Foto concessione da www.movistarteam.com

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Di Lorenzo Franzetti

Giovannino Visconti, 60 chili di corridore, è rimbalzato un giorno intero sulle pietre del pavé. «Prima volta nella mia carriera, mi sono ritrovato a fare una gara che non avevo mai pensato adatta a me».

foto, concessione da www.movistarteam.com

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Sessanta chili di siciliano, trapiantato in Toscana, che non sopporta il freddo, ma che il destino del corridore lo ha portato al Nord, dentro le classiche fiamminghe, quelle che fanno venire i brividi solo a pensarci: «Ma domenica, alla Roubaix, il clima era accettabile. Meglio del previsto». Almeno il clima.

Una giornata a mangiar polvere, tanta fatica, grinta e voglia di lottare che aumentava chilometro dopo chilometro: una foratura e, porca miseria, un ruzzolone. «Cose che capitano e, credo, alla Roubaix sono molto comuni. Come è successo a tanti, mi sono ritrovato per terra, ma in un baleno era già di nuovo in sella». La foratura: cambio al volo, spinta del meccanico e via. La caduta: una frazione di secondo per capire se fosse tutto intero, in sella, spinta del meccanico, ripartenza. Cambi fuori registro, a causa della caduta: ammiraglia a fianco, meccanico fuori dal finestrino, bici sistemata, spinta. E rientro in gruppo, in scia delle ammiraglie. Un dei gruppi, poiché nel frattempo Cancellara e i vip del pavé avevano scatenato l’inferno.

Giovanni Visconti, grinta e leggerezza, con le mani aggrappate al manubrio, a denti stretti fino al traguardo: novantesimo, a circa un quarto d’ora da Cancellara. «Ma ero felice, la mia prima Roubaix! Finita bene, comunque, non stremato e anche divertito».  Dentro al velodromo la sua soddisfazione, ma… «Poi mi hanno detto che ero squalificato. Dopo l’arrivo, quando già stavo andando a cambiarmi, il mio direttore sportivo mi ha fatto capire che, insomma, i giudici avevano deciso di mettermi fuori gara…».

Motivi gravi? Motivazioni ufficiali: spinte dall’ammiraglia. «Niente fuori dalla norma, in realtà. Non so perché i giudici se la sono presa solo con me. Cado, mi rialzo, provo a rientrare. Certo, qualche spinta il meccanico me l’ha data, ma esattamente come succede anche agli altri corridori. Io ho pedalato con le mie gambe, ho finito la corsa pieno di lividi, e con un certo orgoglio e che mi dicono? Squalificato. Insomma non ne ho saputo nulla fino al traguardo».

Contestare per un novantesimo posto? Visconti per principio avrebbe anche voluto, ma poi si è rassegnato: «Mi resta il ricordo di una bellissima esperienza. Mai avrei pensato che la Roubaix mi facesse appassionare così. E nelle gambe e sul corpo, la Parigi-Roubaix ce l’avevo tutta, senza un metro di meno».

upload-files-2013-galerias-030_rou-rou_009 (Jaime)_702x449croptrueUn feeling sbocciato, quasi controvoglia: «Non dovevo nemmeno correrla, la Roubaix. Poi, per una decisione della squadra sono rimasto in Belgio anche dopo il Fiandre: a me non entusiasmava l’idea. E c’erano pure i compagni di squadra che, bonariamente, mi sfottevano dicendo: “Ma dove vuoi andare con quel fisico? Non arriverai nemmeno al primo tratto di pavé”. E, invece, i tratti in pavé li ho fatti tutti, al traguardo ci sono arrivato. Ripeto: con le mie gambe».

Esperienza da ripetere? «Mi è venuta voglia, davvero. Certo, non sarò mai a livello degli specialisti: i giganti come Cancellara sono di un altro livello e, tecnicamente, sono troppo diversi da me. Eppure, metro dopo metro, pavé dopo pavé, mi è piaciuta sempre di più questa corsa. Credo che ero il più leggero del gruppo».

Tu chiamale, se vuoi, emozioni (ma senza che giudici tolgano la poesia)… «Sì, e pensare che la Roubaix l’avevo vista sempre e solo in televisione e mi ero sempre detto: “Non la correrò mai”. E, invece, io che inseguivo la convinzione giusta per arrivare alle Ardenne, dove si correranno le classiche adatte a me, ho trovato sul pavé, emozioni che non pensavo. Ho avuto proprio la sensazione di aver scritto anche io un piccolo pezzo di storia». Se non della Roubaix, visto che Visconti non compare nell’ordine d’arrivo, almeno un piccolo pezzo di storia personale. «Resta una corsa che la finisci solo se ti piace, a me è piaciuta. Ora Ardenne». Ritorno in Toscana, per altri giorni di allenamento, tra un’ammaccatura e qualche dolore muscolare, e di nuovo in volo verso il Nord… «E speriamo che il freddo sia finito».

http://www.youtube.com/watch?v=sfdDJfljwug

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