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La scorsa settimana abbiamo approfittato delle vacanze di Pasqua per un veloce raid in bicicletta sui sentieri francigeni del Piemonte. Di sole ne abbiamo visto davvero poco ma in compenso non sono mancati il fango e la pioggia che hanno reso lenta ed impacciata la nostra avanzata lungo l’itinerario oltre ad arricchire l’avventura con del sano divertimento.

piemonte2Partendo dall’ultimo punto tappa della Via Francigena in Valle d’Aosta, Pont Saint Martin, siamo stati accompagnati dai ragazzi dell’Associazione Francigena di Sigerico lungo i sentieri del Carema doc fra la natura della conca morenica canavese che costituisce il primi scorcio di Piemonte. Il portapacchi caricato dal peso delle borse vibrava sotto i duri colpi delle rocce mangiate dai nostri pneumatici, ma non ce ne preoccupavamo più di tanto.

L’attenzione era tutta per il luogo a noi sconosciuto che stavamo attraversando in bicicletta. Ogni volta che risalgo in sella, ho sempre paura di restare delusa, di non sentirmi a mio agio, di provare un senso di inadeguatezza non ancora conosciuto ed invece, anche questa volta, la sensazione è stata la stessa: un senso di assoluta libertà, di benessere, di indipendenza e soprattutto di estrema felicità.

Tra una degustazione, un sentiero intrigante, un castello all’orizzonte ed un’infinità di testimonianze della rotta pellegrina (chiese romaniche, rifugi, strade lastricate…), siamo giunti fin sulle sponde del lago di Viverone, a Roppolo. Ivrea, la città dello storico carnevale, era alle spalle mentre di fronte a noi avevamo le pianure di Santhià e Vercelli. Una deviazione verso ovest ci ha condotto fin alle propaggini della città della Mole dove una brusca impennata ci ha condotto dinnanzi alla maestosa Basilica di Superga, tristemente nota per lo schianto dell’aereo della squadra del Grande Torino. Non ci pareva vero di poter pedalare con scioltezza senza l’impaccio di terra e fango tra i freni e sul deragliatore… ed infatti gli emozionanti saliscendi delle colline del Monferrato ci hanno subito fatto pentire del solo pensiero di una giornata tranquilla! Che fatica ragazzi, ma che spasso! Inseguendo i pellegrini disegnati ad ogni bivio, siamo giunti sul Colle Don Bosco, luogo natale del padre dei salesiani, quando ormai il buio aveva avvolto la Basilica… in realtà è stata tutta una scusa per poter sfruttare il frontalino almeno una volta e non riportarlo a casa come peso morto!

piemonte3Don Egidio ci ha fatto da cicerone alla scoperta dell’immenso complesso di Colle Don Bosco ma nell’uscire dalla Basilica Superiore rivestita in legno con un design che richiama l’Arca, non credevamo di trovarci veramente nel Diluvio Universale! Giunti ad Asti siamo stati accolti come poveri pellegrini e per fuggire il tempo infame siamo saltati su un treno verso Oulx, in val di Susa, a quota 1200. Temevamo il peggio (bufera di neve) ed invece un tramonto incantevole sulle Alpi occidentali ci ha accolto in paese. Ritemprati dalla cena e sempre più ottimisti, ci siamo coricati sotto un cielo stellato. Sole tiepido, primaverile, dolce… e vento in poppa: cosa chiedere di più a quest’ultima giornata sulla via Francigena del Piemonte? Lo spettacolo di un paesaggio mozzafiato come quello della val di Susa! Finalmente la giornata perfetta e chi se ne frega se per un tratto ci perdiamo nel bosco… si torna indietro e si pedala nuovamente. Il forte di Exilles domina incontrastato l’orizzonte prima di catapultarci verso Susa, piccola perla impreziosita da numerose testimonianze della sua origine romana e da una trattoria dove scopro il piacere di degustare una ottima farinata.

piemonte4Ma suvvia, non indugiamo, c’è da scalare il colle Braida per raggiungere la Sacra di San Michele, magnifico monumento che domina l’imbocco della vallata: gli ultimi chilometri sono una sfida per evitare di giungere fuori tempo massimo… alle 18 si chiude e noi siamo viaggiatori lenti, di quelli che se ne stanno nella coda del gruppo a chiacchierare e quando si scatena la bagarre… si fermano per una sosta gastronomica! Pedala pedala e il tempo passa: scolliniamo alle 18 in punto, ma mancano da fare gli ultimi due chilometri di discesa. Scendiamo a perdifiato solo per scoprire che… è Pasqua ragazzi, la Sacra è aperta fino all’ultima messa. Vabbè, prendiamocela con calma allora: che panorami da quassù, ma che sforzo immane arrivarci… queste sono soddisfazioni ed è solo il viaggio in bici che te le regala!

Dopo aver esplorato il santuario ci buttiamo a capofitto in discesa e con i freni ormai finiti (che puzza di bruciato) raggiungiamo i laghi di Avigliana che ci salutano con un tramonto da cartolina… sulla via Francigena siamo stati pellegrini bagnati ed alla fine… anche fortunati!

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