t10_11Quando si dice Friuli o più precisamente Colli Orientali del Friuli non possiamo non parlare di vini. Per noi amanti del buon bicchiere, oltre che del pedale, inizia una due giorni di tappe alla scoperta di vigneti pregiati. Il Friuli Venezia Giulia, è un territorio ricco di prodotti e tradizioni vitivinicole. È qui che troviamo tanti piccoli gioielli di enologia come il Ramandolo o il Picolit, conosciuti e apprezzati da tutti. Ma oggi voglio raccontarvi la storia di un “tesoro incompreso” come lo definiscono i viticoltori di queste zone: il Friulano. Ai meno esperti forse questo nome potrà non dire nulla, ma se dico Tocai sono sicura che tutti sappiamo di cosa stiamo parlando.

In seguito alla querelle tra il Tockaj ungherese e il nostro Tocai friulano, l’Unione Europea, per non generare confusione tra i due vini, ha obbligato il nostro connazionale a cambiare nome, sebbene questi non avessero nulla in comune, se non – appunto – l’assonanza nella denominazione.

Basti pensare che addirittura il Tockaj ungherese (che prende il nome dalla città) non rappresenta un solo vino, ma diversi vini provenienti dalla zona di produzione. Anche i profumi, i colori e i sentori sono del tutto diversi. Ma tant’è, il Friuli ha dovuto cedere e cambiare il nome al vitigno, così nel 2007 il Tocai è diventato il Friulano. Il cambiamento è naturalmente solo sulla carta. Dentro la bottiglia troviamo sempre lo stesso vino dal colore giallo paglierino carico, dai sentori predominanti di mandorla e dal gusto vellutato, grazie alla sua moderata acidità. Un bianco che va gustato fresco, ottimo come aperitivo o per accompagnare minestre o piatti a base di carni bianche.

Si segnala il Friulano DOC dell’Azienda Lazzarotto.

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