Foto di Alessandro Trovati

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Di Lorenzo Franzetti

Con la testa e con il cuore. Le gambe vengono dopo. Perché un corridore vero non è una macchina, non gira le gambe a caso. Pensa. Davanti al mare più bello, sotto il cielo più blu. Luca Paolini ha pensato, ci ha pensato, ci aveva pensato: a un giorno così. Da lacrime agli occhi. Lacrime senza età: «È per te, papà», la dedica più profonda. Ecco, quando il ciclismo mostra orgoglioso la sua carica umana, quando un corridore riesce a parlare al cuore della gente, quando una tappa del Giro d’Italia ricorda a tutti che una corsa in bicicletta non è affare da robot… allora è proprio uno spettacolo autentico, vero, credibile. Al diavolo gli anglosassoni che, ora, c’insegnano il mestiere della bicicletta, il marketing e la comunicazione: a quel paese, quelli che trasformano il ciclismo in un baraccone da interviste programmate, da domande preconfezionate, da un rituale “tutto previsto, tutto calcolato”.

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Luca Paolini, 36 anni, semplicemente un uomo. «Ora raccolgo quanto ho seminato in tanti anni di carriera». Paolini ha seminato tanto per gli altri, per i Museeuw e i Bettini. Ma oggi insegna ai ragazzini russi del team Katusha, come si fa a diventare corridori veri:  «I giovani spesso fanno fatica a comprendere il mestiere del corridore», aveva confidato alla vigilia delle classiche, le sue corse.

Il mestiere del corridore «Fatto di passione sì, ma anche di umiltà, di voglia d’imparare, senza temere la fatica». Mai fatto il Giro, 36 anni sono una bella età per debuttare e vincere subito, alla terza tappa: «Ho corso tutto il giorno come fosse una classica, una delle mie classiche». Un paradiso nel Cilento, perfetto per chi decidesse di fermarsi lì, tutta la vita… Ma un corridore che pensa vede molte altre corse e altri luoghi, mentre pedale: come una classica. Che significa affrontare ogni curva come se fosse l’ultima. Sempre davanti, come se la volata fosse a 100 metri. Adrenalina, concentrazione, battiti del cuore sempre alti. Cuore sì, pronto a dedicare la giornata più bella a chi gli vuole bene e che, magari, sta soffrendo. Ma anche testa, quella che ha portato Luca Paolini a rimanere un corridore, anno dopo anno, con la capacità e l’esuberanza di un ragazzino. Con la voglia di partire e fare le valigie verso nuovi traguardi, con l’entusiasmo di salire in bici ogni giorno, anche se la faccia è sempre più segnata dalle rughe. Rughe tracciate da migliaia di chilometri e fatica, dal sole e dal vento. E dai tanti sorrisi.

Terza tappa del Giro d’Italia, da Sorrento a Marina D’Ascea: la sua. Quella di Luca Paolini, debuttante al Giro e guai a dire che è vecchio.

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