di Gino Cervi

Si può davvero dire che non sia mancata l’acqua durante questo Giro. Pioggia e neve. Avere caldo e quindi avere sete forse è stato l’ultimo dei problemi per i corridori in corsa.

Passaggio della "borraccia" tra Coppi e Bartali sul col du Galibier, al Tour del 1952 (foto Carlo Martini/Omega Fotocronache)

Passaggio della “borraccia” tra Coppi e Bartali sul col du Galibier, al Tour del 1952 (foto Carlo Martini/Omega Fotocronache)

Ma il gesto del bere, del dissetarsi, dell’idratarsi è da sempre un classico dell’iconografia ciclistica: basti pensare anche soltanto ai fiumi di inchiostro che hanno corso intorno all’episodio del passaggio della borraccia (che poi era una bottiglia) tra Coppi e Bartali sul Galibier al Tour del 1952, immortalata da una leggendaria foto di Carlo Martini.

Per un corridore in gara, l’idratazione è oggi un aspetto che, come molti altri, non può più essere lasciato al caso. Tempi e modi del bere devono essere accuratamente programmati secondo tecniche e strumenti che diano garanzie di efficienza e sicurezza.

Da alcuni anni, alle tradizionali borracce, rese sempre più “performanti” da scelta dei materiali e all’invenzione di meccanismi di apertura/chiusura dei recipienti che facilitano al corridore il gesto del bere, si sono anche affiancate soluzioni rivoluzionarie, come quella rappresentata da CamelBak, basata sul concetto del “bere senza usare le mani”.

 

Massimo Fregonese, international manager sales & marketing di CamelBak (foto di Guido P. Rubino)

Massimo Fregonese, director international sales & marketing di CamelBak (foto di Guido P. Rubino)

Ci facciamo raccontare da Massimo Fregonese, responsabile internazionale sales & marketing del marchio californiano di Petaluma, da dove nasce questa rivoluzione del “bere senza mani”.

Era il 1988 quando a Michael Eidson, un paramedico e appassionato ciclista, per affrontare una gara di 100 km nel deserto del Texas, venne l’idea di crearsi una riserva portatile di acqua più capiente delle tradizionali borracce. Prese una sacca per le flebo, la rivestì con un calzino tubolare e la infilò nel tascone posteriore della sua maglietta. Quindi fece passare il tubo della sacca sulla spalla, avvicinandolo alla bocca, per poter bere durante la corsa succhiando dal tubo, senza quindi staccare le mani dal manubrio.

Un’idea che nasce da una necessità pratica: avere acqua a sufficienza durante una gara assai impegnativa. Un’idea che però risolve anche un problema tattico: poter bere in autonomia e in modo indipendente senza dover aspettare i punti di ristoro lungo il percorso. Infine era una soluzione che garantiva una sicurezza, soprattutto su percorsi accidentati, quando staccare le mani dal manubrio per prendere la borraccia, potrebbe rendere difficoltosa, e a volte pericolosa, la stabilità del mezzo. È stata una soluzione semplice, relativamente economica e alla portata di tutti che si è diffusa velocemente.

Sono questi i requisti che fanno di CamelBak una vera e propria invenzione. Un’invenzione che il mercato ha riconosciuto con successo per l’azienda, e che ancora oggi anima lo spirito di tutti i dipendenti. CamelBak è uno di quei casi in cui il marchio ha dato il nome al prodotto divenendo sinonimo di “idratazione senza mani”.

CamelBak, quindi, come rivela il nome stesso che in modo evidente si ispira alla leggendaria resistenza alla sete del cammello, nasce nell’ambito degli “sport estremi”, ma presto evolve verso altri contesti. Come si è evoluto il concetto di “idratazione senza mani” e dove ha trovato altri ambiti di applicazione?

Oggi la missione di CamelBak è di reinventare continuamente e cambiare per sempre il modo in cui le persone si idratano nella pratica delle proprie attività. L’idratazione è importante non solo in ogni ambito agonistico e sportivo in genere – dal ciclismo alla corsa a piedi, dall’escursionismo in montagna ai viaggi avventura  – ma anche e più semplicemente nella vita di tutti i giorni dall’ufficio alla mobilita’ urbana, per chi viaggia e chi partecipa a grandi eventi. Pensate a quando si trascorrono molte ore all’aperto, o anche indoor, nel corso di manifestazioni ed eventi e a quanto sia importante, ma anche spesso assai difficile, potersi concedere un bel sorso di acqua fresca.

Attraverso i suoi prodotti CamelBak, siano essi uno zaino idrico o una borraccia, consente di poter bere sempre in modo autonomo, indipendente, continuativo, facile e salutare dal proprio contenitore e senza inquinare. I contenitori, serbatoi o borracce, sono infatti riutilizzabili e risparmiano quindi l’ambiente che non viene invaso da bottigliette di plastica vuote.

Ottavio Bottecchia si rinfresca col seltz

Ottavio Bottecchia si rinfresca col seltz

Si è detto del valore quasi simbolico, nel ciclismo, del bere dalla borraccia. E in genere del momento in cui i corridori si dissetano, o si bagnano durante una corsa, o alla fine delle loro fatiche. Mi viene in mente una storica foto di Ottavio Bottecchia che si spruzza la faccia impolverata con il getto di una bottiglia di seltz. Come è stato accolto nell’ambito delle corse agonistiche su strada il modello CamelBak?

L’evoluzione è significativa e paradossale al tempo stesso. La storia ci tramanda momenti e immagini epiche dove l’idratazione era veramente una risorsa scarsa, un atto di sopravvivenza ma che poteva trasformarsi anche in un momento di alto fair play e rispetto, come nel caso del famoso episodio di Coppi e Bartali sul Galibier, o di ingegnosa fantasia pur di soddisfare il bisogno primario di bere, come nel caso di Bottecchia.

