Di Elia Viviani

Ieri secondo, oggi equilibrista sulle strade “saponetta”. Tappa difficile, quella che è arrivata a Pescara: io mi sono rassegnato al gruppetto dei velocisti. Nemmeno il primo a formarsi, bensì il secondo: la corsa si è infiammata sulla salita di Chieti, a 40 chilometri dal traguardo. Certo, prima di arrivare lì, non siamo andati piano: la giornata è stata impegnativa. In questa giornata in Abruzzo, non c’è stato un metro di pianura e, soprattutto, non mi ricordo rettilinei: sempre strade tortuose, mille curve o forse di più. Percorso tecnico, molto tecnico: e la pioggia ha complicato ancor di più la giornata.

Tante cadute, oggi: in qualsiasi punto della corsa. Tra i corridori di testa e persino nel gruppetto in coda, dei velocisti: la causa? Credo la strada, l’asfalto che, da quelle parti, era particolarmente viscido e scivoloso. Gomme troppo gonfie? Lo escludo, perché sono caduti corridori di più squadre e con diverse ambizioni. Più che le errate valutazioni tecniche, stavolta è stato proprio il fondo stradale a rivelarsi insidioso.

wet

Nel gruppetto, ovviamente, ho pensato al Giro che è stato e a quello che verrà: ovvero, a quel secondo posto di ieri, in Puglia. Con un Cavendish così forte, non potevo far molto di più. Però, a proposito del Giro che verrà, ci sono ancora tappe adatte a me, tante belle occasioni da sfruttare: come a Treviso, per esempio, o a Brescia, nell’ultima tappa. La condizione è ottima, confido in un risultato importante. La maglia rossa? Sì, ci penso, ma ci sono tante tappe miste o di montagne, nelle quali saranno gli scalatori a raccogliere punti. Insomma, non sarà facile conquistarla. Ma ci proverò.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.