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Di Lorenzo Franzetti

L’orgoglio nazionale o affari loro? Metti i colombiani in Carnia, con l’aria che profuma di fieno e il vento fresco che scende dalle montagne ancora innevate: una stradina stretta e ripida, che non somiglia per niente alle lunghe e interminabili ascese andine, salite da trenta o quaranta chilometri a oltre tremila o quattro mila metri di quota. All’altopiano di Montasio, il festival colombiano ha tutto un altro sapore: Carlos Alberto Betancur, un giovane pimpante, talento annunciato da grandi numeri nelle categorie dilettantistiche. In salita, l’unico vero fantasista visto fino a qui: al massimo ci possiamo mettere, per patriottismo, Nibali. Che, tuttavia, la maglia rosa se l’è conquisatata a cronometro.

Carlos Alberto Betancur, talento dell’oggi e del domani. E, lì accanto, Rigoberto Uran, di due anni più vecchio, più esperto nell’arte dell’interpretazione tattica. Il primo, un predestinato, col futuro da stella; il secondo, un ragazzo povero, che per emergere ha dovuto essere non solo bravo, ma anche “sgamato”. Entrambi provengono dalla stessa regione, entrambi si sono conosciuti da molto giovani: entrambi hanno debuttato in Italia, nel ciclismo che conta. Il primo al GiroBio e poi all’Acqua&sapone, il secondo con la Tenax di Fabio Bordonali.

Sono i due veri attaccanti sull’altopiano del Montasio, nella prima tappa alpina del Giro d’Italia: «C’era davanti un corridore colombiano, non potevo attaccare», si è lasciato sfuggire il giovane Betancur, riferendosi a Uran, connnazionale sì, ma di un’altra squadra. Professionismo, tattiche, trattative e, poi, c’è l’orgoglio nazionale o, addirittura, regionale.

Rigoberto Uran ha la faccia di chi ha dovuto stringere i denti per tutta la vita, Betancur quella del ragazzino che ha avuto molto da madre natura… Due facce dello stesso paese.

Uran ha una storia che, da sola, vale una trama da grande romanzo: povero, poverissimo. Orfano di padre, padre assassinato. E lui, a inseguire la gloria e un’altra vita: un ragazzino che ha cominciato a fare strada, vendendo biglietti della lotteria, stesso lavoro del papà. Ed è arrivato a giocarsi un’Olimpiade: lo scorso anno, contro Vinokourov.

Orgoglio e fatti suoi, la controversia si è verificata anche in quell’occasione, a Londra: a causa di una volata, tecnicamente ridicola, che ha consegnato l’oro al kazako e a lui l’argento. Betancur, di soli due anni più giovane, deve masticare ancora molta vita prima di arrivare al suo livello. Uran, risorto da cadute pazzesche e da un destino che pareva davvero maligno. Orgoglio colombiano o fatti loro… Gli italiani, mai stati solidali tra loro. I belgi men che meno. Forse i francesi, ma in rare occasioni. Ben diverso il sentimento di chi ha fatto molti chilometri, di chi ha lasciato un mondo per approdare in un altro, col ciclismo.

Orgoglio o fatti loro, all’altopiano di Montasio, aupa Colombia! Le tivù del Sudamerica hanno urlato di gioia, che bella mattina dalle parti di Antioquia! Il fuso orario regala emozioni diverse in ogni continente.

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