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_IGP0540Ci sono le montagne ancora innevate, poco più su: siamo a Erzurum, Anatolia orientale, a respirare il vento freddo che scende dall’Armenia. Cari lettori, torniamo a scrivervi: dopo quaranta giorni di Turchia. Ci eravamo aggiornati alle porte di Istanbul: da allora abbiamo riposto il pc e ci siamo immersi pedalando in questo Paese. Quaranta giorni impegnativi, continui saliscendi, seguendo la tratta Nord del Paese, quella apperentemente più ostica anche dal lato umano: «Vedrete che al Nord, sarà tosta» ci avevano avvertito giù a Istanbul. Ma, invece, è stata una bella cavalcata che ci ha regalato grandi spunti, soprattutto umani. L’accoglienza dei turchi non ha deluso, gli incontri sono sempre stati splendidi: e l’abbraccio con la gente si è quasi sempre tradotto in ospitalità e tazze di çay, il loro tè nero: che è un tantino forte, rinvigorente. Ottimo per riprendersi dalle fatiche in bici, a volte quasi dopanti, se pensiamo alle quattro o cinque tazze che ci siamo bevuti per alcuni giorni, sempre in compagnia…

Il limite nord della Turchia è forse meno attraente e turistico, ma si va poi a sfiorare la Georgia e la bella città di Batumi: durante questo nostro percorso abbiamo anche incontrato cicloturisti. Ci siamo imbattuti in viaggiatori come noi: due ragazzi austriaci, due francesi e un viaggiatore alpinista, in bici, ma con gli sci sul portapacchi. Non male, se pensiamo che in tutta la Turchia avremmo incontrato sì è no, sette biciclette. Però anche in quei momenti, soste condivise, qualche ora: insomma, non ti senti solo, ti senti parte di una comunità che pedala, che è più viva che mai nel mondo.

_IGP0443Stiamo per archiviare il “capitolo” Turchia, decisamente più temprati rispetto alla partenza: più allenati e, giorno dopo giorno, siamo diventati anche un po’ più animali. Nel senso che, per forza di cose, ci si deve adattare: le magliette sudate non sono più un problema e bisogna abituarsi a non fare la doccia tutti i giorni. Non sempre si può. Però, accampandoci con la nostra tenda, arrivi proprio a essere nel mezzo dell a natura, dentro a posti molto belli.

Pedalando, abbiamo avuto anche una piccola avventura, in questi giorni:  vivere il buio totale. Sconvolgente. Ci è capitato nel percorrere un tunnel di cinque o sei chilometri, ancora in costruzione, non illuminato. Dentro all’oscurità più totale, con il fanalino della bici che sembra un cerino: mai provata prima, questa esperienza… Ed è stata decisamente strana: quasi sconvolgente, perché ci sentivamo davvero disorientati, come se ci mancasse l’equilibrio in bici, quasi.

La nostra dieta, ancora un po’ di pasta c’è, nel bagaglio, ma in Turchia si è andati a kebab: fatti in mille modi, dai piccanti ai più strani. Kebab e çay, il nostro carburante. Senza problemi per fortuna, come dicevamo, siamo più temprati rispetto ai primi giorni. Poi siamo arrivati qui a Erzorum, in montagna, dove la gente forse è più chiusa, ma ugualmente gentile: e ci siamo fermati un po’, in un alberghetto.  Per riprendere fiato e ripensare a cosa abbiamo fatto e cosa faremo.

_IGP0429A casa le nostre fidanzate continuano a ricevere le nostre lettere: siamo tornati alla corrispondenza, alle lettere. Un metodo antico, ma che ci sta dando sensazioni particolari, per comunicare con le nostre amate ragazze, in Italia. Ora stiamo per lasciare la Turchia, un paese in forte crescita: ancora un po’ arretrato, ma con tanta modernità, sempre più evidente. Nelle città e non solo.

Ora ci aspetta l’Iran: avevamo faticato ad avere il visto, ma poi ci siamo riusciti. Inizia uno dei tratti che più ci aveva suscitato tensione, alla vigilia della nostra impresa: ora non vediamo l’ora di conoscerlo, questo Iran, di attraversarlo, viverlo. E, magari da Teheran, riscrivervi qualcosa di questa tappa importantissima.

 

Marco e Giovanni stanno realizzando il loro MaGio biketour, un giro del mondo in bicicletta in 5 anni. La partenza è avvenuta da Ravenna qualche mese fa. E faranno da corrispondenti per cycle! in questa loro meravigliosa avventura.

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