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Fin da bambino, da quando ho iniziato a dare le prime pedalate e a stare a ruota dei “grandi”, ho sempre sentito ripetere che il titanio è un materiale difficile da lavorare, anche se poi dà sensazioni ineguagliabili oltre alla bellezza stessa di un materiale che infonde un’idea di forza e robustezza. Così una delle prime curiosità da soddisfare nel vedere produrre le biciclette è stato proprio capire perché questo materiale ha questo tipo di fama, e l’ho fatto guardando il buon Maurizio – perché in una piccola produzione artigianale tutti sanno fare tutto, ma ognuno mantiene qualche sua specializzazione – mentre costruisce un telaio nuovo, e poi durante la riparazione di uno con una crepa.

Già perché anche il titanio, anche se spesso viene definito “eterno”, si può rompere, come tutte le cose. E per saldarlo occorre che non ci sia in assoluto alcuna impurità, per questo il saldatore si deve chiudere nella “campana”, una stanza protetta utilizzata appositamente per lavorare il titanio. La saldatrice ovviamente ha anch’essa il filo in titanio, ed essenziale è l’utilizzo del Gas Argon al momento della saldatura, un gas inerte che serve per togliere al 100 per cento qualsiasi impurità rimanente e che mantiene la temperatura del titanio bassa.

Già tutto questo basterebbe a far capire come produrre un telaio in titanio sia piuttosto laborioso e complicato, ma bisogna anche aggiungere che per controllare che il telaio sia perfettamente in linea va scaldato uniformemente, cioè con lo stesso calore sparso su tutta la parte del tubo interessata ed anche sulle tubazioni vicine.

Il livello dei telai in titanio in definitiva è molto più alto rispetto ai primi che si vedevano circolare negli anni ’80, anche se purtroppo la sua richiesta – forse a causa del peso un pochino superiore al carbonio – è sempre rimasta relegata ad una nicchia di amanti di questo fantastico materiale.

bititan grezzo (1)

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