loro bravissimi collaboratori, insieme ad un arrivederci al 2014 per la seconda edizione. Con molti di loro ci vedremo il prossimo Ottobre a Gaiole.

EOS 5D Mark II2013_05_21-2639Il giorno dopo di nuovo in viaggio, ci aspettava Kyoto. I giapponesi dicono che Tokyo è come Milano, Kyoto come Firenze e Hiroshima come Napoli. In effetti Kyoto è una città storica, dove si mischia antico e moderno con armonia, dalla Stazione degli Shinkanzen, ai templi, alle viuzze strette e con le case tradizionali in legno. Deve essere come Firenze anche per la grande quantità di studenti in gita, come quelli che si fanno fotografare in gruppo, ben allineati, davanti ai templi o mentre saltano all’unisono.

Ho poi scoperto perché le giapponesine camminano con le punte dei piedi in dentro che se fossero figlie nostre le porteremmo subito dal posturologo: lo considerano “fico”, perché le geishe camminano così.

C’è però una cosa del Giappone che non sopporto. È il fatto che otto di loro su dieci spippolano continuamente sulla tastiera del telefonino. Almeno si parlassero invece di chattare!

Le altre mete giapponesi alla prossima puntata.

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