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di Guido P. Rubino (foto GR)

MILANO – Alcune sono tirate a lucido che sembrano appena fabbricate. In effetti poco ci manca: sono uscite dalle mani sapienti di qualche restauratore. Oppure ci sono le biciclette che portano evidenti i segni degli anni e tanto fascino. Migliaia di chilometri di strada percorsa tutti lì, racchiusi nei cortili di Cicli Rossignoli, nel centro di Milano. Sono le Biciclette Ritrovate, quelle che il negozio della storica famiglia milanese raccoglie ogni anno e le espone nel salotto buono.

Le biciclette sono la testimonianza di mille lavori, usare la bicicletta per fare il ciclista, una volta, era solo una delle possibilità, era roba da privilegiati inseguire la gloria in sella. Gli altri, tutti gli altri, la bicicletta la usavano per necessità. Spostamenti e lavoro. E chi poteva pedalare era un privilegiato.

Tra le biciclette altri mille accessori. Dalla cassetta del TCCI (Touring Club Ciclistico Italiano) ai cartelli segnaletici delle corse di una volta. Passando per i giochi e anche per soluzioni curiose e idee mai realizzate.

Tutto lì, nel tepore di una primavera finalmente arrivata. E soprattutto con visitatori incuriositi e spesso professionali. Oltre ai collezionisti è possibile incontrare i costruttori di oggi. Quelli che magari lavorano il carbonio ma sognano in acciaio. E se gli chiedi sono lì pronti a spiegarti il segreto di una congiunzione e di una forcella piegata all’indietro.

Moto da pista, quelle degli stayer degli anni ’40 e la bicicletta militare dei bersaglieri. Quella biammortizzata che come elementi elastici si accontenta dell’acciaio. Magari precorrendo soluzioni più moderne, ma lì erano 25 chili di bici da portare in giro, più il fucile e l’attrezzatura del soldato. Particolare quella esposta: una Legnano militare, testimonianza di quella volta che la casa lombarda soffiò a Bianchi il contratto con l’Esercito Italiano.

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