dino buzzati

Dino Buzzati al lavoro

Di Alberto Brambilla

Accendo un’altra sigaretta in questa notte che è appena incominciata. Piove in quest’ultimo ingannevole scampolo di una falsa primavera. Ma io sono qui al caldo, Hotel Tiziano, secondo piano, camera 161. Dalla finestra ascolto la gelida pioggia che batte la piazza illuminata, spazio metafisico in questo angolo sperduto d’Italia. Sullo sfondo ci sono loro, le Dolomiti, divinità imperturbabili. Esse stanno solenni e impenetrabili avvolte da immensi mantelli di nuvolaglia, tenendo chiuso in sé il Destino. Quali mondi misteriosi si celeranno dietro quei neri bastioni, cosa c’è al di là di quelle muraglie?

 

Mi ricordo che da bambino cercai di disegnare le montagne che si vedevano dalla mia casa e alla fine dalla carta emerse un forte di granito. Più avanti tentai ancora di ritrarre le Dolomiti, ma ogni volta ero come bloccato da un problema per me irrisolvibile. Di che colore sono le Dolomiti? Non esiste un aggettivo adeguato. Più che di un colore preciso si tratta di un’essenza, forse di una materia evanescente che dall’alba al tramonto assume i più strani riflessi. Eppure è sempre la stessa, così come una faccia umana non cambia anche se la pelle è pallida o bruciata dal sole. Negli anni successivi, seduto su un gradino della piccola scala di pietra, io ormai adolescente guardavo a lungo le montagne della mia vita, ma loro no, se ne stavano sempre chiuse in inafferrabili pensieri, non si lasciavano scalfire dallo sguardo. Come questa notte.

coppi1

Le montagne non si lasciano ingannare. E la scalata di domani, 2 giugno 1949, tiene sospesi gli animi, e non ci lascia prendere sonno. Lassù, come qualcuno ha già scritto, solo il possente ansito dei titani regnerà sovrano nel silenzio delle scoscese valli. Fragile è la gloria anche nel ciclismo, basta un niente perché le sue trombe si voltino dall’altra parte e la Dea alata si allontani dal tuo ferreo destrier per baciare le gote di un giovane nuovo eroe.

 

Domani che cosa succederà sui passi di Rolle, Pordoi e Gardena? Che faranno Bartali e Coppi sui Monti Pallidi? Domani i paladini mostreranno finalmente il loro valore? Sinora si sono nascosti nell’ombra densa dell’attesa, infischiandosene della fiducia cieca delle loro truppe, del loro popolo comunque acclamante. Non era ancora giunta l’ora, dicevano. Ma le montagne non si lasciano ingannare: domani non basterà loro qualche scaramuccia, qualche colpo di fioretto, un allungo dimostrativo per poi ritornare a celarsi nella coda multicolore del drago. Domani i campioni impugneranno le loro pesanti spade e i fendenti daranno dolore e San Giorgio dovrà colpire a morte il drago e il sangue sgorgherà copioso…

 

Coppi_BartaliMa stanotte ci consumiamo tutti nell’attesa. Le Dolomiti incombono proterve e minacciose su quest’angolo d’Italia, incombono su questa piazza, sull’Hotel Tiziano, sui corridoi, sulla camera 161. Visioni di precipizi orrendi, agghiaccianti strade senza parapetto tagliate negli “a picchi”. E un drago spaventoso ci insegue e noi arranchiamo su per scivoli precipitosi e la salvezza è lassù in cima dove si apre un varco fra le rupi e non si è mai arrivati. Mai.

 

Luce sinistra sulle rossastre marce rocce del Colbricon, poi sotto gli aghi di pioggia ascendiamo al Passo Rolle, mentre le Dolomiti affiorano superbe tra le nere nuvole sfrangiate. La strada sale ancora e dal basso s’ode un lungo sibilo di morte. La salvezza è lassù, ma non si arriva mai. Anche Pasotti arranca a fatica, anche Ronconi, anche Rossello. Ci aspettano le muraglie del Sassolungo, non dimenticate! Suonano nella valle le trombe che annunciano un pericolo imminente. Un brivido percorre il piccolo drappello: anche Cottur, Leoni, Astrua arrancano stremati. Dove stiamo andando? Verrà il Pordoi, il Passo di Campolongo, il picco del Boè, saranno le stazioni del nostro infinito Calvario. La salvezza è lassù in cima dove s’apre forse un varco tra le rupi. Molti hanno abbandonato o si sono perduti tra le nuvole sulfuree. Pochi resistono aggrappati al loro Destino. Suona il corno di Rolando, ormai il drago ha superato il passo, è dietro di noi, dopo la curva. Ora resistono solo Coppi e Bartali, il sibilo si avvicina….

 

La salvezza è lassù, la salv… Anche Gino, anche Fausto si svegliano di soprassalto, ansimando. Accendono la luce. Guardano l’orologio. Sospirano. È l’ora di partire.

 

Ho proposto qui un esperimento di riscrittura, usando di frequente la tecnica del col- lage. I testi da cui traggo i materiali sono ovviamente, in primo luogo, le cronache scritte nel 1949 da Dino Buzzati per il “Corriere della Sera”, poi raccolte in Dino Buzzati al Giro d’Italia, Mondadori, 1981; ma ad essi si mescolano a volte passi tratti da altri scritti del bellunese raccolti ne Le montagne di vetro, Vivalda, 1989. Tutto ciò spiega evidentemente il titolo di questo breve pastiche.

 Il racconto è stato pubblicato in

bartali libro

Info:

http://www.curcuegenovese.it/index.php/io-sto-qui-e-aspetto-bartali.html.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.