rete-mobilita-nuova

Mentre in Italia si torna ad avere un governo, nato per volere di chi non ha vinto e di chi ha perso le elezioni, dall’Europa arriva questa notizia:

Un emendamento proposto dall’European Cyclists’ Federation (ECF) a favore  dello sviluppo di infrastrutture sicure per pedoni e ciclisti finalizzate a garantire il raddoppio del numero di utenti a piedi e in bicicletta nelle città europee entro il 2020, è stato votato lo scorso 24 aprile, dalla Commissione Ambiente del Parlamento Europeo all’interno della relazione sul 7 ° Programma d’Azione per l’Ambiente (2014-2020), “Vivere bene, entro i limiti del nostro pianeta”.

Considerato che questo Piano dovrà essere  adottato secondo la procedura legislativa ordinaria, vale a dire congiuntamente dal Parlamento europeo e dal Consiglio, l’ECF ritiene l’emendamento blindato.

Bernhard Ensink, Segreterio Generale dell’ECF, dichiara: “All’interno dell’obiettivo prioritario riguardante il “miglioramento della sostenibilità delle città dell’Unione”, finalizzato a garantire che, entro il 2020, la maggioranza delle città dell’Unione europea attuino politiche di pianificazione urbana sostenibile e di progettazione della mobilità, l’ECF ha proposto di aggiungere un emendamento riguardante “lo sviluppo di infrastrutture sicure per pedoni e ciclisti per garantire il raddoppio del numero di utenti della strada a piedi e in bicicletta”.

“Questo emendamento – prosegue Bernhard Ensink – è stato fatto proprio e sottoscritto da tutti i principali partiti che rappresentano non meno del 80% dei parlamentari. Il rapporto ora va avanti per il voto in Parlamento ma con il sostegno della maggioranza dei partiti chiave è improbabile che l’emendamento possa essere abrogata. Quindi diventerà politica dell’UE entro la fine dell’anno”.

Leggendo queste dichiarazioni, dall’Italia, la sensazione è quella di vivere in una periferia lontana di questa Europa: eppure si parla di noi, anche di noi. Spicca, in tutto ciò, l’assenza quasi totale dell’Italia nel dibattito su queste tematiche, a parte l’eccezione della Fiab, naturalmente.

Vivere bene entro i limiti del nostro pianeta. Caro presidente Letta, gli italiani si augurano che non si viva di solo spread.  Il triste spettacolo della politica italiana, quello già visto e quello che, probabilmente, si vedrà, non consente di farsi chissà quali illusioni. Tuttavia, ci sono questioni “alte”, ovvero che riguardano il benessere di tutti i cittadini (e non solo quelli di un partito) che non possono continuare a essere ignorate: dall’Europa arrivano segnali che l’Italia continua a ignorare. Come se non ci riguardassero: come se le città più vivibili non fossero affare per gli italiani. Per questo, credo, abbia un senso che, ancora una volta, la società civile, i cittadini facciano sentire forte la propria voce: per questo, ha un senso manifestare e, soprattutto, proporre e gridare a gran voce un’alternativa per le nostre città. Farsi sentire, farsi ascoltare da una classe politica che, fino a oggi, razzola lontanissima dalla realtà del Paese e dalle sue necessità. Il mio vuole essere un invito a partecipare alla manifestazione del 4 maggio, che si terrà a Milano, per “una mobilità nuova”.

La questione “mobilità”, infrastrutture, piste ciclabili e nuove politiche dei trasporti, nel nuovo governo viaggerà sui tavoli sostanzialmente di due ministri: uno è il ministro dei Trasporti, Lupi (Pdl), l’altro è il ministro dell’Ambiente, Orlando (Pd). Insomma, siamo nelle mani di una sinergia praticamente impossibile: aspettarsi competenza e soprattutto un dialogo con questi due ministri, all’insegna del buon senso, forse è troppo. Tuttavia, da lì, l’Italia riparte: chi va in bicicletta non si è mai spaventato di fronte a una salita. Questa è dura, ma guai a chi mette il piede a terra: pedalare!

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.