Fino agli anni più recenti c’è stato un atteggiamento un po’ conservatore, quasi che ci fosse timore nel cambiare modi e abitudini nel gesto e nell’esigenza del bere e dell’idratarsi. Tuttavia nella sempre maggiore competitività e scientificità dell’agonismo odierno anche l’innovazione apparentemente semplice e banale contenuta in una borraccia o in un serbatoio possono fare la differenza in termini di velocità, sicurezza e igiene nel bere durante la gara e aumentare quindi l’efficienza e l’efficacia della propria prestazione. CamelBak è stato accettato positivamente da chi ha avuto il “coraggio” di abbandonare la tradizione e abbracciare un nuovo concetto di idratazione.

Mi permetto a questo proposito di citare ad esempio quanto espresso dall’ UCI (Unione Ciclistica Internazionale) a riguardo di una delle invenzioni di CamelBak, la RaceBak, la canottiera con serbatoio incorporato utilizzata nelle cronometro da alcuni corridori, ma anche molto utile durante lunghi allenamenti sia d’estate che d’inverno:

“L’importanza dell’idratazione per un atleta nel corso del suo esercizio fisico è un aspetto fondamentale che non ha bisogno di essere dimostrato. Non abbiamo alcuna intenzione di opporci a un’innovazione che può consentire a un corridore ciclista di migliorare la qualità della sua idratazione durante una gara”.

Un riconoscimento semplice ma importante.

Camelbak ha incentrato il proprio messaggio comunicativo sul concetto di corretta idratazione. Questo vale, come hai già accennato, non solo per la pratica sportiva, ma anche per la normale vita di tutti i giorni Quale riscontro sta avendo questa campagna?

L’idea è stata quella di concentrarsi sul contenuto (l’acqua) prima che sul contenitore: dare quindi la possibilità alle persone di essere autonome e indipendenti dalle fonti d’acqua e facilitare la ‘mobilità’ dell’idratazione e al tempo stesso, per quanto possibile, rendere l’acqua disponibile anche e soprattutto nelle situazioni più difficili ed estreme. A questo proposito CamelBak sostiene e partecipa a numerosi eventi ed iniziative in cui si fa carico di distribuire l’acqua al pubblico oltre naturalmente a promuovere l’uso dei prodotti CamelBak.

Al tempo stesso ci facciamo promotori e “consulenti” riguardo all’importanza dell’idratazione per il proprio benessere; l’idratazione migliora le prestazioni, la concentrazione e l’attenzione; assieme ai nostri esperti abbiamo coniato una serie di slogan facili e di immediata comprensione per ricordare alle persone l’importanza di bere nelle più svariate situazioni e i benefici che ciò procura. È una campagna a lungo termine ma di cui vediamo già i risultati e l’adesione da parte del pubblico e di cui notiamo la nascita di un movimento positivo su questo tema.

CamelBak si fa promotore di campagne di sostenibilità ambientale, tra cui anche quella che ha riguardato proprio il Giro che si sta svolgendo e che riguarda la limitazione della dispersione delle borracce vuote in corsa. Si tratta di messaggi che voglio innescare un cambiamento di comportamenti minimi, ma significativi. Anche nello sport si deve cominciare da qui. Come ha risposto la “carovana del Giro” a questa sollecitazione?

Certo i problemi o le cause vanno affrontati e risolti all’origine, i prodotti biodegradabili, ad esempio. sono un tentativo ma non cosi radicale come quello di assumere consapevolezza, attuare dei comportamenti adeguati e responsabili e proporsi, se non di risolvere almeno di affrontare i problemi, è proprio il caso di dirlo, alla fonte. Anche in questo caso l’idea nasce dall’osservazione e dalla necessità di ridurre il numero enorme di borracce che vengono costantemente  disperse nell’ambiente, quindi ci siamo concentrati sulla raccolta delle stesse a ci siamo fatti portatori di un messaggio e di un comportamento attivo e positivo a questo riguardo. “Non buttiamo le borracce in … Giro!” è appunto lo slogan coniato per questa iniziativa.

La campagna CamelBak "Non buttiamo le borracce in Giro!" (foto di Guido P. Rubino)

La campagna CamelBak “Non buttiamo le borracce in Giro!” (foto di Guido P. Rubino)

L’idea è stata accolta con interesse, curiosità e approvazione il che ci ha fatto molto piacere; i risultati sono positivi e confortanti per quel che riguarda l’entusiasmo del pubblico che va letteralmente a caccia delle borracce che raccogliamo e che restituiamo agli appassionati. Come tutte le iniziative nuove, questa pratica deve essere assimilata e trasformata in abitudine positiva (mi riferisco ad esempio al fatto di gettare le borracce vuote, da parte dei corridori, nelle apposite green zone CamelBak lungo il percorso).

Anche l’iniziativa di provvedere al servizio neutrale (disponibile per tutti i corridori) di idratazione continua durante le tappe di montagna (le più difficili e critiche in termini di approvvigionamento idrico) è stato accolto positivamente dal gruppo. Durante l’ascesa al Galibier sono state distribuite ai corridori decine e decine di borracce CamelBak con tè caldo, grazie alla moto CamelBak che seguiva e assisteva il gruppo.

Si tratta anche in questo caso di pensare oltre i normali schemi di pubblicità e sponsorizzazione e piuttosto rendersi protagonisti con azioni e servizi utili e innovativi.

(le immagini qui sotto sono di Alessandro Trovati)

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