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di Guido P. Rubino (foto GR)

Il ciclista con lo zainetto è il ciclista pendolare. Invece di trovarlo in fila alla stazione Cadorna, aspettando di passare i tornelli per l’ultima, snervante, vidimazione del biglietto, lui prende la bici scappa.
Scappa al lavoro, scappa a casa. Scappa anche dalla moglie? Chissà. Intanto si allena durante la settimana e magari può lasciarsi sabato o domenica liberi che i chilometri sono già abbastanza.

Il ciclista con lo zainetto a volte lascia giacca e cravatta in ufficio, li indossa al volo, come una divisa e lo trovi dietro allo sportello oppure al telefono. Ma intanto sogna il percorso del pomeriggio. Perché se lavora vicino casa è anche più facile. Pochi chilometri ed è in ufficio, con uno sberleffo al traffico e alla coda al benzinaio. Se esce presto si fa pure qualche chilometro. L’ora legale può essere complice e non aspettatemi per cena.

Oppure, il ciclista con lo zainetto, è li a girare ripetitivo come un pesce nella boccia, sul circuito illuminato. Uno, due, cento giri e chilometri anche lì. In una gara che nella sua testa può diventare entusiasmante, oppure un punto interrogativo nel fumetto di chi lo vede passare. E scusate se era giallo. Ma non scatta mai…
Ha la bici pulita e se c’è fango l’ha preso stamattina che era umido. Ha la bici da corsa che ci potrebbero fare il Giro. Si allena sognando le Alpi ma intanto spiana colline e Prealpi.
Il ciclista con lo zainetto è un metodico. Maglia pulita da cambiare ogni giorno, che non puoi rimetter la roba che puzza. Tutto pronto e tutto in ordine, come le pratiche sulla scrivania. Ma a quelle ci penso domani che ora è finita, si va a pedalare.
Voi no, andate a far la coda.

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