Foto dal profilo Facebook di Doriano De Rosa

Foto dal profilo Facebook di Doriano De Rosa

Di Lorenzo Franzetti

(Doriano De Rosa è tra i telaisti che partecipano, a Milano, a Ottotubi)

doriano2Le mani sono callose: ed è il primo indizio che conforta. L’atteggiamento è di studio: è uno che osserva, ascolta, valuta con attenzione. Fare telai: o è routine, oppure è arte. Doriano De Rosa li costruisce col cuore e con le mani: dunque, per lui è un’arte.

«La mia vita in officina è cominciata a quattordici anni. Era il 1975. Mio padre Ugo mi consegnò una lima e mi disse: “comincia da lì”. E per il resto guardavo lui, ascoltavo, imparavo».

Ugo De Rosa, uno degli ultimi padri della bicicletta fatta a mano. Suo figlio, Doriano, è colui che ha ereditato quella passione: che, a certi livelli non può che diventare un’arte. E l’arte non la si può solo tramandare: poi, ognuno ci mette del suo. La personale sfida di Doriano è rivolta al titanio: «La gavetta l’ho fatta con l’acciaio. Tanti anni a preparare le congiunzioni a mano. Ad acquisire tutti i segreti. Sono stato un privilegiato poiché nell’officina di mio padre capitavano parecchi corridori professionisti: e, in quegli anni, il corridore era molto più attento ed esigente di quelli di adesso. C’era una grande attenzione alle misure e la precisione, allora, era davvero millimetrica, secondo esigenze personalizzate. Dopo quindici anni a fare soltanto telai in acciaio, ho voluto misurarmi con il titanio».

La sfida si è tradotta in giornate, mesi, anni di lavoro. Ore ed ore a studiare il prodotto, a costruirlo, a sbagliare: «Tanti sacrifici, anche a discapito di altro. Per esempio della famiglia. Ma sono stati sacrifici fatti con passione, per il quali ne è valsa la pena. Il titanio è stata una sfida personale, poiché l’esperienza me la sono costruita tutta da solo. Facendo tesoro degli errori, cercando di migliorare sempre e comunque. Poi, riuscendo ad appropriarmi della tecnologia, sono riuscito ad arrivare a un ottimo risultato. Il titanio, in fondo, è un materiale come altri: però richiede procedure particolari, molto delicate. Altrimenti si commettono errori: e se sbagli, si perdono soldi, perché è un materiale costoso».

doriano3Carbonio, acciaio, titanio, alluminio… I grandi brand della bicicletta sono “carboniodipendenti”. Hanno imposto un gusto, un metodo di lavoro, una strategia di marketing. Eppure, la bicicletta continua ad alimentare la fantasia di chi la vorrebbe costruire con più anima… «C’è un ritorno, secondo me. Anche se la questione è delicata. Una volta i migliori telaisti erano contesi dai campioni: oggi non è più così, vengono apprezzate altre caratteristiche delle bici. Il carbonio ha imposto una tecnologia e un metodo di lavoro differenti. Oggi, non è più riconosciuta la capacità di fare telai, quasi tutto si concentra nella fase di progettazione».

Il telaio in carbonio, tanto amato dal mercato, non sembra la soluzione perfetta: «Dipende da cosa si cerca. Per costruire telai in carbonio non serve una grandissima tecnica, ma ci vogliono procedure ripetitive. Chi progetta il telaio è importante, chi lo produce, in genere, fa telai, ma potrebbe anche produrre racchette da tennis o altro. Ci sono qualità che il carbonio indubbiamente possiede: su alcune caratteristiche performanti, non c’è partita con l’acciaio. Tuttavia, se andiamo a valutare altri parametri, ci sono qualità che, invece, la fibra di carbonio non avrà mai: e il confronto si riapre. Se penso alla durata nel tempo di un telaio, il titanio e l’acciaio sono vincenti. Allo stesso modo se guardo al comfort e all’estetica. Il carbonio è un materiale valido, che spopola nel mercato, ma qualche problemino lo crea: e giustificare certi costi non è sempre facile».

derosa4La bici fatta a mano torna e ritornerà, dunque: «Certo. L’acciaio e il titanio stanno riscuotendo un certo successo perché molte persone, alcune delusi dal carbonio, non si accontentano più di una gamma predefinita: vogliono qualcosa di personale e personalizzato. La bici in carbonio rimarrà leader, ma i prezzi dovranno diminuire. L’acciaio e il titanio, invece, ritorneranno perché c’è voglia di bici più personalizzate».

Quando una bicicletta, o un telaio, diventa un’opera d’arte? «L’arte è qualcosa che va oltre. Per produrre telai che siano opere d’arte, bisogna saper coniugare alla perfezione la tecnica di produzione e l’estro nelle scelte estetiche. Io tendo, per vocazione, a concentrarmi di più sugli aspetti tecnici, che sono fondamentali, e magari mi preoccupo meno di altro. Anche la scelta del colore, per esempio, può fare la differenza».

Mani callose, occhio attento, mente sempre al lavoro: Doriano De Rosa lavora ogni giorno alle sue opere. D’arte? Il giudizio è sempre soggettivo, ma le sue bici e la sua storia, come quella di papà Ugo e della sua famiglia, resta e resteranno nel tempo.

 

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