di Gino Cervi

Come i due amanti della poesia di Salvatore Di Giacomo, messa in musica da Mario Pasquale Costa, Napoli e il Giro d’Italia si ritrovano oggi nel giorno della partenza. Non succedeva da cinquant’anni. “Era de maggio”, il 19 maggio 1963.

Quel giorno, all’arrivo a Potenza, vinse Vittorio Adorni e vestì di rosa. Quella tra Napoli e il Giro è infatti una lunga storia d’amore . Per 41 volte, fin dal 1909, la prima edizione, la corsa ha messo il suo traguardo di tappa all’ombra del Vesuvio. Nel 1968, il 12 giugno, fu scenario del gran finale, nel segno dei corridori belgi: vittoria di tappa a Guido Reybrouck, vittoria finale di Eddy Merckx, la prima delle cinque messe a segno dal Cannibale.

Ma il Giro arrivò la prima volta a Napoli il 18 maggio del 1909: era la terza tappa, la Chieti-Napoli, e la vinse Giovanni Rossignoli, pavese “dal Burg”: era soprannominato “Baslot”, per la leggendaria fame con cui si spazzolava capaci scodelle (in pavese, appunto, “baslot”) di minestra. Chissà cosa mangiò all’arrivo a Napoli, dopo aver preceduto i compagni di squadra della Legnano, Carlo Galetti e Clemente Canepari. Se il regolamento di quel primo Giro avesse assegnato la vittoria non a chi conquistava più vittorie e piazzamenti nel corso della gara (Luigi Ganna), ma, come è adesso, a chi impiegava meno tempo, il vincitore sarebbe stato lui, Giovanni Rossignoli, detto “Baslot”.

Per molti anni il Giro non mancò di passare da Napoli: classica la tappa che proveniva da Roma. Vinse per quattro volte Tano Belloni (1919, 1921, 1925 e 1929), tre volte sfrecciò il fascinoso Raffaele Di Paco (1930, 1935, 1939).

Giro 1938. Al velodromo dell'Arenaccia Raffaele Di Paco, con la maglia nera della Umberto Dei, batte in volata Olimpio Bizzi e Adolfo Leoni.

Giro 1938. Al velodromo dell’Arenaccia Raffaele Di Paco, con la maglia nera della Umberto Dei, batte in volata Olimpio Bizzi e Adolfo Leoni.

Ma forse il più amato dagli appassionati tifosi partenopei, che lo attendevano per portarlo a spalla in trionfo dopo gli arrivi all’Arenaccia, fu Learco Guerra, primo nel 1932, nel 1937 e, tra i due successi, nel 1934, anno in cui fu anche vincitore finale del Giro. Primi a Napoli furono altri grandi campioni come Costante Girardengo (due volte: 1923 e 1926) e Alfredo Binda (1927), Gepin Olmo (1936) e Fausto Coppi (1937), Rik Van Steenbergen (1952 e 1954) e Francesco Moser (nella cronometro del 1979); ma anche illustri gregari, come Ettore Milano (1953), fido scudiero di Coppi, e Vito Favero (1957, di cui, Gianni Bertoli, sulle pagine di cycle!, ha festeggiato gli ottant’anni).

Napoli, Giro d'Italia 1951. Luigi Casola, in maglia Atala, batte allo sprint Toni Bevilacqua.

Napoli, Giro d’Italia 1951. Luigi Casola, in maglia Atala, batte allo sprint Toni Bevilacqua.

Classico arrivo di tappa pianeggiante, spesso furono gli sprinter di razza a lasciare il segno: oltre a un fuoriclasse delle volate come Van Steenbergen, vinsero a Napoli Glauco Servadei (1940), Mario Ricci (1941), Annibale Brasola (1950), Luigi Casola (1951), Marino Basso (due volte: 1966 e 1969), Willy Planckaert (1967), il già nominato Guido Reybrouck (1968) e nel 1996, Mario Cipollini, nell’ultimo arrivo a Napoli, prima di oggi.

Ma tra tutti questi ci piace ricordare Miguel Poblet, che se n’è andato poco meno di un mese fa, il 6 aprile scorso (e Lorenzo Franzetti, sempre dalle pagine di cycle!, gli ha dedicato questo bel pezzo in memoria, con tanto di galleria fotografica). Tra le 20 tappe che il velocista catalano vinse al Giro d’Italia – media straordinaria per sole 6 partecipazioni – senza dubbio una delle più belle fu proprio quella di Napoli, al Giro del 1959.

Si arrivava da Roma, e poco dopo Sperlonga, Poblet aveva allungato: molti pensavano che fosse semplicemente per aggiudicarsi il traguardo volante di Formia. Con lui in fuga, Addo Kazianka, della Tricofilina Coppi. A dispetto del nome, Kazianka era nato a Desio, in Brianza, da un padre di origine polacca. Si diceva che, prima di passare professionista, lo chiamassero il “Poblet dei dilettanti”: ora, con Poblet, quello vero, era in fuga al Giro.

Dopo il traguardo volante, Poblet e Kazianka non si rialzarono, anche perché dal gruppo era uscita una decina di corridori che li aveva raggiunti. Così racconta quel finale di tappa Alfonso Gatto, poeta e scrittore inviato al Giro per le pagine de “L’Unità”:

«Tutti insieme, in dodici, forse ce l’avrebbero fatta. A Mondragone il plotone era a quattro minuti e tre secondi; a quindici chilometri dall’arrivo, a quattro minuti e trentotto secondi. A Napoli, nella Napoli popolare di Fuorigrotta affacciata ai balconi fino al cielo e straripante sul grande viale di arrivo, Poblet trovava aria di famiglia, il suo nome chiamato a gran voce, la gloria improvvisa. Mentre sorrideva apertamente dalla tribuna, rispondendo col braccio alzato alla folla, faceva il conto dei minuti guadagnati, e saliva a uno a uno di corsa i dieci gradini della classifica, che lo portano in alto, dal quindicesimo al quinto posto.»

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Anche in questo caso, “Era de maggio”, il 21 maggio del 1959.

Oggi il Giro torna a Napoli, perché «ferita d’ammore nun se sana». Perché altrimenti anche noi non saremmo qui, «in quest’aria ‘mbarzamata», a guardare la corsa.

«Torna maggio e torna ‘o Giro: / fa’ de me chello che vuo’!»

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