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Foto di Guido P. Rubino

«Cavendish? Forte, il più forte, ma lo si può battere. Nessun velocista è imbattibile». Parola di Djamolidine Abdoujaparov, che ha completato il suo Giro d’Italia: proprio così, l’ex velocista uzbeko è tornato in carovana. Non come corridore, ma come autista, al seguito dell’organizzazione.

Scherza e mima il gesto di alzare i gomiti in volata: il “suo” marchio di fabbrica delle volate di un tempo: personaggio indimenticato. Arrivò in Italia nel 1990, s’innamorò del nostro paese e da allora è praticamente italiano: «Vivo ormai da anni sul lago di Garda. La mia vita ormai è italiana, anche se i miei genitori sono lontani: non vivono più in Uzbekistan, oggi si sono trasferiti in Crimea, sul Mar Caspio».

Il “terrore di Tashkent” era uno dei suoi soprannomi: iniziò la carriera come colonna della nazionale russa, ma dopo il crollo dei regimi comunisti ebbe il privilegio di portare il suo paese, l’Uzbekistan, a debuttare all’Olimpiade, ad Atlanta nel 1996. Abdoujaparov è stato uno tra i pochissimi atleti ad aver vinto la classifica a punti di tutti i grandi giri (Giro, Tour e Vuelta): indimenticabili le sue sfide con Cipollini, sempre al limite dell’adrenalina.

«Grande periodo, quello, per i velocisti: c’era grande spettacolo». E in questo Giro, spettacolare, le volate sono state forse l’unica emozione scontata: «Per forza, Cavendish era troppo forte».

Impossibile batterlo? «Falso. Ogni corridore ha un punto debole: anche Cavendish. I suoi avversari erano inferiori, certo. Ma si sono arresi troppo facilmente: nessuno è imbattibile. Ma chi voleva battere Cavendish doveva provarci un po’ di più- Come? Anticipandolo. Non una, bensì due, tre, quattro, cinque volte: l’inglese avrebbe vinto comunque. Forse. Ma provandoci con più convinzione, sarebbe stato più difficile vincere per il britannico».

Abdoujaparov ha preso casa, ormai da anni, in provincia di Brescia: «Regione splendida, soprattutto il Garda. Dove spesso vado ancora in bici, soprattutto in mountainbike». E a Brescia, il Giro va in archivio: Abdou torna alla sua vita quotidiana. Ma il ricordo delle sue grandi sfide allo sprint sono tornate vive in carovana.

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