di Guido P. Rubino

All’Eroica, Franco Gattarelli è uno di quelli che lavorano nell’ombra. Anzi, spesso proprio al buio. In questi giorni abbiamo fatto su e giù per il percorso permanente dell’Eroica e stavolta lui ha anche pedalato.

«Sì, perché ormai all’Eroica c’è talmente tanto da fare che di farla in bici, per me, non se ne parla proprio».

Franco ha pedalato le prime Eroiche. Quando si partiva di notte e non si arrivava a cento partecipanti. «Poi, come è diventata importante non c’è stato più il tempo. Però le ho frecciate tutte io, sin dalla prima, e non è un lavoro da poco».

Se chiedete in giro all’Eroica di Franco Gattarelli potreste non trovarlo. Ma se chiedete del “Gatto”, lo conoscono tutti.
«Anche il ‘mi figliolo, mi chiama così. Se non rispondo quando mi chiama “babbo”, mi apostrofa “Gatto!” ed è certo che lo sento».

Una famiglia dedicata all’eroica, quella di Franco. La moglie Cecilia la trovate lungo il percorso ai risotri, il figlio arriva la mattina presto e porta l’orologio dell’Eroica, quello che scandisce le partenze e che, nel resto dell’anno, tiene in casa.
Il Gatto aspetta che partano tutti, si mette dietro, e poi gira i cartelli per il percorso lungo. «All’inizio mettevamo i cartelli doppi, ma poi erano in troppi a sbagliarsi, e allora al ritorno conviene che non abbiano dubbi».
Dell’Eroica conosce ogni salita e tutte le buche.
«Se fai la 135 ti tocca Brolio al contrario, al ritorno, che è davvero faticoso, meglio dall’altro lato». E via a raccontare di quella volta che… quante Eroiche avrà al suo attivo il Gatto? Semplice: tutte. Ormai è un’istituzione. Senza di lui sarebbe un problema. E lui è lì, ad aiutare gli organizzatori e pronto a dare un consiglio ai meno esperti. E se capita, dà una mano anche a cambiare un tubolare.

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