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Seconda tappa, una cronosquadre. Tutti in fila come i filari di una vite. Tutti a Ischia, per un giorno vietata a tutte le macchine, ammesse solo quelle indispensabili e poi le biciclette fantascientifiche delle prove contro il tempo. Ma noi lasciamo la tecnologia aerodinamica e torniamo a parlare della terra. Quella meravigliosa di Ischia. Un’isola meravigliosa posta a nord del Golfo di Napoli a comandare le isole Flegree.

È da qui che partiremo tutti insieme per il nostro piccolo viaggio. Famosa per le sorgenti termali presenti, che richiamano sull’isola milioni di visitatori ogni anno, Ischia è anche un piccolo gioiello di viticoltura. I muretti a secco, che segnano l’isola come piccole cicatrici, delimitano lo sguardo che altrimenti sarebbe rapito da un caleidoscopio di colori e profumi. Colline, vigneti, scogliere, montagne, agrumeti, cespugli di erbe aromatiche che in tutte le stagioni accarezzano i sensi, giocando in un vortice sensuale con la luce che – soprattutto in estate – fa brillare l’architettura isolana.

Oggi lascerò la parola a chi, più di me, è titolato a spiegare le tradizioni e le bellezze di questa magica isola fatta di terrazze e di muretti a secco, di querce e acacie, di vigne e frutteti, che ovunque giocano con la luce del Mediterraneo in un vortice di profumi e sapori.

Voglio farvi raccontare di questo angolo magico da una mia cara amica Sara D’Ambra, che di vino ne mastica da sempre essendo diretta discendente di Francesco D’Ambra, nato nel 1863 da una famiglia di viticoltori e primo ad avviare il lavoro di Casa Ambra, Azienda che opera sull’isola da 1888.

Lascio la parola a Sara e alla sua famiglia per spiegarci un po’ di questa magica isola e dei suoi vini.

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