Andreotti e Torriani da un "ritaglio" de L'Unità

Andreotti e Torriani da un “ritaglio” de L’Unità

Cosa c’entra la notizia della scomparsa di Giulio Andreotti con il Giro d’Italia? Pezzi di storia, pezzi di Italia… Che è la nostra storia. Che gira e ti rigira, c’entra eccome. E prima o poi vedrai che scoprirai l’aggancio. La fuga della notizia, perché – come Luca Paolini – anche le notizie al Giro vanno in fuga, è che un personaggio storico politico come Giulio Andreotti ha avuto rapporti con il Giro.

Ti fermi a bordo strada mentre Luca Paolini taglia il traguardo di Marina di Ascea e pensi: prima il giovane Salvatore Puccio (junior Sky), adesso il vecchio (36 anni, prima volta al Giro!). Che bell’inizio. E componi un numero. E’ quello di Marco Torriani. Il più giovane dei due figli (l’altro si chiama Gianni) del grande Patron del Giro.

 

Giulio e il Giro. Cosa c’entra dunque Andreotti al Giro?  Di quale fuga stiamo parlando? Fuga di notizie: “Un legame c’è eccome. E’ un legame personale, è un rapporto fra mio padre e Giulio Andreotti.  – racconta Marco Torriani – Che si frequentarono nell’ambiente universitario, attraverso l’associazione FUCI, la federazione degli universitari cattolici”.  E via la telefonata che va in fuga con la voglia di vincere per distacco.  Andreotti e un rapporto che ebbe poi anche un risvolto molto pratico, al Giro! “Eh beh certo. – continua Marco Torriani – e stiamo parlando del Giro del 1975”.

 

Il Giro delle regioni. Quell’edizione fu presentata a Montecitorio e lanciò ufficialmente il giro delle regioni, un patto importante fra le amministrazioni: non più solo quelle locali ma anche regionali. Fra loro e la corsa rosa”. Torriani, Andreotti e una maglia. Quella azzurra. Ma non solo:  “Ci fu un secondo episodio che ricordo molto bene: – continua lo storico Marco Torriani – papà voleva che il Giro dell’87 partisse da Berlino. Allora Giulio Andreotti era ministro degli Esteri. Con Berlino Ovest l’accordo era stato fatto. Si doveva pero’ sconfinare di 1 km a Berlino Est. Ecco, l’idea geniale era tutta qui, in quel km ad est. Ma non arrivò in tempo l’approvazione definitiva, nonostante l’impegno di Giulio Andreotti, a quel programma dovette rinunciare: in pratica non riuscirono in questa “loro” impresa solo per un ritardo nelle autorizzazioni”. Una fuga bidone.

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Terzo tempo. Maddaloni. Altra idea geniale (sociale?) di Vittorio Torriani, con la complicità di Giulio Andreotti. “Il link qui era una terza persona, molto vicina a tutti e due: Don Salvatore d’Agnelo. Il Giro partì dal Villaggio dei Ragazzi di Maddaloni. Orfani, per un giorno, non del Giro ”.

 

La sicurezza del Giro. Ma le radici con il “potere alto” sono ancora più profonde e lontane. A proposito di Repubblica. Con Alcide De Gasperi, ad esempio, quando Giulio Andreotti era stato nominato commissario del Governo per partecipare all’Assemblea Costituente alle discussioni di competenza del Sottosegretario (atti Assemblea costituente 20 giugno 1947)… “Ci fu un incontro con De Gasperi a Milano, in via Clerici. Il presidente del Consiglio e il sottosegretario Andreotti. La storia che inizia con gli anni ’48 e ’49, insomma: “ In quell’incontro impostarono con Vincenzo Torriani il rapporto fra il Giro e la sua tutela, la sicurezza, il servizio d’ordine…Un fatto di non poco conto. Che ancora oggi è fondamentale per il successo del Giro”.

 

Quella messa a Merano. E poi gli incontri fra il Patron e Andreotti, nella vita privata. A Merano ad esempio: “Ricordo precisamente una vacanza nel periodo natalizio, a Merano. Eravamo tutti in famiglia. Giulio Andreotti e mio padre Vincenzo si incontrarono alla prima Messa in italiano che veniva servita nella chiesa di Merano. La mattina presto. E fuori dalla Chiesa, mentre Andreotti si attardava con cordialità con tutti, i due si incontrarono forse per l’ultima volta. Si salutarono in modo molto semplice, come due vecchi amici di università appunto…”.

 

I cavalli e non i girini di cui parlare: “Non so se ci avesse mai provato ad appassionarlo al ciclismo, ma sicuramente quei due condividevano la fede prima di tutto e poi la passione sana per lo sport. Andreotti era affascinato però dai cavalli e dalle corse. A Merano si godeva lo spettacolo del Gran Premio, quello delle siepi. Ed era una passione che mio padre rispettava. Sicuramente al Giro, quando possibile, si interessò in modo spontaneo”.

 

Gente di spessore. “Mi colpì quell’incontro semplice e cordiale a Merano – conclude Marco Torriani – perché era fra gente di spessore, con una storia nel cuore e nella testa. Con quell’ironia tipica di uomini ironici ma pienamente di fede. Vuoi un aneddoto? Magari l’avrai sentito raccontare anche tu da mio padre (patron): Giulio Andreotti si divertiva a seminare le sue guardi del corpo. Entrava dal barbiere da una porta principale e se ne usciva dal retro. Magari per poi chiamare a voce uno dei suoi uomini scherzando sul nome: Limiter dove sei Limiter? E si chiamava Militer…”. L’aneddoto ormai è in fuga. Anche lui. Al Giro. Pezzi di storia, pezzi di Italia, pezzi di cemento… Canzone consigliata “Pezzi – Francesco De Gregori”

 

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