Umberto Boccioni, Dinamismo di un ciclista (1913)

Umberto Boccioni, Dinamismo di un ciclista (1913)

franzinellidi Alberto Brambilla

“Il Giro d’Italia può paragonarsi ad un grandioso dramma sportivo che svolge i suoi venti atti nel più bel teatro del mondo coi più suggestivi e pittoreschi scenari […], innanzi a milioni di spettatori per tutte le strade della piana del Po, alla dorsale appenninica che traversa serpeggiando dall’Adriatico al Tirreno, per risalire nella luce di Trieste […]. Il Giro d’Italia per quella sua particolare caratteristica di lotta avvincente fra uomini e macchine, fra squadre e gruppi ha assunto una popolarità che supera ogni e qualsiasi manifestazione nazionale”. Con queste parole Armando Cougnet,  il mitico Patron della corsa rosea, presentava il Giro d’Italia del 1947, il primo dopo la lunga e dolorosa parentesi bellica. Difficile aggiungere altro al testo di Cougnet, che in maniera magistrale collega geografia, storia, esaltando l’entusiasmo popolare, non senza un sano patriottismo nei confronti della Trieste di nuovo perduta. Sono questi in effetti gli ingredienti principali della corsa nazionale, che è da sempre elemento fondante di identità, e insieme sfida (reale e al tempo stesso simbolica), espressa in forma di spettacolo  Quasi il mix perfetto dell’italianità, verrebbe da dire, naturalmente a forti tinte drammatiche, dove il confronto serrato tra le diversità (e i campanili) vorrebbe paradossalmente generare un modello di unità, senza mai rinunciare all’aspetto teatrale, a volte non disgiunto da una vena di sano populismo (non siamo la patria del melodramma?).

 

Armando Cougnet

Armando Cougnet

Il Giro – la cui prima edizione risale al 1909 – non è dunque solo una straordinaria manifestazione agonistica fine a se stessa, ma è un fenomeno serio e complesso che ci accompagna da un secolo, attraversando le diverse vicende del Bel Paese. Proprio per queste ragioni ci sono molti modi possibili di ricostruire storicamente il Giro, e molti modi di interpretarlo e raccontarlo, come ha dapprima magistralmente mostrato il volume di Daniele Marchesini, L’Italia del Giro d’Italia (Il Mulino, 1996). Sulla scia di questo libro (a cui Marchesini, docente dell’Università di Parma, ha nel tempo aggiunto altre importanti ricerche), sono nate molte indagini settoriali, e forse solo un altro tentativo di lettura generale del Giro (e in un certo senso del ciclismo tout court), vale a dire il libro dello storico inglese, ma con radici anche milanesi, John Foot (Pedalare!, Rizzoli 2011). In questa ampia prospettiva storiografica va però ora collocato l’interessante e ricco volume dello storico Mimmo Franzinelli, che si intitola Il Giro d’Italia. Dai pionieri agli anni d’oro (Feltrinelli, 2013, pp. 344, 20 euro). L’autore ripercorre puntualmente la storia del mezzo ciclistico e della corsa a tappe risalendo dalle lontane origini (prendendo addirittura le mosse da un curioso excursus leonardesco) sino agli anni ’70-‘80, prima dunque che il ciclismo precipitasse nel buco nero del doping ‘scientificamente programmato,’ o nelle illusioni della super tecnologia. All’interno di questa ricostruzione non mancano episodi inediti o spunti curiosi ed interessanti, che potrebbero stimolare nuove appassionanti ricerche. Ciò che tuttavia è importante ed originale nel libro è lo speciale sguardo adottato dall’autore, solo in parte evocato dal titolo, che èunta a qualcosa di più ‘neutro’. Avendo potuto consultare una gran mole di fonti documentarie,  e soprattutto l’Archivio di Vincenzo Torriani (che fu Patron del Giro dal 1949 al 1992), Franzinelli è in grado di offrirci uno spaccato spesso inedito della corsa, che è per così dire osservata ‘dal di dentro’, ossia anche e soprattutto dal punto di vista dell’organizzazione.

Vincenzo Torriani

Vincenzo Torriani

Come si sa quest’ultima è un’attività assai difficile e complessa, che non si limita a disegnare il percorso del Giro, ma ha notevoli riflessi e applicazioni sul piano economico (soprattutto per la ricerca degli sponsor e la gestione della pubblicità) e su quello della comunicazione nelle sue diverse forme. Da questo specifico punto di vista si leggono con molto profitto le pagine riservate a Il Giro nel cinema e nella radio, nonché quelle contenute nel capitolo Attrattive e creatività del Giro, dove appunto si intrecciano fatti sportivi e più prosaiche, ma non meno utili ragioni, economiche; ed anche si offrono aperture sul valore simbolico e sull’aspetto ‘mitico’ della corsa nazionale, che utilizza ogni mezzo (dalle figurine alle biglie di plastica, dalle canzoni al cinema, dalla fotografia alla carovana ‘pubblicitaria’) per accrescere questa dimensione speciale.

Non stupisce dunque che nella seconda e più corposa sezione del volume domini la figura di Torriani, abile organizzatore,  come tale in grado di vincere sfide ritenute impossibili, ma anche a suo modo un intellettuale capace di intuizioni che hanno precorso i tempi (si pensi al progetto di un Giro d’Europa). L’abilità di Franzinelli sta appunto nel tentativo (quasi sempre riuscito con successo) di legare questi diversi piani ed aspetti del Giro (in primis quello sportivo, ovviamente, e poi quello organizzativo), inserendo il tutto in un quadro storico-politico più generale, da cui la corsa trae di volta in volta  linfa vitale. Per altro il volume è corredato da oltre 200 fotografie – in parte inedite –  che dialogano proficuamente con il testo, fornendo sia un commento visivo sia ulteriori spunti di lettura. Conclude il volume un amplissima bibliografia, comprendente ben 545 voci, e che nelle intenzioni dell’autore dovrebbe finalmente costituire un primo, per l’appunto corposissimo, nucleo in vista di una bibliografia generale del ciclismo. Insomma, Franzinelli ci propone un libro senz’altro importante, che d’ora in poi non potrà non essere citato e consultato anche dagli specialisti in vista di future indagini. Proprio per questo non si può giustificare l’assenza di un Indice dei nomi, strumento indispensabile per la ricerca; esso avrebbe reso più facile la consultazione ed il controllo dei molti dati che il libro contiene, ma che rischiano così di rimanere quasi nascosti nelle sue fitte pagine.

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