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di Alberto Sarrantonio (foto AS)

Quando pedali nella pancia del gruppo della “Amstel Gold Sportive”, la gran fondo che si svolge il sabato sulle strade che la domenica diventano il palcoscenico dei professionisti, ti può capitare di tutto. Annaspare sugli strappi secchi che ti spezzano le gambe e che da queste parti sono come il prezzemolo; stupirsi di pedalare sulle corsie ciclabili (una per senso di marcia per l’esattezza) che dalle nostre parti sono merce rara; sfilare la gente a bordo strada che seduta su sedie da campeggio ti incita in una lingua a te incomprensibile mentre ingolla sorsate di birra noncurante dell’invidia che tale atto può generare.

Ti può anche capitare di trovarti a pedalare al fianco di FIlip, il “Comandante” Filip, come lui stesso ci tiene a precisare. Fisico asciutto, da poco passati i cinquanta, sguardo vispo. Con lui ci intendiamo subito.

Anche perché conosce l’Italia grazie alle basi militari della NATO nelle quali è stato di stanza nelle diverse operazioni cui ha preso parte. Sigonella, Aviano, Grosseto, Decimomannu, Gioia del Colle e molte altre. Filip è stato un pilota militare di F16, i cacciabombardieri utilizzati dalle forze aeree di tanti paesi come ad esempio il suo, il Belgio.

Ci tiene a precisare che non hai mai ucciso nessuno e che ha sparato missili e sganciato bombe solo durante le esercitazioni presso il campo di tiro di Solenzara in Corsica. Anche perché durante gli ultimi anni della sua carriera Filip – scusate – il “Comandante” Filip, era diventato istruttore di giovani piloti e quindi la sua presenza era richiesta in patria per portare avanti i programmi di addestramento dell’aeronautica militare belga. Ci racconta anche di come diventare pilota sia analogo alla fatica che si prova in bicicletta. Su quasi 700 cadetti del suo corso, solo in 25 furono ammessi alla scuola di volo e di questi solo 10 ottennero il brevetto. Tale e quale alla selezione che gli strappi secchi che ti spezzano le gambe, che da queste parti abbondano, sanno fare.

Poi un giorno arriva il momento di andare in pensione. A soli 45 anni, per raggiunti limiti di età, viene messo a terra. Un tipo come lui, abituato all’azione, non poteva rimanere con le mani in mano. E così, facendo leva sulla sua grande passione per la bicicletta, si reinventa come organizzatore di vacanze cicloturistiche in Italia, dalle parti di Rimini, sulle strade della Nove Colli, tanto per intenderci. Nel suo nuovo lavoro, Filip – scusate ancora – il “Comandante” Filip ha anche la responsabilità di reperire sponsorizzazioni tecniche. Ed è così che un paio di anni fa, Jochim Aerts, il fondatore della Ridley, azienda belga produttrice di biciclette di alta gamma, lo chiama per affidargli la responsabilità di gestire gli eventi promozionali dell’azienda per facilitare la promozione del brand sui mercati internazionali. Filip – sempre lui – il “Comandante Filip” accetta ma con riserva. La condizione è che gli venga data massima libertà d’azione. Del resto come si può pensare di tarpare le ali a chi è abituato a volare da una vita? La richiesta è presto accettata.

Volava sui jet militari ad ottomila piedi di altezza e non ha mai ucciso nessuno. Ma stategli lontano sullo Schweiberg. Perché potrebbe farvi male. Molto male. Soprattutto se la vostra gamba non è piena come la sua. Parola di una “vittima” – ciclisticamente parlando si intende – di Filip. Scusate, del “Comandante” Filip.

 

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