Bradley Wiggins, per Fred Perry, con il quale ha realizzato una linea di abbigliamento ciclistico

Bradley Wiggins, per Fred Perry, con il quale ha realizzato una linea di abbigliamento ciclistico

Di Lorenzo Franzetti

My Time by Bradley WigginsAveva dodici anni, quando l’allora ragazzino, il rosso Brad, andava in giro per Londra a dire: «Vincerò l’Olimpiade, un giorno, e certamente anche il Tour de France». Un ragazzino piccolo piccolo, che è diventato un gigante. Peso-potenza, il rapporto “chiave” per vincere in bici, in salita: il rosso Wiggins è riuscito a mandare in crisi anche questo, con il suo modo naif e imprevedibile di fare ciclismo. Facendo storcere il naso a molti, alimentando scetticismo, ma anche, e soprattutto, infondendo stupore. Olimpiadi e Tour de France: le promesse del dodicenne sono state puntualmente mantenute.

E oggi, Bradley Wiggins approda in Italia, l’amata Italia, per tentare di vincere il Giro d’Italia: «Probabilmente, la corsa più dura. Più impegnativa del Tour de France…». Amata Italia, perché Brad nutre quasi un culto per molte cose italiane. Soprattutto per la Vespa e la Lambretta:  «Il mio sogno, ancora irrealizzato, è di possedere una Lambretta GP150, quella utilizzata in Quadrophenia». Quadrophenia è un film di Frank Roddam, tratto dall’omonimo album degli Who.  La Lambretta e la musica, due passioni quasi ossessioni di sir Bradley Wiggins. Il “sir” gli è stato omaggiato dalla regina, per celebrare una carriera che vanta quattro ori olimpici, di cui l’ultimo vinto nella sua città, Londra. La regina lo premia e lui, irriverente come “uno dei mods”, che risponde? «Ho preferito i complimenti dell’amico calciatore Fowler…». Robbie Fowler, stella del Liverpool, ma da ragazzino Bradley Wiggins era un tifoso sfegatato per l’Arsenal. Solo che tutti i suoi amici tifavano Tottenham e lo portavano a vedere solo le partite di quella squadra. Insomma, col calcio, Wiggins faceva tanta confusione fin dai primi anni della sua giovane vita.

Era arrivato a Londra con la madre, a vivere dai nonni: Wiggins era nato a Gand, in Belgio. La madre Linda seguiva il marito Gary, australiano, e ciclista professionista, ma i due si separarono molto presto e, quando il piccolo Brad aveva soltanto due anni, mamma e figlio se ne tornarono in Inghilterra, a Kilburn per la precisione, periferia nord-ovest di Londra.

Del padre, gli rimase la passione, quasi una missione, per la bicicletta: fare ciclismo a Londra, alla fine degli anni Ottanta, era decisamente controcorrente, in una città che sfornava soprattutto sfegatati per il cricket, il tennis e naturalmente, il calcio. Oggi, invece, Londra è una città molto cambiata, la bicicletta è entrata nelle abitudini quotidiane della gente e il ciclismo è uno sport molto amato: grazie anche a lui, al rosso Brad, londinese e più grande ciclista britannico di sempre. «Se sapevo che le vittorie al Tour de France e all’Olimpiade mi creavano così tanti problemi alla vita quotidiana, forse era meglio rinunciare…».  Scherza, Wiggins, ma oggi è certamente tra le stelle dello sport più popolari e non gli è più consentito di girare per la sua città in assoluta tranquillità, senza essere preso d’assalto da tifosi e appassionati.

