SONY DSC

Di Gian Paolo Grossi

Tomas Vaitkus è un fuoriquota di lusso per la giovane rappresentativa lituana inviata in Azerbaigian. Tanto da ricordarsi di avere un passato coi fiocchi, ma anche il presente non è affatto male. In fondo ha solo 31 anni: già dignitosissimo professionista con Discovery Channel, Astana e Radioshack tra le altre, oggi corre per la Orica-Greenedge. E siccome gli australiani svolgono un programma internazionale ridotto, ne ha approfittato per unirsi alla squadra collegiale del suo Paese, per la quale è un punto di riferimento e prendersi una settimana di lavoro nel Caucaso. Ex cronoman (è stato campione del mondo tra gli Under 23) e per anni al servizio di grandi capitani, ha sfoggiato sul litorale di Baku lo sprint dei tempi migliori soffiando per meno di mezza ruota il successo al giovane De Bie (Leopard-Trek), sul traguardo della quinta ed ultima tappa della kermesse caucasica; terzo l’olandese Godrie (Rabobank Continental).

Il Giro dell’Azerbaijan è appannaggio di Sergiy Grechyn, del team Torku Sekerspor: nessun problema per il leader della classifica nella tappa conclusiva. L’ucraino bissa così con il successo finale nella corsa azera la conquista della maglia rossa di miglior scalatore al Giro di Turchia conclusosi domenica scorsa. A Christoph Schweizer (Baku Synergy Cycling Project) va – e per un solo punto su Popkov (Isd Continental) – la maglia verde della classifica degli sprint. “Con due rivali come Popkov ed Averin alle spalle e con 40 punti da assegnare dovrai tenere gli occhi bene aperti ed evitare pericolose fughe” gli ho suggerito in mattinata, mentre consumava l’ultima barretta energetica prima del via. Lui ha sorriso e risposto: “Sarò vigile come la polizia, andrò ad arrestarli”. E quando dopo l’arrivo la maglia verde è divenuta una certezza, è andato a farsi una foto con la polizia azera, quella vera.

SONY DSCStoria dai tratti particolari quella di questo cordiale tedesco di Acquisgrana (Aachen), che nel 2006 ha corso con Cavendish nella Sparkasse, un team satellite della T-Mobile. Poi i due hanno preso strade diverse, uno è salito al vertice del ciclismo internazionale, l’altro ha dovuto accontentarsi degli sprint di serie B, ma oggi difende i colori dell’ambiziosa formazione di Baku. “Mi fa piacere che Mark abbia fatto centro al primo colpo al Giro – continua Schweizer – Abbiamo la stessa età ed anche se non ho mai raggiunto i suoi livelli di competitività in volata so farmi rispettare”. In corsa ha dovuto sudare parecchio per conservare il simbolo del primato negli sprint, perché ad un certo punto al poliziotto tedesco è sfuggito Popkov, inseritosi in una fuga di 11 corridori. I tentativi di evasione nell’accattivante circuito cittadino di 12 chilometri da ripetersi altrettante volte sono molteplici, ma la conclusione, quasi ovvia, è allo sprint. Le altre maglie rappresentative di merito vanno all’ucraino Surutkovych (Synergy Baku), king of the mountains, al promettente kazako Kozhatayev (Astana Continental), miglior giovane del lotto e a Eichin Asadov (Synergy Baku), garantitosi il titolo di miglior azero del gruppo. Peccato fosse l’unico. L’Efapel-Glassdrive si aggiudica la classifica a squadre ma fa imbestialire Adriano Baffi, ds Leopard, la cui vettura è tamponata in corsa dall’esuberante gemella portoghese. I lussemburghesi masticano agrodolce: come detto De Bie è sul podio di tappa (“Se penso che mi ha battuto solo uno come Vaitkus mi rallegro ma quei pochi centimetri di svantaggio sulla linea del traguardo mi restano sul gozzo” dirà), mentre ‘Baffino’ è rimasto chiuso all’ultimo giro e Silvestre ha forato a 700 metri dall’epilogo. La corsa in circuito è spettacolare, la salita impegnativa e per un tratto persino in pavé, ma non ha fatto grossa selezione.

Ampiamente annunciato, prima del via è comparso il presidente dell’Uci Pat McQuaid. Alla domanda del sottoscritto, introdottosi come unico italiano presente tra i media, ha esordito con una battuta: “Non dovresti essere a Napoli?”. “Sul fronte ciclismo l’Azerbaigian ha grossi progetti per il futuro – ha poi spiegato in una lunga conferenza stampa post-evento – e questa corsa sarà presto frequentata dalle squadre maggiori. Tutto è andato per il giusto verso in questa edizione ed il potenziale per avere una grande corsa in questo Paese è più concreta. Serve solo un po’ di tempo, come lo è stato in passato per i Giri di Turchia e Malesia. L’appuntamento è per il prossimo anno ma nel frattempo l’Uci lavorerà per lo sviluppo di questo sport in Azerbaijan e anche per permettere alla Synergy Baku Cycling Project (la formazione diretta dal figlio David, ndr) di costruire una base solida con ciclisti locali e, dunque, progredire ancora. La Synergy può diventare per la federazione azera ciò che sono Katusha, Sky e Astana per quelle russa, britannica e kazaka, rispettivamente”. E nei progetti a breve termine della capitale caucasica c’è la costruzione di un velodromo analogo a quello della città di Astana. Quando il budget è quasi illimitato i sogni non restano solo desideri.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.