Foto concessione British cycling

Foto concessione British cycling

Di Lorenzo Franzetti

il giovanechrisTutto cominciò da Et, l’extraterrestre. Dall’illusione di poter prendere il volo verso la luna, con una bicicletta. Poi Chris Hoy, da bimbo scozzese diventò gigante e arrivò molto in alto, con la sua bici. Fin quasi alle stelle, ma mai come Et: «Fu proprio quel film, Et l’extreterrestre a farmi venire voglia di andare in bicicletta. La mia famiglia non era mai stata appassionata di ciclismo. In Scozia, questo sport non era tra i più popolari: calcio e rugby erano un’altra storia».

Edimburgo, il punto di partenza di un lungo viaggio, per il piccolo Chris: che ha girato il mondo, ha trionfato in cento velodromi, ha raccolto applausi e onori. Anche dalla regina. Lui, scozzese, si è fatto amare dagli inglesi più di ogni altro. «E questo percorso cominciò quando ero bambino da una bmx: era il mio sogno. L’avevo vista in vetrina in un negozio di Edimburgo. Era un Raleigh Super burner: costava 99 sterline, quella bici. I miei genitori mi dissero: “se la vuoi, devi aiutarci a comprartela”. E con mille piccoli lavoretti, a Edimburgo, riuscii a guadagnarmi qualche sterlina in più, per contribuire alla spesa».

Chris Hoy, il baronetto, il gigante della pista: «Quando ero un ragazzino non seguivo la pista, in televisione guardavo soprattutto il Tour de France. Mi piaceva Indurain, seguivo Chiappucci e Bugno».

Divenne un pistard fin da subito, Chris, quando nel 1992 entrò in un velodromo per la prima volta: «Era il Meadowbank velodrome e prima di allora pensavo di poter fare soprattutto mountainbike. Quel velodromo ha significato profondo per me». Una pista in legno, all’aperto, di 250 metri:  che, grazie anche a Chris ancora resiste, ma che è a rischio distruzione. Ci sono altri progetti immobiliari, al posto del velodromo: qualcuno spinge per raderlo al suolo, Chris sta cercando di salvare questa struttura. Velodromi da radere al suolo… una storia che anche in Italia, anche a Milano, si sta vivendo. «Il  Maedowbank velodromo è la casa del ciclismo scozzese». Da noi, il Vigorelli potrebbe rappresentare la casa del ciclismo europeo, ma…

chris1Chirs Hoy ha detto stop: dopo una carriera pazzesca, trionfi olimpici e iridati. Il ciclista scozzese più popolare di sempre chiude la carriera. Nei velodromi di tutto il mondo, non si vedranno più le sue cosce enormi spingere sui pedali e mettere a rischio i telai in carbonio. Cosce da 2.000 watt, che lui stesso definisce «ridicole, sono ridicole e ne son consapevole».

Scozzese e orgoglioso, tanto da aver fatto nascere un’associazione: il Braveheart cycling fund. Raccoglie fondi e supporta il ciclismo in Scozia. Personalmente, offre anche borse di studio a giovani atleti. Ha ricevuto tanto dal ciclismo, Chris, ma vuole restituire un po’ di quel bagaglio prezioso. Per chi seguirà le sue orme. Sei medaglie d’oro alle Olimpiadi, lo sportivo britannico che ha vinto di più. Nel ciclismo, uno sport che in Scozia puoi fare soltanto se hai un buon feeling con la pioggia: sul legno umido del Meadowbank velodrome, con il vento che arriva dal mare, e ti fa sognare di prendere il volo con la tua bicicletta. Come faceva ET, l’extraterrestre.

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