Foto Bettini/Lampre Merida

Foto Bettini/Lampre Merida

Di Enrico Pengo

La Roubaix, magica per il pubblico, affascinante per tutti, difficile per i corridori, quasi un incubo per noi meccanici. Una bella sfida anche per tutti, anche dietro le quinte: purtroppo per la mia squadra non è andata bene, puntavamo in Pozzato, ma la Roubaix è crudele. E lascia un po’ di delusione in tutti noi che abbiamo lavorato per questa grande classica: il ciclismo è così, dietro ai corridori ci sono anche meccanici e massaggiatori, uno staff che lavora duro e che vive le vittorie e le sconfitte, quasi come i corridori. Per noi è stata una sconfitta dal punto di vista del risultato; per me, come meccanico, è stata una vittoria, perché ho portato i miei corridori nelle condizioni migliori. E, alla sera, quando ho accompagnato Pozzato in aeroporto, parlando con lui della giornata difficile, abbiamo comunque tirato una conclusione: i materiali erano perfetti.

Quante Roubaix avrò fatto, come meccanico? Non me lo ricordo. Direi una quindicina, ma forse sono diciotto. La prima è stata nel 1993, con la ZG di Ghirotto e Perini. La più preziosa per la mia esperienza di meccanico, quella del 2000, alla Lampre, con Franco Ballerini come capitano. Con lui ho imparato molte cose che mi sono tornate utili dopo: e anche quest’anno.

Uno dei tanti cartelloni che non mancano mai sulle strade del ciclismo. Photoianuale

Uno dei tanti cartelloni che non mancano mai sulle strade del ciclismo. Photoianuale

La Roubaix dei meccanici è una corsa che si comincia a preparare già in inverno: perché le bici per correre sul pavé sono totalmente differenti rispetto a quelle che usi durante l’anno. E i telai devono essere pensati, progettati e costruiti con molti mesi di anticipo: e le bici montate e studiate con tutto il tempo per valutarle e modificarle. Perché, per esempio, bisogna alloggiare un 46 interno. Oppure perché devi pensare di montare gomme da 28 millimetri e con i telai attuali, superaerodinamici, non sempre sono compatibili.

Quest’anno la mia squadra è arrivata alla Roubaix con un nuovo sponsor, Merida: questo ha comportato un superlavoro, lo scorso inverno. Un confronto costante tra me e loro, per arrivare alla bici perfetta per la Roubaix. Merida aveva un grande vantaggio: l’esperienza maturata nel mondo della mountainbike. E questo ha aiutato molto nel disporre di soluzione “ad hoc”. Il telaio per la Roubaix è stato costruito con un’elasticità notevole: per un corridore, in pratica, pedalare con questa bici era come andare su uno sterrato normale, o quasi. Il pavé veniva quasi totalmente attutito.

L’aspetto più delicato riguarda i tubolari: le gomme sono un componente fondamentale. Dalla scelta del battistrada, alla pressione. Non è un dettaglio, affatto. E il segreto qual è? La stagionatura. La mia preoccupazione, quest’anno, era di non avere tubolari ben stagionati: sì, perché le gomme per la Roubaix, per essere perfette, dovrebbero avere una stagionatura di almeno due anni. Quasi come il vino. E io quest’anno avevo il vino novello, ovvero un nuovo fornitore, Continental: ottimo livello, ma la stagionatura richiede tempo. Tanto che, quando si fanno gli accordi con i produttori di pneumatici, si fanno per più anni. E quest’anno abbiamo già fatto gli ordini per la Roubaix dei prossimi anni.

