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3webTutta la storia comincia da un cortile, da un uomo con la sua famiglia, arrivati a Ispra, località di fornaciai e pescatori, sul Lago Maggiore: con baracca e burattini. Nel cortile, per aprir bottega: la sua, quella del Romeo. Affiaccata su un cortile che era lo scenario di un teatro straordinario.

“El San Martin” stesso nome della piazza, ma un cortile, ovvero una piazza nella piazza. Era il cortile di un’infanzia povera, ma serena. Oggi è la malinconia della spensieratezza di un’età passata, il ricordo di cose, avvenimenti, persone e personaggi: alcuni ancora vividi nella memoria, altri sbiaditi, ma non cancellati.

Per i ragazzini di allora, indimenticabile era El Togn, che produceva bibite e la “gazusa cunt la baléta”: palline dentro una bottiglia che, presto, diventavano Coppi, Bartali, Robic o Bobet in appassionanti sfide nella pista scavata nella terra del cortile. Sfide che proseguivano con i “tulìtt”, i tappi della bibite recuperati dall’osteria della Rusèta: all’interno di quei tappi si potevano mettere le foto dei campioni, ritagliate da vecchi giornali, e, con l’abile e oculata spinta tra pollice e indice, scorrevano veloci sulla “lobbia” (in italiano ballatoio) al primo piano della casa o anche su tutta la lunghezza di gradini del sagrato della chiesa, lì vicino.

Tra le tantissime immagini di quel cortile, c’erano le timide apprendiste, le sartine sedute in circolo davanti all’uscio della Rita che insegnava loro “l’arte del cucito”, bambine sedute su seggioline impagliate che imparavano, tra allegri chiacchiericci e canti dei motivetti allora in voga.

ispra-1E all’ingresso del cortile c’era l’osteria, sempre frequentata da personaggi stravaganti: io ricordo, per esempio, le discussioni spesso accese di questi uomini seduti sotto il pergolato di glicine e gelsomino, oppure a contorno delle accanite partite di bocce sul campo che occupava una parte del cortile, vicino al muro di cinta. Discutevano di lavoro, politica e, soprattutto, di ciclismo, con l’insanabile rivalità tra “bartaliani” e coppiani”.

Tra i numerosi personaggi che animavano quel cortile, il più stravagante era Luigi Baranzelli, in arte “Blé”. Dormiva sul carretto del Pàul che di giorno, al traino del cavallo, girava per cortili e cascine a vendere frutta e verdura, mentre al sera era ritirato sotto una tettoia, la dimora del Belé, appunto: un uomo sempre pimpante e disponibile a un bicchier di vino. Lo ricordo, a volte, anche triste e arrabbiato, quando le donne del cortile decidevano di fare pulizia nella sua unica proprietà, un armadietto custodito sotto la tettoia, che non conteneva che poche cose: se la prendeva soprattutto, quando le donne scoprivano e buttavano i suoi “peccati di gola”, ovvero un pezzo di formaggio che sembrava voler camminare, oppure un pezzo di lardo brulicante di formiche.

Ecco qualche ricordo tra i tanti e suggestivi di quel cortile che oggi è stato trasformato e stravolto, ma che del passato conserva ancora, nella mia memoria, tante storie viste e vissute.  Ognuno, con poche gioie e molte pene, trovava sempre il modo di farti sentire l’affetto e spesso anche un concreto aiuto nel momento del bisogno. Questa storia comincia da qui, da una tra le tante piazze italiane, piazza di provincia, piazza di poveretti. La bottega ha aperto qui.

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