Lacryma-768x1024Parte il Giro d’Italia ciclistico, su e giù per la nostra bella penisola tra sport e cultura, tra gusti e, indovinate un po’, anche vini. L’Italia è terra di sapori e di climi diversi, i vini seguono a ruota (è il caso di dirlo), e si abbinano ai nostri pasti facendo l’invidia del mondo.

Da qui, fino alla fine del Giro vi parlerò dei vini attraverso cui passeranno i girini. Un giro tra i colori della natura e delle maglie dei ciclisti. Anche io vi parlerò di colori ma mi limiterò solo a due: il bianco e il rosso. Al massimo posso azzardare per un rosato. No, non voglio sedermi davanti a GIROTAPPA a fare l’aperitivo, almeno non subito.
Vi accompagnerò, invece, in questa avventura per un giro un po’ particolare: il Giro dei Vini d’Italia. Per ogni tappa vi svelerò i segreti dell’enologia dei territori che i ciclisti lambiranno con le loro due ruote.

Pedaliamo degustando. Oggi siamo a Napoli, nel cuore della veracità italiana. Basta pronunciare il solo toponimo per richiamare alla mente colori, sapori, musiche: il vociare nelle strade, l’odore della pizza, la vivacità dei mercati e soprattutto l’incombente ombra del Gigante di lava che si staglia sulla skyline del golfo di Napoli.

Il Vesuvio, croce e delizia dei partenopei, è uno dei vulcani più pericolosi d’Europa, una presenza minacciosa e temibile. Eppure per i napoletani è ‘a muntagna bella. Un amico, forte, addirittura rassicurante. Difficile da capire questo rapporto, che nel corso dei secoli ha portato le popolazioni ad avvicendarsi sulle sue scure pendici, facendone addirittura il centro pulsante delle attività, delle produzioni, della civiltà, spesso a costo della vita di intere comunità che si sono viste inghiottite sotto le implacabili lingue incandescenti. Un misterioso patto tra l’uomo e il gigante, la cui anima è si oscura e minacciosa, ma benevola e generosa quando si tratta di regalare una terra fertile dai frutti davvero straordinari.

E allora l’uomo non ha più paura a posarvi la propria casa. Anche l’uva qui è potente, forte, minerale, luogo di tanti vitigni che proprio dal terreno vulcanico traggono tutto il vigore e la magia che solo un prodotto come il vino sa avere. Su queste pendici la leggenda si fonde alla realtà, diventando mito nella storia del vulcano e del suo vino principe: il Lacryma Christi.  Le origini di questo vino si perdono nella notte dei ricordi, si mescolano di sacro e profano, danno vita a racconti surreali e magici, tratteggiando la storia con contorni celestiali.

lacrymaRÈ Alfred de Musset, un poeta francese, a raccontarci la storia dell’origine del nome. Secondo la leggenda le vigne del Vesuvio sarebbero le lacrime versate da Gesù a seguito del furto di Lucifero di un pezzo di Paradiso deposto in terra per farne il Golfo di Napoli. La poesia è una cosa, quello che sappiamo per certo è che furono i Greci a piantare i primi vitigni sulle falde del Vesuvio, allora Magna Grecia e che i Romani dell’Impero amavano questi vini e ne svilupparono tutte le peculiarità. È proprio Marziale a scrivere “Haec iuga quam Nysae colles plus Bacchus amavit” (Bacco amò queste colline più delle native colline di Nisa).

Successivamente il segreto prezioso del Lacryma Christi fu custodito e tramandato per moltissimi anni da alcuni monaci, il cui convento si trovava sulle pendici del Vesuvio, in una località chiamata “Turris Octavia”. Grazie al lavoro dei Cappuccini viticoltori, la città prese poi  il nome di Torre del Greco, cioè città del “vino greco” che qui vi abbondava.

Oggi le uve che danno origine al Lacryma Christi, che rientra nella DOC Vesuvio, vengono prodotte solo in quindici comuni ad alta vocazione vitivinicola e localizzati in provincia di Napoli su tutta la fascia pedemontana del Vesuvio, e principalmente sono la Coda di Volpe, la Verdeca, la Falanghina e il Greco per il Lacryma Christi Bianco e le varietà Piedirosso, Sciascinoso e l’Aglianico per il Lacryma Christi Rosso. Il Bianco, di colore giallo paglierino e un profumo floreale intenso che ricorda le ginestre vesuviane con accenni alla frutta matura, come ananas o pesca gialla, è un vino con una buona struttura dal sapore acidulo con un’ottima persistenza aromatica, adatto ai piatti della cucina di pesce tipica di queste zone: sauté di vongole e cozze, zuppa di pesce, risotto con spigola e asparagi, verdure con formaggi freschi. Va servito fresco in calici abbastanza ampi che aiutano a tirare fuori tutti gli aromi e i profumi che contiene.

Il Lacryma Christi Rosso invece, sembra riprendere i colori della lava del Vesuvio. Di un rosso rubino vivace, ha sentori di frutta a bacca rossa. È un vino corposo e complesso che ben si addice a primi piatti elaborati e succulenti, sughi di carne, selvaggina o la famosa lasagna napoletana o secondi di carne rossa.

Infine il Lacryma Christi Rosato mantiene l’aroma fruttato e la complessità del rosso, ma dall’abbinamento più versatile. Può accompagnare sia il pesce (magari cucinato all’acqua pazza) che la carne bianca che secondi di verdura o risotti. Stupendo con i moscardini affogati al sugo dei pomodorini vesuviani.

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