Foto La Presse

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Di Lorenzo Franzetti

Nuova maglia rosa, Benat Intxausti Elorriaga, basco che più basco non si può: il terrore di ogni titolista dei quotidiani. E, nel vederlo festeggiare sul palco, decine di giornalisti a chiedersi: e ora, che cosa mai si potrà scrivere di questo corridore? Sì, corridore completo, adatto alle corse a tappe, ma un uomo da decimo o quindicesimo posto… Per cronache alla wikipedia, ci sta veramente poco nel ritratto di questo corridore dal nome chilometrico e impronunciabile.

Tuttavia, è destino del ciclismo, quello di calamitare storie di vita e di morte, tragedie e miracoli: storie e uomini da romanzo, non solo una corsa in bicicletta. Non giochi di watt nelle gambe e atmosfere negli pneumatici, ma drammi che sembrano tracciati dal miglior sceneggiatore teatrale.

Dietro agli occhi allegri e scuri di quel giovane basco, c’è l’ennesima liberazione da un incubo, il lieto fine di una storia che, ha segnato e segnerà per sempre il cuore e i pensieri di Benat.
Luca Paolini ha perso la maglia rosa, ma l’ha conquistata un ragazzo che è riuscito, sul quel palco umido e colorato di rosa, a liberarsi da un’angoscia che gli toglieva il respiro e gli offuscava il senso di molte cose. Era la primavera 2011, il 23 maggio, e Benat Intxausti si trovava a Sierra Nevada, in altura, ad allenarsi con un amico, Xavier Tondo.  Quella tragica mattina, Xavier Tondo morì in un modo assurdo: schiacciato dalla porta basculante del garage, che si richiuse sul portellone posteriore della sua auto. Su quell’auto, in attesa che Xavier salisse a bordo, c’era proprio lui, Benat, che vide morire il collega e compagno di squadra.

La morte sconvolge e travolge anche le menti più forti e gli animi più saldi: Intxausti ha vissuto due anni da incubo. Come uomo e, di conseguenza, come corridore: incapace di liberarsi dall’incubo, da quel senso d’impotenza che lo riportava alla tragedia, a quella morte assurda che lui, amico di Xavier Tondo, non aveva saputo o potuto evitare.  La morte ha steso il suo velo di terrore, ha coperto quello sguardo non più felice, sempre oscurato, debole, terrorizzato.

Fino a un altro pomeriggio di maggio, due anni dopo, durante il quale il giovane Benat ha rivisto la luce, oltre le nubi color fumo sopra le salite abruzzesi, oltre l’orizzonte cupo, guardando il mare di Pescara. Brinda alla vita, Benat Intxausti.

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