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Dal sito ufficiale di Victoria Pendleton, victoriapendleton.co.uk

Domenica 14 aprile a Londra si è conclusa un’asta benefica con oggetti e souvenir dei più famosi atleti olimpionici britannici. Ebbene l’oggetto che ha riscosso più successo è stato il top autografato di Victoria Pendleton, battuto a 999 sterline.

victoria7Ebbene sì, anche ieri e oggi  Victoria Pendleton ha articoli che parlano di lei sui maggiori quotidiani britannici: è un fatto, questo, che accade quasi ogni giorno. Perché? Perché Victoria Pendleton è una star. Due volte olimpionica su pista, questa ragazza è testimonial numero uno del ciclismo femminile, in Gran Bretagna. Nei giorni scorsi ha ricevuto a Buckingham palace il CBE, la croce dell’impero britannico, la massima onoreficenza per una donna, nel suo paese. E poi si è dedicata e si dedica a promuovere vita sana e sportiva tra le donne inglesi, partecipa a pedalate benefiche ed è tra le più ascoltate personalità sportive impegnata nella campagna per la sicurezza dei ciclisti in Inghilterra. E ha anche dato il nome a una sua linea di biciclette, oltre che in procinto di pubblicare un nuovo libro.

La Gran Bretagna, le bici, le cicliste: sembra tutto così lontano rispetto all’Italia. Proprio nei giorni scorsi, nella ridente penisola, un addetto ai lavori del ciclismo, anche con una certa cultura, si è espresso in questo modo, in via del tutto confidenziale: «Secondo me il ciclismo femminile sarebbe da abolire. Perché il livello tecnico è ridicolo».

victoria5L’Italia è un Paese in cui, quarant’anni fa, una donna che correva in bicicletta suscitava le ire dei ben pensanti: «Andate a fare la calzetta!», gridavano certi tromboni scandalizzati agli angoli delle strada, quando s’imbattevano nelle pioniere del ciclismo. Episodi raccontati anche nel secondo numero di cycle, in questi giorni nelle librerie e nei migliori negozi di biciclette.

Andate a fare la calzetta, ieri, sono ridocole, oggi: sembra che quarant’anni non siano mai passati. Pregherei l’autorevole addetto ai lavori di esprimere questa sua opinione non solo in maniera confidenziale, ma prendendosi le sue responsabilità. Continuo a non spiegarmi, certe assurdità.

A parte che, se il metro di giudizio per le donne cicliste è, purtroppo solo apparentemente, il livello tecnico…allora, per lo stesso principio mi verrebbe da suggerire: chiudiamo baracca anche col ciclismo maschile, viste le pessime e imbarazzanti figure che stiamo facendo su alle classiche, tra Belgio e Olanda… Che assurdo paese, l’Italia.

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