L'Herne Hill velodromo, fuori Londra, dove è iniziata la carriera di Wiggins

L’Herne Hill velodromo, fuori Londra, dove è iniziata la carriera di Wiggins

Tornando alla promessa fatta a dodici anni, il ragazzino Wiggins aveva appena cominciato a correre in bicicletta, ma aveva qualche problema: di soldi, in primis, perché la sua famiglia non navigava nell’oro e correre in bicicletta non era così economico. E la sua giovanissima carriera rischiò di concludersi presto, a causa di un brutto incidente: Wiggins fu investito da un’auto mentre era in bicicletta e si ruppe malamente una clavicola. Ma ottenne un ricco rimborso, 1.700 sterline: settecento le diede a sua madre, il resto dei soldi li utilizzò per correre in bicicletta. Era un dodicenne di belle speranze, quando entrò per la prima volta al Herne Hill Velodrome: una pista antichissima e lunga 450 metri. Fu costruita nel 1891 e ospitò anche gare dell’Olimpiade del 1948, nonché sfide memorabili che videro in gara anche Coppi e Anquetil. La carriera di Wiggins cominciò da qui, da un anello asfaltato, nel quale cominciò a praticare la sua disciplina ideale: l’inseguimento. Sulle orme di uno dei suoi miti giovanili, Chris Boardman.

Giro d'Italia 2010

Foto di Nicola Ianuale

Oggi, il piccolo passista è diventato un gigante di 188 centimetri, ma non ha mai stravolto le sue caratteristiche: come può un pistard vincere un Tour? Ecco la domanda che quasi perseguita Bradley Wiggins da molto tempo. Wiggins ha lavorato, quasi alla follia, quasi a rischio depressione, su quel rapporto peso potenza, cercando di limare il più possibile quella regola ferrea: e ha trasformato, nel suo inconscio, ogni montagna del Tour in un velodromo. Nel senso che ha portato se stesso a ritmi in salita molto simili a quelli di un passista in pianura: facile a dirsi, un po’ meno a farsi…

E ora, al Giro d’Italia, Bradley Wiggins proverà ad alzare il tiro: perché le salite del Tour possono essere “addomesticate” dal suo modo di correre, ma le pendenze e le ascese più velenose delle alpi italiani, sono certamente più da scalatori: e Wiggins, scalatore non potrà mai diventarlo. Tuttavia, la sfida è lanciata.

Dal sito della fondazione Bradleiy Wiggins

Dal sito della fondazione Bradleiy Wiggins

Sfide apparentemente impossibili, per un ragazzo che ama andare controcorrente: Wiggins è così. Dalle grandi sfide alle piccole manie: «Sono un chitarrista autodidatta, ma mia moglie dice che sono abbastanza bravo. Oddio, c’è chi è bravo, ma anche chi è bravo davvero. Ognuno è una rock star nella propria camera da letto». E colleziona chitarre, soprattutto degli anni Settanta.

E poi, ancora, tra le manie di Wiggins, spuntano i cimeli di Mohammed Alì: «Ho iniziato a collezionare vecchie fotografie e cartoline, fino a riuscire a comprarmi guanti, anche autografati». Da buon londinese, poi, lontano dalle gare, difficilmente lo troverete senza un bicchiere di birra tra le mani: ma la sua passione sono le birre belghe.

Tuttavia, lo sport resta la sua vita, il suo punto di riferimento. Di recente ha realizzato una sua fondazione, con la quale finanzia progetti di promozione dello sport e in particolare del ciclismo, come pratica per il benessere e la salute. Tra gli obiettivi della sua fondazione, anche l’organizzazione di una grande pedalata, ad agosto.

Wiggins ha già indossato la maglia rosa nel 2010

Wiggins ha già indossato la maglia rosa nel 2010. Foto di Nicola Ianuale

Vizi e sfizi di Wiggo? La passione per le scarpe, non bisogna dimenticarla. E per l’abbigliamento: secondo il suo stile, però. Tanto che ha appena realizzato una sua linea di abbigliamento ciclistico con Fred Perry: «Per poter essere eleganti anche quando si esce in bicicletta».

Tre anni fa, Wiggins era al Giro per pedalare nelle retrovie, per preparare il Tour, da sempre quasi ignorato dai media: oggi, tutto è cambiato. Il faro della corsa è e sarà lui. Senza visi o sfizi, ma con la sua Pinarello, la sua inconfondibile maglia nera “Sky” e la sua squadra, nella quale gli unici italiani sono l’abruzzese Cataldo e l’umbro (di origini meridionali) Puccio.

 

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