con la webcam, poi me la rivedo a casa!

di Guido P. Rubino (foto GR)

Le chiamano Alleycat, gatto randagio, perché quando partono sembra proprio di aver fatto”buh” dentro una nidiata. Ognuno in una direzione, ognuno più veloce che può. Ma neanche tutti.

Postini in bicicletta, in America era così. Le nostre Alleycat si ispirano a loro. Ne abbiamo seguita una, a Milano, organizzata dal Drim Tim. Niente a che fare coi telefoni, il loro collegamento è la bicicletta per raggiungere ogni posto della città. Mappa, foglio di viaggio e via a divorare il percorso.

Le chiamano corse clandestine ma non vedeteci niente di illegale. Clandestine solo perché non chiedono permessi alla Questura, ma come potrebbero? È una corsa che non ha un percorso. Ognuno deve scegliersi il suo, per passare ai punti di controllo secondo lo schema migliore. Il miglior “postino” è quello che termina il giro prima di tutti e come premio c’è solo il perculamento degli altri.

«Quando va bene c’è qualche sponsor – racconta Federico, tecnico del suono che lavora e studia e qui fa da giudice inflessibile al controllo di piazza Mistral – magari qualche negozio che vuole farsi pubblicità ci regala qualcosa da mettere in palio. Ma alla fine è più la soddisfazione del premio.

«Una volta – continua – avevamo trovato come sponsor un birrificio. Sai cosa vuol dire? Avevamo birra a fiumi per queste occasioni. Altri che far pagare l’iscrizione a lattine di birra».

Sì, perché come nel Kilometro violento (di cui cycle! ha raccontanto nel suo numero 1, che trovate in libreria, con le splendide foto in bianco/nero di Umberto Isman), l’iscrizione è di sostegno alla ciclcofficina e all’evento. O paghi cash (cinque euro, niente paura), oppure c’è lo sconto se porti due lattine di birra.

Il via è tutti in piazza, dopo aver sistemato le biciclette in cima all’anfiteatro della Martesana e dopo che gli organizzatori hanno incastrato il foglio di viaggio tra i raggi.

Una corsa fatta di domenica per fare il favore ad un ragazzo che il sabato, giorno in cui normalmente si svolgono questo tipo di manifestazioni, lavora. E allora ti capita di scoprire, evidenza alla mano, che la città si gira più velocemente in bicicletta che in automobile. Noi, lo ammettiamo, eravamo in auto per seguirli e fare fotografie. Loro ci sfuggivano via che toccava studiare bene il percorso per trovarli e non arrivare che erano già passati. Mica facile quando sei fermo al semaforo in coda. Perché le code, in auto, le trovi anche di domenica e le bici schizzano via al verde (qualcuno anche prima, pure se non si fa).

Per conoscerli devi sapere i loro nickname. Trovi Cimetta, che oltre a pedalare si diverte anche a fare i telai (e non è niente male), Botto e Luzzi che pedalano tanto e sono alla loro prima alleycat, per niente preoccupate di ciò che le attende. Anzi, visto che si parte dalla ciclofficina, ne approfittano per farsi sistemare un attimo le bici, che c’è sempre qualcosa che fa rumore e poi quei pedali vanno meglio. E così via. Tutto fatto in casa e tutto recuperato, dal bidone firmato Mercedes al frigorifero che non c’è più spazio per mettere le birre. D’altra parte se si pedala ci vuole la benzina. Quella giusta che regala sorrisi. Ma per quelli non serve mica la birra.

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