Foto LampreMerida

Foto LampreMerida

Quando i tubolari arrivano nella sede della squadra, li faccio stagionare in un deposito. Non devono prendere luce e, se serve, vengono cosparsi di talco. Così la carcassa raggiunge la stagionatura migliore: due o tre anni sarebbe perfetta. Perché si fanno stagionare? Perché sul pavé, il tubolare stagionato, è più resistente. Quest’anno, purtroppo, con i tubolari meno stagionati, abbiamo “subito” otto forature. Per fortuna, non sono state quelle a determinare il risultato dei miei  corridori. Tuttavia, sono già sicuro che il prossimo anno, con le forature andrà meglio: proprio per una questione di stagionatura.

Questo dei tubolari è uno dei tanti piccoli segreti per la Roubaix. Un altro aspetto fondamentale è la scelta della pressione delle gomme: che, necessariamente, deve essere personalizzata per ogni corridore. Ogni atleta sceglie la sua: e io mi tenevo annotato tutto sul mio I-pad, anche in ammiraglia. Pronto a disporre di ruote e gomme “ad hoc”, preparate in anticipo.

Il giorno di grande lavoro per la preparazione dei tubolari è stato venerdì, quando con la squadra abbiamo fatto  il sopralluogo: il test nei tratti di pavé.  Durante quell’allenamento, ogni corridore si regolava la pressione che preferiva: e io, con il compressore digitale, prendevo nota e memorizzavo tutto.

Il nostro capitano era Filippo Pozzato: e, naturalmente, anche le gomme degli altri erano gonfiate pensando anche a un’assistenza in corsa dei gregari per Pozzato. Quindi la pressione era personalizzata per tutti, ma ognuno doveva scegliere una pressione che fosse adatta anche al capitano, Pozzato.

Con Pippo, poi, ho parlato a lungo venerdì sera: perché nella Roubaix, il corridore e il meccanico sono in comunicazione costante. Si lavora in simbiosi. E venerdì sera ho recuperato i vecchi appunti, quelli che avevo raccolto con Ballerini: con Pozzato li abbiamo riletti, ci siamo confrontati. Con Franco Ballerini, ogni dettaglio era prezioso: mi ha insegnato tutto, a come regolare ogni cosa in funzione di questa gara.

Foto Biondi/Bettini Lampre Merida

Foto Biondi/Bettini Lampre Merida

Il giorno della Roubaix, Pozzato aveva a disposizione 5 biciclette: due le avevo io sull’auto, già fissate dalla parte giusta, quella più veloce, in caso di sostituzione al volo. Con una ci correva, mentre altre due erano sul percorso: le teneva il collega Luca Bortoluzzo che aveva il compito di farsi trovare dopo i tratti in pavé e di tagliare da una parte all’altra.

C’era anche una strategia anche in corsa:  con Pippo avevamo studiato di partire con una bicicletta con gomme molto gonfie per i primi ottanta chilometri. Poi, l’ha sostituita con quella da pavé, gonfiata a quattro atmosfere. Per il finale, se le cose fossero andate per il meglio, avevo pensato a un’altra sostituzione, con una bici che teneva l’ammiraglia al rifornimento: gonfiata a 6 atmosfere. Per un corridore, dopo una giornata con una bici sgonfia, avere una scelta di quel tipo, sarebbe stato come mettere le ali. Purtroppo, non è servita, pazienza.

Una giornata, quella di noi meccanici, iniziata alle sei del mattino e finita a tarda sera: senza vittoria, una Roubaix dal retrogusto amaro. Tuttavia, la soddisfazione personale c’è stata. Le bici sono state impeccabili: il lavoro mio e degli altri meccanici è stato perfetto. Ogni Roubaix, un gran lavoro: ogni minimo dettaglio richiede il top. Esame superato, risultato mancato: pazienza. Sul pavé, la soddisfazione più bella l’ho raccolta con Alessandro Ballan, quando vinse il Fiandre. Alla Roubaix fece terzo.

Poco male, si ritorna a casa, a Camisano Vicentino, ma si è già con la testa alle Ardenne: tra qualche giorno, sarò di nuovo al lavoro. Per Cunego, Ulissi, Scarponi e gli altri ragazzi della Lampre-Merida.

 

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