rifornimento

di Guido P. Rubino (foto Alessandro Trovati)

C’è un modo di afferrare la borraccia che hanno i corridori e nessun altro. Quando bevono sembra che la prendano al contrario. In realtà è il sistema più comodo per bere e ributtarla dentro, nel portaborraccia. Perdendo meno tempo e muovendosi il meno possibile.

La borraccia è una spinta in più. Il sorso d’acqua nel momento di caldo e di fatica toglie arsura e distrae un attimo dallo sforzo. Un movimento scomodo a volte, quando la concentrazione è sulla ruota anteriore che mangia l’asfalto e dentro pensi che quell’asfalto l’hai messo dietro, e ce n’è un po’ meno all’arrivo.

2La borraccia è una “retropoussette”, quando il corridore l’afferra dall’ammiraglia che non la molla subito. E in quel passaggio c’è una spintarella che diventa innocente per quanto evidente.
Faccio il gregario e porto l’acqua a tutti, ma dammi una mano a ripartire.

La borraccia si è evoluta. Addio tappo di sughero da stappare e sputare. Si tira coi denti, si spreme in bocca con forza che neanche un pit stop. Le più moderne neanche devono essere aperte. Sono già pronte così e non sprecano acqua.

Il pit stop nel ciclismo è un massaggiatore carico come una balia, trattiene a fatica le borracce pronto a dispensarle a quelli che hanno sete con la sua stessa maglia.

1La borraccia si afferra al volo ai rifornimenti ufficiali. C’è una tecnica per tenerla ed una per afferrarla. Non ci vuole tanto, ma bisogna essere bravi da una parte e dall’altra. Tenerla morbidamente e mollarla al volo, afferrarla decisi e non mollarla più. Perché una borraccia che cade in mezzo al gruppo è sempre un fastidio. Quelle moderne sono di plastica morbida, se ci sali su con le ruote al massimo scoppiano come un gavettone al mare. Acqua sì, ma poi devi ancora bere e cercarne un’altra.

La borraccia non si butta più. Non come una volta almeno. Nell’ondata ecologica c’è chi si è chiesto se non fosse male lasciare in giro tanta spazzatura (che qualcuno aveva fatto, apposta, biodegradabile) e allora qualcun altro si è inventato le zone verdi.

5In effetti, a conti fatti, ci sono circa 23.000 borracce da buttare via in un Giro d’Italia. Un po’ troppe per stare nelle sacche dei tifosi che seguono la corsa. Meglio buttarle nelle zone verdi dove gli uomini Camelbak le recuperano. L’azienda specializzata nell’idratazione sportiva ha inventato quest’iniziativa originale oltre che borracce evolute e diverse per forma e concetti.

Quante forme per la borraccia del ciclista. Negli anni Ottanta l’aerodinamica diventava design e la borraccia aveva perso la sua forma partita da una semplice bottiglia. Entravano concetti come ergonomia e si cercava di fare più comoda qualcosa che, alla fine, era già perfetta così perché universale. Allora si è provato ad allungarla, qualcuno l’ha ristretta (per afferrarla meglio) e poi si è tornati un’altra volta alla base.

Poi è venuta l’idea di metterla in tasca. Anzi dietro, sulla schiena, e magari con un tubetto già pronto da afferrare con i denti senza neppure scomodare le braccia. In certe situazioni è la soluzione più efficace perché è anche la più semplice. Pensate a cronometro. E c’è chi si è chiesto se quella gobba in più non aiutasse nell’aerodinamica. Torniamo a bere normali va’. Che per mettere d’accordo i signori che controllano ci vuole un po’ più di tempo. Ma bere in bici è un’evoluzione che non si ferma.

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