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Di Gianni Bertoli

Ma quale gita fuori porta? Una volta a Pasquetta si andava al Vigorelli. Il lunedì dell’Angelo, infatti, si svolgeva sulla pista magica una grande riunione con i grossi calibri della strada e della pista. A seconda della Pasqua alta o bassa, questa riunione poteva rappresentare anche la manifestazione d’apertura ufficiale dell’attività su pista. E’ inutile dire che il pienone era assicurato.

C009F7Gli assi della strada erano quelli che attiravano di più anche se venivano attesi con particolare attenzione anche gli specialisti della pista. Molto seguito era, ovviamente, il torneo degli sprinter che, partendo dai Bergomi e Astolfi, vide affrontarsi assi del calibro di Harris, Van Vliet, Plattner, Derksen, Rousseau, Gaignard, Sacchi, Morettini, Ghella e sua maestà Antonio Maspes. Poi veniva generalmente programmata una grande sfida ad inseguimento, specialità nella quale Fausto Coppi, garantiva da solo il grande incasso. Mitiche furono le sfide Coppi- Schulte e Coppi- Patterson. Il grande Fausto, dall’alto della sua classe, era un cavallo sicuro nelle gare di inseguimento anche se, secondo me, non era così “bello” come su strada. Il grande Airone, per le sue caratteristiche morfologiche, era bellissimo sulla bici da strada. In pista, invece, le sue lunghe leve e il busto corto e tondo (“Coppi aveva il petto da uccello” aveva sapientemente sentenziato Gianni Brera) non gli consentivano una posizione allungata ed aerodinamica come quella di Schulte, Patterson, Anquetil, Baldini, Riviere e del piccolo ma compostissimo Guido Messina. Inoltre, sotto sforzo, si poteva notare nel campionissimo un leggero rollìo del bacino sulla sella. Dall’alto della sua classe, Coppi fece comunque mirabilie in pista, specialmente nell’inseguimento.

Oltre alle grandi sfide ad inseguimento ed i tornei riservati ai velocisti, venivano proposte gare in più prove a squadre nelle quali venivano generalmente opposti italiani a stranieri. In queste prove il pubblico del Vigorelli andava letteralmente in visibilio per le “invenzioni” del grande Nando Terruzzi. Nando sapeva tutto della pista, era il “professore”. Anche se cercava di nascondere una incipiente pancetta, inventava la corsa come nessun altro. Riusciva a vincere anche quando non era in forma. Sapeva saltare da una ruota all’altra perché riusciva a valutare in una frazione di secondo quale fosse la soluzione migliore per risparmiare il massimo possibile delle energie, quelle energie che venivano utilizzate solo al momento opportuno.

Nando Terruzzi, un mito del Vigo

Nando Terruzzi, un mito del Vigo

In queste riunioni con gli assi delle varie specialità venivano anche inserite le cosiddette “gare di contorno” con dilettanti e allievi. Il grande pubblico del Vigo, piuttosto competente per la verità, accettava di buon grado queste gare e le seguiva con notevole interesse.

Tra i partecipanti a queste gare, uno era diventato immancabile: Baio. Baio era un dilettante già in là con gli anni, penso fosse più vicino ai quaranta che ai trenta. Baio, un nome, un programma. Come il baio è un cavallo dal mantello bruno rossiccio, Baio aveva i capelli – ormai pochi – rossicci. Non era molto alto, era magro e aveva le gambe ossute della persona anziana. Dalla tribuna si poteva immaginare che avesse anche le vene varicose. Correva per la Società Ciclistica Marianese di Mariano Comense. Portava una maglia di lana da strada che infilava civettuolamente nei calzoncini per renderla più simile ad una maglia da pista. La maglia era bianca e rossa a quarti ed anche il casco era a strisce bianche e rosse, forse per confondersi con il rossiccio dei capelli.

Baio si era creato un suo personaggio: nelle gare individuali a punti, pronti, via, andava in fuga. L’indimenticabile speaker del Vigorelli, Carlo Proserpio, annunciava: “Individuale quaranta giri, un traguardo ogni cinque giri, Punteggio: 5,3,2,1. Ultimo traguardo a punteggio doppio. Dopo un giro è in fuga …. Baio”.

Il pubblico rumoreggiava e rideva per un copione visto più volte. Prima del quinto giro al termine del quale venivano assegnati i primi punti, Baio era già stato ripreso e annaspava in coda al gruppo. Ancora un paio di giri e rientrava alla “zeriba”.

Una volta accadde però un fatto imprevisto. Baio andò in fuga come al solito. Forse il gruppo sottovalutò la cosa, forse Baio aveva fatto qualche allenamento in più … insomma, non fu ripreso e si aggiudicò il primo traguardo. Proserpio annunciò: “Primo traguardo: primo … Baio punti cinque …”. Lo speaker non riuscì a dare i nomi dei piazzati perché il grande pubblico del Vigorelli tributò a Baio un applauso che forse solo a Coppi era capitato di ricevere.

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