Elena Valentini in gara al Fiandre femminile, in una foto scattata da Davide Ronconi (dalla pagina Facebook di Elena)

Elena Valentini in gara al Fiandre femminile, in una foto scattata da Davide Ronconi (dalla pagina Facebook di Elena)

A cura di Ilenia Lazzaro

Il Giro delle Fiandre ormai è passato, tra l’impresa di Fabian Cancellara e la “bischerata” di Peter Sagan. Della bellissima volata di Marianne Vos nella gara femminile si è già parlato (Marianne che il giorno dopo Oudenaarde ha vinto nettamente anche in mtb), così come di una grande Elisa Longo Borghini, che dopo la vittoria in Coppa a Cittiglio ha sfiorato il podio con un ottimo 4°posto. Ma cosa succede in mezzo al gruppo? E, soprattutto, come vive una ventenne, la sua prima esperienza al Fiandre?

 

Ce lo racconta la ciclocrossista Elena Valentini (Top Girls Fassa Bortolo) 94° al traguardo.

Marianne Vos vince a Oudenaarde, foto FlandersClassics

Marianne Vos vince a Oudenaarde, foto FlandersClassics

Di gare in Belgio ne avevo già affrontate sia quest’anno che al mio primo anno da Élite, ricordo benissimo infatti la Freccia Vallone, un altra gara che ti segna dentro.
Il Giro delle Fiandre mi mancava e il desiderio di poterlo correre era davvero forte, dai racconti dei colleghi maschi e della gente doveva essere qualcosa di meraviglioso, ma fino che un esperienza non la si prova sulla propria pelle è difficile poter capire davvero cosa si prova. Così il 31 marzo come un regalo di compleanno in ritardo il mio sogno è diventato realtà e non rimaneva che dare il massimo in una gara monumento. La partenza era prevista per le 10.30, ma due ore prima della partenza ci siamo recati al ritrovo e fin da subito avevo capito che non sarebbe stata una gara qualunque. Appena il tempo di aprire il portellone del nostro furgone che una massa non indifferente di tifosi ed appassionati ci ha assalito per avere cartoline e libretti della squadra, in un batter d’occhio avevamo finito tutto …
E loro continuavano a chiedercene, per noi cose da non credere. La gente presente era davvero tantissima ed un altra cosa che mi è rimasta impressa è stata la presentazione sul palco dove ci attendeva un immenso applauso da parte dei tifosi.

Ma veniamo alla gara: 10 muri da affrontare alcuni anche in pavé e 2 settori di pavé in pianura lunghi sui 2 km; una cosa era certa la fatica sarebbe stata tanta. In queste gare devi essere sempre sull’attenti tra stradine strette, spartitraffico, curve, vento: insomma quello che contava era correre davanti per rischiare di meno. Il primo muro subito in pavé ci attendeva dopo 36km di gara e fino a li è stata una volata continua per restare nelle prime posizioni e ci sono riuscita : ho preso il muro nelle prime venti evitando cadute ed intoppi vari.. Subito pendenza tosta resa ancor più dura dal pavé, che se non si prova è difficile da capire cosa vuol dire pedalarci sopra. Nonostante non abbia molta potenza e li ne serve davvero tanta, ho tenuto duro. Passato il muro,c’era poco dopo il settore in pavé in pianura poi altri muri in asfalto e l’ altro settore in pianura quello che mi ha un po’ messo in difficoltà, fino a lì ero riuscita a rimanere con le big, le gambe bruciavano, esplodevano ma ho cercato di non perdere il ritmo.Da buona crossista mi son buttata anche sulla terra battuta cercando i punti più scorrevoli per salvarmi, per quanto mi era possibile. Rimasta in gruppetto, gli ultimi km gli ho davvero sofferti molto a causa dei crampi ma quando son passata sul vecchio Kwaremont e sul Paterberg dove a bordo strada una marea di gente mi incitava,sentivo le urla degli italiani, della gente che mi conosceva.. Veramente da pelle d oca, ero sfinita ma è stato come riprendere vita e dal lì fino al traguardo una sola cosa c’era nella mia mente: quelle urla amiche, e con tutta la forza che mi era rimasta, ho tagliato il traguardo stanca morta con i crampi fino alle orecchie ma felice per aver portato a termine il mio primo Fiandre.

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